PD progetto popolare. Vicini al disagio del Paese

Dal commento all’ultimo discorso del Presidente Napolitano all’esito delle primarie dei parlamentari, ‘viatico per la vittoria’. La prima intervista del 2013 ad Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica.

«Ci riconosciamo parola per parola nel discorso di Giorgio Napolitano», dice Enrico Letta. Nei punti cardinali elencati: l’Europa, il lavoro, l’istruzione, il rigore dei conti e la lotta a evasione, corruzione e criminalità. Nella richiesta alla politica di essere empatica con la sofferenza della gente: «È il compito di un partito popolare, il contrario del populismo».
Nella necessità di una campagna elettorale senza colpi bassi, che il vicesegretario PD sottoscrive, anche se avverte: «Alle bugie di Berlusconi risponderemo colpo su colpo. È su di lui che bisognerebbe aprire una commissione d’inchiesta».

Il Capo dello Stato è sembrato tracciare una rotta. La condivide?

«Completamente. Napolitano ha dipinto un quadro di valori che sono quelli con cui l’Italia può uscire dalla crisi. E lo ha fatto con una tensione etica molto forte, per via del fatto che era il suo ultimo messaggio. Un quadro che noi vogliamo fare nostro e provare ad attuare nella prossima legislatura».

A partire da cosa?

«La cornice è l’Europa, dove l’Italia deve ritrovare il suo ruolo di leadership nell’ottica di una maggiora unità. Poi ci sono i punti cardinali: il lavoro, in particolare per i giovani e nelle aree più in crisi, poi scuola, cultura, lotta a corruzione e criminalità».

Ha anche chiesto un confronto civile in campagna elettorale.

«E noi daremo seguito a questa sua richiesta, ma non possiamo che rispondere colpo su colpo alle vergognose insinuazioni di questi giorni. Berlusconi chiede una commissione d’inchiesta sull’avvento di Monti e su Napolitano stesso. Trovo quelle accuse vergognose. Quello che dovrebbe essere sotto inchiesta per aver portato l’Italia al disastro è proprio lui, ed è paradossale che cerchi di rovesciare la realtà».

Cosa pensa di quel che Napolitano ha detto su Monti?

«Ha ricordato il suo ruolo di senatore avita. Mi è sembrato un messaggio molto chiaro nei confronti della nuova formazione di centro, un invito a tener conto del fatto che Monti ha uno status particolare. Uno status che è stato la conciliazione della nascita del governo tecnico».

L’invito a un confronto civile è anche un invito a non precludersi collaborazioni future?

«È il messaggio di chi dice che con questa legge elettorale è possibile che qualcuno vinca avendo meno del 40 per cento. Bisogna immaginare una collaborazione futura almeno sui temi istituzionali, costituzionali ed europei che sia più larga. Bersani ha sempre detto che puntiamo a vincere per essere autosufficienti, ma che è necessario coinvolgere – da posizione di forza – le formazioni politiche europeiste che saranno in Parlamento».

Il presidente ha chiesto alle forze politiche uno sforzo di empatia con la sofferenza del Paese. Sembra un programma di sinistra, quasi in contrapposizione al governo tecnico.

«Di fronte al tema del populismo, ha rilanciato la politica di partiti che sanno controllare i propri costi ed entrare in contatto con la fatica sociale del Paese. Questa è la cifra dell’Italia di oggi, in cui la politica e la prossima campagna elettorale devono immergersi. E non si può farlo con freddezza, non si può parlar d’altro».

Il PD è pronto?

«Sono molto contento dell’esito delle primarie perché sono state promosse tante donne e tanti giovani, c’è stata la partecipazione di un milione di persone, era esattamente quello di cui avevamo bisogno. Il PD gioca all’attacco e dimostra che pur non essendo riuscito ad abbattere il porcellum in Parlamento, lo ha abbattuto nel Paese: un ottimo viatico per la vittoria».

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