L’agenda Monti non si discute

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Monica Guerzoni, pubblicata sul Corriere della Sera, martedì 7 agosto

«Dopo Monti nulla sarà più come prima». Per Enrico Letta la crisi dell’Italia è tale che i partiti non possono perdersi nel «dibattito agostano» e devono accelerare la firma del patto tra progressisti e moderati, che abbia come programma l’«agenda» di Mario Monti rafforzata da una visione di speranza. Il vicesegretario del Pd difende il premier dalle accuse che piovono dalla Germania e taglia definitivamente i ponti con Di Pietro dopo il «furibondo attacco» a Napolitano.

Cosa dobbiamo aspettarci dopo il governo Monti?

«Dobbiamo costruire un’alleanza di governo larga, da Vendola a Casini e trovare una exit strategy dalla situazione di catastrofe imminente che abbiamo di fronte. Basta con i purismi, qui c’è da salvare l’Italia».

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, dice che Casini non può entrare nella coalizione di centrosinistra perché incompatibile con Sel e con la Carta d’intenti del Pd.

«A chi fa i distinguo sui singoli temi faccio presente che siamo vicini alla fine del mondo, per come lo abbiamo conosciuto. Il nostro Paese si può salvare solo con le forze politiche che hanno voglia di farlo e mi sembra che Vendola e Casini condividano questo obiettivo».

Vendola non vuole Casini nell’alleanza…

«Il tema è che l’Italia deve andare avanti in una logica europeista e solo con noi può farlo. Vendola e Casini faranno le loro scelte, ma la nostra proposta è chiara e ognuno si assumerà le sue responsabilità di fronte al Paese. C’è bisogno di forze politiche che accettino l’agenda Monti».

Vendola e Pisapia pensano a un governo «di svolta» rispetto a Monti, che faccia scelte diverse di politica economica e sociale.

«Le rispondo con un episodio. È venuto a trovarci al Pd il capo di un fondo pensione americano, in Italia per comprarci una parte del nostro debito. E si è detto preoccupato per un sondaggio in cui Grillo, che non vuole ripagare il debito, è al 20 per cento e Berlusconi, che chiede di uscire dall’euro, al 19».

Intende dire che Pd, Sel e Terzo polo devono unirsi senza andare troppo per il sottile?

«Faremo i passi uno dopo l’altro, ma di fronte a una crisi così forte dobbiamo andare avanti con l’agenda Monti, mettendoci in più la speranza che solo la politica può dare ai cittadini. Se non indichiamo la luce in fondo al tunnel, non ce la faremo, Il vero tema è il concetto di speranza, una riforma fiscale che ridistribuisca il peso delle tasse e un grande piano per dimezzare, in cinque anni, il tasso di disoccupazione dei giovani».

La crisi non vi costringerà alla grande coalizione dopo il voto?

«Questo scenario non è più possibile perché dopo otto mesi con Alfano, interlocutore credibile e affidabile, è tornato sulla scena Berlusconi e ha riportato il caos. La legge elettorale doveva essere già chiusa, invece si è incasinato tutto. Vorrei che agosto non terminasse senza un primo voto del Senato a favore del nuovo testo».

L’accordo politico ancora non c’è.

«Una nuova legge elettorale è fondamentale per ridare ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari e per illegittima- re la politica. Dal modello di voto dipenderanno le modalità con cui organizzare i rapporti tra i nostri due interlocutori, Terzo Polo e Sei».

È sicuro che indietro non si torna?

«Il patto tra progressisti e moderati, che tenga insieme Vendola e Casini, non è il sogno di una notte di mezza estate. Il congresso del Pd è stato costruito su questo obiettivo… Per tre anni siamo stati sbugiardati dagli aedi di altre soluzioni, da chi pensava che Vendola potesse essere il capo di un nuovo centrosinistra e da chi riteneva impossibile un’intesa con il Terzo polo. Ora cominciamo a vedere i limitati di questo lavoro».

Vendola vorrebbe ripescare l’Idv. Ci sono margini?

«Vendola stesso si è reso conto che Di Pietro ha preso definitivamente un’altra strada ed è irrimediabilmente incompatibile con il centrosinistra. L’ultimo furibondo attacco a Napolitano rende definitivo questo divorzio. La questione è chiusa. Punto».

Bersani ha bocciato la lista dei sindaci, ma non sarà solo tattica?

«E un dibattito agostano. I sindaci sono fondamentali, ma è col Pd che si vincono le elezioni e noi per primi dobbiamo esserne convinti. A partire da Pisapia, i sindaci dovranno giocare un ruolo molto importante».

Intanto Monti è sotto l’attacco tedesco. Lei lo difende?

«Critico il Pdl e chi attacca il premier. Per la prima volta un primo ministro molto autorevole in Europa decide di sfidare il tabù dell’opinione pubblica tedesca ed è assurdo che dall’Italia parta il fuoco amico».

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