Per abbattere il Porcellum accettiamo pure le preferenze


Intervista rilasciata da Enrico Letta a Maria Zegarelli, pubblicata sull’Unità, venerdì 24 agosto

«Il prossimo governo sarà un governo politico, guidato da Pier Luigi Bersani». A dirlo è Enrico Letta, numero due del Nazareno, che si mostra ottimista anche sulla legge elettorale. «L’accordo, malgrado le frenate del Pdl, non è lontano».

Letta, è davvero così ottimista?
Ci sono le condizioni per chiudere già la prossima settimana e non dobbiamo temere le polemiche, che ci saranno in ogni caso, perché ognuno ha in testa un suo modello elettorale ideale. Noi del Pd ne abbiamo uno nostro, ma siamo minoranza in Parlamento, quindi è necessario trovare una mediazione. Anche se questo vuol dire aprire sulle preferenze.

Bersani non aveva detto che sulle preferenze non si tratta?
Non possiamo permetterci di tornare al voto con le liste bloccate, perché significherebbe delegittimare anche il prossimo Parlamento e quello sarebbe il male maggiore. Dobbiamo restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari. Chi in questo momento fa distinguo in realtà vuole tenersi questa legge.

Introdurre le preferenze elimina anche l’ultimo ostacolo al voto anticipato, ossia ridisegnare i collegi. È questo l’obiettivo?
La domanda è: vogliamo votare con il Porcellum? Se la risposta è no, allora chiudiamo l’accordo.

E poi cosa cambia tra andare a votare il 28 novembre o il 15 marzo?
Credo poco o niente. Se ci saranno le elezioni anticipate sarà per iniziativa del presidente del Consiglio o del presidente della Repubblica.

Bindi ritiene che l’ipotesi di legge elettorale a cui state lavorando sia sbagliata, perché toglierebbe agli italiani il diritto di sapere prima con chi si allea il partito per cui votano.
Io difendo questa bozza di accordo perché non esclude affatto le alleanze. Noi già adesso stiamo dicendo a quale progetto lavoriamo: un governo di centrosinistra e un accordo tra progressisti e moderati, da Vendola a Casini.

Letta, lei viene indicato tra coloro che stanno lavorando a un dopo-Monti con Monti. Un Monti bis.
Io sto lavorando con il mio partito per un governo politico guidato da Bersani, ìn continuità con l’agenda Monti e in una condizione nella quale spero che Mario Monti possa giocare ruoli fondamentali dopo aver lasciato la carica di primo ministro. Ma il potere di scioglimene è prerogativa del Capo dello Stato. E comunque un ruolo fondamentale lo giocheranno le valutazioni di Monti.

Pensa al Quirinale?
Mi sembra assolutamente prematuro. Quello che so per certo è che dovrà esserci un governo a guida Bersani e che il Paese avrà sicuramente bisogno di Mario Monti.

I quarantenni del suo partito dicono che chi, come lei, è stato due volte ministro, nel 2013 dovrà stare fuori dal governo. Cosa risponde?
Questi sono i ragionamenti con i quali possiamo anche perdere le prossime elezioni, pur essendo i favoriti per vincerle.

Quindi anche lei nega il cosiddetto patto di sindacato nel Pd?
Ripeto, se iniziamo a parlare dei posti da spartirsi è la fine. Preferisco tenermi a distanza da questi discorsi perché non c’è alcun patto spartitorio, nessuno ha intenzione di mettere il cappello sulle poltrone. Il Paese sta attraversando una fase drammatica e il Pd si gioca tutto con le prossime elezioni. lo sono tra quelli che ha sempre spinto per il rinnovamento e continuerò a farlo, ovviamente non sto parlando del rinnovamento tra i cooptati. Per questo voglio una legge elettorale che dia la possibilità ai cittadini di scegliersi il proprio parlamentare attraverso una competizione vera.

Domani (oggi per chi legge, ndr) ci sarà un Consiglio dei ministri dedicato alla crescita. Quali sono le priorità?
Intanto vediamo quali saranno le proposte del governo, tuttavia mi sembra importante che il tema delle infrastrutture venga messo al centro dell’azione dei prossimi mesi, perché il nostro Paese ha un ritardo preoccupante. Le grandi opere pubbliche sono state uno dei grandi fallimenti del governo Berlusconi, si è fermato tutto e il danno è stato evidente. Noi del Pd abbiamo presentato molte proposte sul tema dei porti, degli aeroporti e del Mezzogiorno. Ma accanto al tema delle infrastrutture l’altra grande questione che va affrontata subito è il lavoro: questo Paese deve dare la certezza del lavoro ai suoi giovani, è la priorità assoluta, come la defiscalizzazione del costo del lavoro e aiuti concreti per le piccole e medie imprese che non possono essere lasciate a combattere questa crisi a mani nude. Per il Pd il lavoro e l’Europa saranno al centro della campagna elettorale.

Queste elezioni saranno un referendum sull’euro?
L’Europa sarà la terza grande bandiera della nostra campagna elettorale e su questo l’accordo progressisti-moderati sarà più facile. La strada è quella indicata da Monti e rilanciata da Prodi e Quadrio Curzio, gli Stati Uniti d’Europa. E su questo punto Berlusconi, Di Pietro, Grillo e Bossi sono interlocutori con i quali è impossibile ragionare, perché hanno posizioni opposte.

Letta, chi ha ragione in questa dura polemica tra magistratura e Quirinale?
Il Pd ritiene che non solo Napolitano abbia agito nel pieno rispetto della Costituzione, ma che sia in atto un tentativo di delegittimarlo che va respinto, come ha detto Scalfari domenica. E sul rapporto con la Consulta tra Zagrebelsky e Onida la linea espressa dal secondo proprio su l’Unità appare molto più convincente.

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