Più figli e più lavoro per le madri

Intervista rilasciata da Enrico a Paolo Viana pubblicata su «Avvenire» giovedì 18 novembre

Da dove si deve partire per aiutare la famiglia italiana?

«Bisogna permettere ai genitori di fare figli e alle madri di lavorare – risponde Enrico Letta, vicesegretario del Pd, nel comitato promotore dell’Intergruppo per la sussidiarietà – . sono i due grandi punti deboli del paese, quelli che ci tagliano fuori dalle classifiche internazionali. Ormai non si ragiona più in termini di tassi troppo bassi, ma di tasso zero per natalità e occupazione femminile».

Di chi è la colpa?

«Abbiamo ereditato un welfare progettato assieme ai sindacati e molto spostato sulla figura dell’uomo in quanto lavoratore. Questo modello di Stato sociale ha retto finché l’istituzione familiare si manteneva solida, finché, tanto per capirci, era lei a sussidiare lo Stato e non viceversa, finché si faceva carico degli anziani, o dei disabili, gestendo al proprio interno gran parte dei problemi sociali per i quali oggi si invoca l’intervento pubblico».

In tempi di famiglia debole quell’impostazione va rovesciata?

«Si tratta di un rovesciamento obbligato. Lo Stato che deve dare, togliere i pesi e incentivare la natalità, aiutare le famiglie numerose. Guardiamo alla Francia e ai Paesi scandinavi: se esistono i servizi, lavoro femminile e natalità non sono in contrasto, anzi più lavoro si crea per le donne più figli nascono. Dobbiamo renderci conto – e i lavori per l’Intergruppo per la sussidiarietà sono importanti proprio per questo – che ci troviamo di fronte a una sfida epocale per l’Italia e che è improrogabile una riforma del fisco che tenga conto della nuova realtà sociale del Paese».

La legislatura corrente ha abbastanza fiato per raccogliere una sfida così complessa?

«Proprio per questo sto sostenendo in queste ore il progetto di un governo di responsabilità nazionale che potrebbe compiere le riforme necessarie, spostare i pesi fiscali e aiutare le famiglie numerose. L’ultima proposta del Forum delle famiglie è condivisibile: il fisco prende come riferimento il numero dei figli e si preoccupa di non disincentivare il lavoro femminile, aiutando i nuclei familiari che hanno davvero bisogno di essere aiutati».

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