Noi siamo diversi dai centristi ma con Monti si può dialogare

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Maria Zegarelli, pubblicata sull’Unità lunedì 24 dicembre

Un anno a fare da mediatore tra il Nazareno e Palazzo Chigi, contatti intensificati negli ultimi giorni, Enrico Letta non aveva smesso di sperare che Mario Monti continuasse a mantenere quel ruolo di terzietà in nome del quale era stato chiamato a guidare il Paese soprattutto in vista della prossima legislatura. E invece Monti è «salito» in politica, per usare un suo termine. «È una scelta che ha fatto chiarezza e adesso il quadro è definito per una campagna elettorale che si svolgerà di corsa. Almeno sappiamo quale sarà lo schema di gioco in vista delle elezioni».
Le sembra definito?
Per ora c’è solo un’agenda.
«È vero che non è definito in tutti gli aspetti, ma è evidente che le elezioni avverranno con quattro opzioni in campo: il polo che gravita attorno a Berlusconi; quello attorno a Monti; Grillo e Bersani che ha vinto le primarie».
Un tecnico chiamato a guidare un governo super partes, senatore a vita che si candida non viola in qualche modo un galateo politico?
«Sicuramente è una vicenda molto complessa, inedita. È un senatore a vita, carica con la quale si rappresenta un’intera nazione: sono sicuro che ne terrà conto. È da apprezzare il fatto che abbia .comunicato la sua decisione il giorno dopo le dimissioni, ma è evidente che viviamo una situazione inedita per la quale ognuno è chiamato a fare la sua parte. Ora più che mai è utile riferirsi alla saggezza del Capo dello Stato, ai suoi indirizzi, i suoi paletti sapendo che in questi due mesi di campagna elettorale ci sarà bisogno della sua guida in una situazione così particolare».
Come può essere “terzo” un candidato alla premiership? Le sembra plausibile che Monti possa rompere lo schema conservatori versus progressisti?
«Oggettivamente è una vicenda complicata da gestire con grande attenzione. C’è una sovrapposizione di piani tra la parzialità di una opzione politica e il ruolo di senatore a vita e presidente di un governo tecnico. Per questo credo sia necessaria la saggezza di Napolitano, delle sue indicazioni, per le quali lo stesso Monti lo ha ringraziato proprio durante la sua conferenza stampa. Saranno fondamentali in questi mesi di campagna elettorale così particolare».
Monti ha sottolineato le vostre contraddizioni interne sui temi economici. Ha fatto riferimento anche ai montiani democratici che potrebbero uscire dal partito. Ichino ha già battuto un colpo. Come vaIuta le parole del premier?
«Direi che la chiarezza non deve essere chiesta a noi ma negli altri campi. Noi abbiamo fatto le primarie, il progetto del nostro candidato premier per due mesi è stato vivisezionato in ogni aspetto ed è stato legittimato da tre milioni e 100mila italiani che hanno chiarito che la questione non è tra Ichino e Fassina. Il progetto che ha vinto è quello di Bersani, mi sembra una discussione superata, senza nulla togliere alle diverse posizioni che all’interno di un partito possono esserci. La nostra linea è una: il progetto di Bersani. Adesso stiamo facendo le primarie per i parlamentari, è quello il luogo per partecipare e difendere le proprie idee, mi rammarico che Ichino non abbia voluto concorrere».
Cgil e Vendola: per Monti sono un freno al cambiamento. Non rischia di essere una sorta di “delegittimazione” della vostra alleanza e di creare di tensione con la Cgil?
«L’alleanza con Sel è stata legittimata dalle primarie. Dipenderà dai contenuti, da come ognuno si comporterà, dal voto degli italiani, ma Bersani ha interpretato il dopo-primarie in modo corretto: sono gli altri a dover far riferimento a lui, è lui che dà le carte e sì assume le responsabilità. Quanto al Pd e alla storia devo dire che non mi è piaciuta la frase di Monti che nel programma di Lucia Annunziata ha detto che Pd e Cgil hanno fermato le Br. Ricordiamoci sempre che il Pd è nato cinque anni fa e fare confusione non aiuta».
Se l’aspettava questa decisione?
«È chiaro da settimane che Monti non sarebbe rimasto fuori dalla scena politica, mi sembra di aver capito che la pressione di alcuni governi europei e non solo, sia stata molto importante. La sua scelta può avere alla fine un effetto positivo per il Paese e il Pd, perché in una chiave alternativa a Berlusconi, come lui l’ha motivata, può drenare voti al centrodestra e creare le condizioni affinché non ci sia un centro asfittico, come lo definivano i sondaggi. Se dalle urne fosse uscito un Pd vincitore con Berlusconi e Grillo come unici interlocutori non sarebbe stato un bene per il Paese di fronte ad una stagione di grandi riforme, con una complessa situazione economica da gestire, come sarà quella che abbiamo davanti. È un fatto positivo partendo dal fatto che saremo noi del Pd a vincere le elezioni e Bersani premier».
Se in un confronto Bersani- Berlusconi le differenze sarebbe state nette, con Monti, il cui governo avete appoggiato, come la mettete?
«Anche con Monti ci sono differenze e distinzioni che gli italiani sapranno cogliere con chiarezza. Il nostro è un grande progetto popolare basato su alleanze sociali, su una grande mobilitazione di popolo, sul ceto medio, sul lavoro dipendente, sulla fatica sociale che il Paese sta vivendo. Per forza di cose è diverso dall’opzione offerta da Monti, Montezemolo, Fini e Casini, convergente con alcune nostre posizioni ma distinta».
È vero che c’è irritazione nel Pd per l’annuncio di Monti?
«Non c’è alcuna irritazione, ma grande serenità e tranquillità. C’è attesa per capire come si tradurrà concretamente l’annuncio di Monti. Bersani ha sempre parlato di disponibilità ad un’alleanza progressisti-moderati e le parole di Monti, tutte antiberlusconiane, stanno comunque in quell’orizzonte. Noi dobbiamo aprire un dialogo con questo nuovo centro perché questa volta non basterebbe sopravvivere con il voto dei senatori a vita. Ci diamo appuntamento, come ha detto Monti, in Parlamento».
Non teme che alla fine il confronto si polarizzi tra Monti e Berlusconi?
«Sta a noi evitarlo giocando all’attacco e mai in difesa. Monti ha parlato delle donne, noi abbiamo creato liste che garantiranno minimo il 33% di elette. Sfidiamo gli altri a fare altrettanto».

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