PD unito per mandare a casa Berlusconi. Il resto è solo inutile narcisismo

Intervista rilasciata da Enrico a Simone Collini, pubblicata su «L’Unità» di lunedì 13 dicembre.

Parla del Pd come della «spina dorsale del Paese» di contro a «bolle mediatiche prive poi di forza concreta», di un Berlusconi arrivato al capolinea – «se non ora, cadrà a gennaio perché non basta il voto di due parlamentari strappati all’Idv per governare» – e della necessità di dar vita a un «governo super-Ciampi» non solo per «far uscire l’Italia dalla palude» ma anche per giocare un ruolo da protagonisti in un’Europa «oggi a rischio». Enrico Letta parla il giorno dopo San Giovanni e alla vigilia del voto di fiducia. E se c’è chi sostiene che il Pd subirà dei contraccolpi interni in caso di esito negativo, il vicesegretario di questo partito si dice fiducioso sulla tenuta di «un gruppo dirigente che sa mettere in ordine le priorità»: «Soltanto dei narcisisti inutili e velleitari, in questo momento, potrebbero scambiare l’ordine delle priorità».

Che sarebbe, onorevole Letta?

«Il primo punto è mandare a casa Berlusconi. Il secondo è mandare a casa Berlusconi. Il terzo è mandare a casa Berlusconi. Lui lucra da sedici anni sui distinguo, sulle operazioni per il giorno dopo dei suoi avversari politici. Ora tutti dobbiamo concentrarci sull’obiettivo di mandare via da Palazzo Chigi un uomo che non ha più un progetto politico da portare avanti e che, come ha giustamente detto Fini, è abbarbicato alla poltrona per evitare i processi».

E nel caso non ci riusciste con la mozione di sfiducia? Dice che non ci sarà qualcuno dei vostri che accuserà i vertici di aver sbagliato a fare affidamento sulle mosse dei finiani?

«No perché se non è domani – perché l’Idv ha perso due parlamentari o perché è stato allettato qualcun altro – questo governo cade a breve. Non si può governare con qualche voto raccattato qua e là e noi dobbiamo concentrarci sull’obiettivo».

Fioroni però ironizza sul “nuovo messia” Fini.

«Noi abbiamo scommesso sull’uscire dal nostro isolamento e raccordare la nostra azione contro Berlusconi con quella di Fini e Casini, in questa fase. Penso che abbiamo fatto la scelta giusta e che rimanga una scelta di prospettiva, perché ci sta avvicinando al risultato che da 16 anni speriamo di raggiungere».

Casini ha commentato la vostra manifestazione parlando di una “bella piazza” ma aggiungendo che “il problema non è solo liberarsi di Berlusconi”.

«Questo è però il primo punto. E poi sabato non è stata soltanto una bella piazza. Abbiamo dimostrato che il Pd è la spina dorsale del Paese, perché nel momento in cui si misurano le forze in campo è bene distinguere tra le suggestioni mediatiche prive poi di forza concreta e chi invece può contare su radicamento e gente vera attorno. E abbiamo dimostrato che nonostante la profonda nausea per le nefandezze berlusconiane, il nostro popolo non solo vuole bene all’Italia, ma non è rancoroso come quello che si raccoglie intorno al premier. Sabato è stata la giornata del sorriso».

Dice che il gruppo dirigente del Pd si merita l’entusiasmo e i sorrisi di militanti e simpatizzanti?

«Il Pd è determinato e unito attorno a una guida giusta, quella di Bersani. E la presenza sul palco degli ultimi tre segretari è stato un messaggio che spazza via ogni altro ragionamento».

Ragionamenti fatti su più giornali, anche dopo questa manifestazione…

«Purtroppo ci sono giornali prevenuti nei nostri confronti che devono sempre raccontare qualcosa di negativo».

Ma c’è o no il problema di ex popolari che si sentono poco rappresentati da questo Pd?

«Il problema non riguarda ex popolari o ex diessini. Noi siamo impegnati in un’operazione molto difficile che tutti insieme cerchiamo di portare a compimento. Sapendo, ripeto, qual è l’ordine delle priorità».

Anche Fini parla della necessità di dar vita a un altro governo, però ne auspica uno sempre di centrodestra, magari guidato da Tremonti. Lei che dice?

«Che una crisi nata nel perimetro del centrodestra non si risolve con un altro governo di centrodestra..

E come allora?

«Con un super-Ciampi, che come Ciampi nel ’93 tirò fuori l’Italia dal pantano, faccia lo stesso oggi potendo contare su una maggioranza di responsabilità nazionale». Chi dovrebbe fame parte? «Le forze di buonsenso in Parlamento, compresa una parte del Pdl».

Ottimista…

«Tutti dovrebbero pensare che abbiamo bisogno di un super-Ciampi non solo per difendere l’Italia dalla speculazione internazionale, ma anche perché l’Europa oggi è a rischio. Il tetto che ci protegge sta scricchiolando, perché i tedeschi hanno un atteggiamento diverso dal passato. Abbiamo bisogno di un super-Ciampi perché l’Italia a livello di Consiglio europeo, dopo la fase folcloristica di Berlusconi, giochi un ruolo per convincere la Merkel a rafforzare il tetto».

Dice che è un tema che fa presa sugli italiani?

«Deve, perché se quel tetto franasse tutti gli sforzi nazionali che possiamo fare per tenerci in piedi verrebbero meno, visto che noi esistiamo e reggiamo grazie all’Europa».

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