Serve un nuovo governo con cinque obiettivi

Il Paese ha bisogno di un governo forte guidato da una personalità autorevole indicata dal Capo dello Stato che sia in grado di gestire il “costo” politico derivante dal raggiungimento di 5 obiettivi prioritari:
1) Il rilancio di un nuovo europeismo proattivo e credibile: l’Italia deve ritrovare la forza di essere tra i Paesi guida del processo di integrazione comunitaria, vera e propria avanguardia europeista.

2) Cambiamento dell’attuale legge elettorale: non possiamo permetterci di andare al voto per la terza volta con questa abominia. Il porcellum è causa e al contempo riflesso della crisi della legittimazione della politica.

3) Riforma del fisco a favore di chi lavora e di chi produce.

4) Aggiustamento del bilancio dello Stato, riduzione del debito pubblico e definizione di un razionale sistema di spending review.

5) Progetto per la crescita: il Paese può e deve ripartire da un nuovo modello di sviluppo che, come ha giustamente sottolineato MArio Draghi, metta i giovani al centro, motore e anima della ricostruzione dell’Italia.

Questo il cuore dell’intervento di Enrico Letta all’assemblea di Modem.

“Il presidente Napolitano è il nostro riferimento e a lui si legano parole come unità, coesione e orgoglio della Nazione. Il PD si deve fare interprete di queste parole fuori da sé ma anche dentro e l’unità e la coesione sono elementi per affrontare tempi così difficili che rischiano di mettere a dura prova l’esistenza del Pd”. Enrico Letta invita all’unità interna davanti “ai mutamenti epocali” che la crisi economica ha messo in moto. Per Letta la fine del berlusconismo è paragonabile alla caduta del Muro di Berlino e quindi, se il Partito Democratico non porterà un messaggio di cambiamento, “succederà come allora che il Muro si portò dietro entrambe le parti politiche”. Il PD, sostiene, “non vincerà di risulta ma vincerà solo convincendo”.

Caduto Silvio Berlusconi, il Partito Democratico non potrà cedere alla tentazione di cercare un nuovo “uomo nero”, magari la Banca centrale europea. “Si deve e si può discutere sui contenuti e le misure indicati nella lettera della Bce”, spiega, “però attenzione perché qui c’è una questione che riguarda il dna del nostro partito. Abbiamo vissuto per 15 anni con il bene e il male dell’uomo nero. C’era l’uomo nero che ne ha fatte e ne fa di tutti i colori, ed è molto semplice poter dire che è tutta colpa sua e cavarsela con qualche frase generica”. Ora, aggiunge, “l’uomo nero speriamo che lasci il campo. Poi attenzione a non cercare nuovi uomini neri, nei ‘cattivi’ banchieri centrali, nell’Europa dei tecnocrati, in modo da non dover essere noi a dire come si fa a uscire dalle situazioni di crisi. Il PD deve essere una forza politica che non cerca l’uomo nero, che non ha bisogno di indicare un nemico o un alibi”.

In conclusione, rivolge una battuta anche al segretario Pdl, Angelino Alfano: “Avevo affetto, stima e considerazione per Alfano. Ora – dice – rimane l’affetto ma le parole di ieri mi fanno perdere stima e considerazione. Il suo mandato non può essere quello di salvare Berlusconi: è il segretario di maggioranza relativa in Parlamento, ha una responsabilità istituzionale”.

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