Nuova social card, politica recuperi senso priorità

“Gradualità e ruolo enti locali sono i tratti migliori della proposta Acli”. Critiche al governo per la riduzione dei fondi sociali: “Serve un cambiamento di rotta rispetto al decennio appena passato”. I pregi della proposta presentata dalle Acli sono molti, ad iniziare “dalla sua gradualità e dal fatto che rimette in circolo il ruolo degli enti locali”. Lo dice Enrico durante il convegno “La povertà oltre la crisi” organizzato dalle Acli. Enrico mette però in evidenza come negli ultimi tre anni il totale dei fondi a carattere sociale sono passati da 2 miliardi e mezzo a mezzo miliardo di euro, con una riduzione enorme di risorse: “Non c’è stata nessuna voce del bilancio pubblico – dice Enrico – che abbia subito una decurtazione come quella legata alle politiche a vario titolo contro la povertà: non si può far pagare la crisi alle misure contro la povertà, non si può fare delle politiche della povertà una grande cassaforte rispetto ai tagli che sono stati necessari”. Enrico esprime un giudizio positivo sulla proposta Acli ma ricorda che il sistema della social card non può prescindere da un impegno di risorse sui fondi sociali. Serve dunque alla politica la “ricostruzione del senso delle priorità” e un cambiamento di rotta rispetto “ad un decennio che è andato perduto sulle politiche sociali”, e che anzi ha portato un “incancrenimento della situazione”. Alla politica, dice Enrico, “serve un risveglio” per recuperare le carenze anche dal punto di vista della difficoltà delle famiglie e della denatalità. E non risparmia una frecciata a Sacconi: “Non vorrei che la riflessione sulla big society si risolvesse in una faciloneria mediatica: per il welfare occorrono risorse, e di fronte a due miliardi di euro in meno in tre anni non basta una big society, ci vuole una society enorme per recuperare quello che hai tagliato”.

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