Prima di tutto la verita su Cucchi

Lettera di Enrico al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pubblicata su «L’Unità» di venerdì 8 gennaio.

Signor presidente del Consiglio,
all’inizio di un 2010 che – secondo gli auspici anzitutto del capo dello Stato – potrebbe essere l’anno del dialogo sui grandi temi che riguardano il futuro dell’Italia, mi rivolgo a lei per sottoporle una questione sì specifica, ma che investe l’interesse generale del Paese, perché tocca il cuore della democrazia italiana e riporta in primo piano la capacità delle istituzioni di garantire certezza del diritto e rispetto dei diritti. Senza eccezioni.
Mi riferisco alla morte di Stefano Cucchi, vicenda sulla quale lei finora ha lasciato che lavorassero i suoi ministri. Ritengo che un nuovo anno non possa cominciare senza elementi di chiarezza sul caso. Al di là dell’accertamento delle cause del decesso, per il quale confidiamo nell’operato della magistratura, sono convinto che tutti noi abbiamo una sola, altissima, responsabilità. Quella di spingere affinché si possa scoprire come è stato possibile, in una democrazia avanzata, che un giovane di trent’anni sia entrato, vivo, in una prigione e sia uscito, morto, da un ospedale. Senza spiegazioni. Nel silenzio ostinato e arrogante di funzionari pubblici. Nell’omertà di chi sa e non parla. Nell’indifferenza della politica che, consumatosi il clamore delle prime ore, pare sorda agli appelli della famiglia, la quale nel rispetto delle istituzioni e con grande compostezza e rigore chiede solo verità e giustizia.
La giustizia per un ragazzo che, qualunque reato avesse commesso, non doveva morire così. Invece quella vita è stata spezzata. Ed è sconcertante che non si sia in grado ancora di ricostruire la catena delle responsabilità. Quale fiducia nelle istituzioni possiamo instillare nei cittadini? Che tipo di società vogliamo costruire se non siamo nelle condizioni di assicurare a tutti i più elementari diritti civili?
Le rinnovo l’invito a iniziare questo anno impegnandosi in prima persona a sostenere l’accertamento della verità sulla vicenda dolorosa di una famiglia normale. Le chiedo di ripartire da qui: dalla verità e dalla responsabilità. Tutto il resto verrà dopo.

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