Primarie libere senza paura, patti di sindacato, spartizioni di potere

Elettori in fila ai gazebo delle primarie PD

Caro direttore, se – come teme Michele Ainis – nel Pd, anziché pensare alla crisi di famiglie e imprese, ci si concentrasse sulla spartizione delle poltrone, gli italiani farebbero bene a voltarci le spalle.

Per fortuna, a fugare ogni dubbio è giunta la scelta di Bersani di indire le prime primarie nazionali realmente contendibili e incerte. E’ la nostra reazione all’antipolitica. E arriva proprio quando la credibilità dei partiti tocca il suo punto più basso. La politica non è più solo debole. E’ collassata, anzitutto sotto il peso delle proprie inadempienze. Altrove i Parlamenti – penso al Bundestag e all`incidenza delle sue decisioni sui destini di Germania ed Europa – scandiscono la vita di popoli e istituzioni. In Italia, a dispetto degli appelli di Napolitano, il Parlamento non trova il coraggio di abolire la peggiore legge elettorale d`Europa. Una legge che è tra le cause della delegittimazione dei partiti e che abbiamo l`obbligo di cambiare subito.

Intanto Grillo imperversa. Colma un vuoto, raccoglie lo scontento e lo fomenta, dà patenti morali di democraticità dal pulpito di un partito gestito da padrone. Un simile disprezzo per la politica non ha corrispettivi nella storia repubblicana, né in alcun altro Paese occidentale. Ora dobbiamo intenderci su cosa fare. Possiamo aspettare che la tempesta passi, aggrappati a una scialuppa di salvataggio, quale che sia. Lo sta facendo parte della politica: di destra, centro, sinistra. In particolare nel centrosinistra chi, sondaggi alla mano, dà per scontato il successo, brindando alla fine del berlusconismo e alla difficoltà di reiterare l`esperienza di Monti, commette un errore madornale. Anticamera di una sconfitta probabile.

La verità è che il potere – specie quando, come oggi, esercitarlo è un dovere da far tremare le vene ai polsi – non lo si raccatta perché qualcuno lo perde per strada. Lo si conquista con un progetto. E’ la via più faticosa: quella di chi mette in gioco sé stesso, a rischio di perdere tutto. E la strada che Bersani ha preso promuovendo le primarie del centrosinistra. Una scelta non obbligata dallo Statuto che dischiude formidabili occasioni di rigenerazione.

La prima è l`opportunità per la politica di riprendersi il ruolo che le spetta, raccogliendo il testimone da Monti e lavorando alla costruzione di futuro per il Paese. La seconda è per Bersani stesso. Le primarie daranno forza e legittimazione, con una rinnovata simbiosi con gli italiani. La terza è per Renzi. Fin qui – come diceva Battista – ha dato prova di abilità comunicative e di leadership indubbie. Ora può dimostrare che, oltre al furore della pars destruens, esiste una pars construens che è patrimonio, a mio parere, di tutto il Pd.

Così il centrosinistra rivitalizzerà la politica: con un confronto libero. Senza reti, patti di sindacato, spartizione di potere. Scegliendo il rischio, Bersani mi ha rafforzato nella scelta di sostenerlo, con un progetto riformista che dia seguito allo straordinario sforzo fatto da Napolitano e Monti per salvare l`Italia.

Bersani ha mostrato, con l`appoggio leale al governo e con le alleanze che ha costruito, di saper unire. Non curandosi di chi lo vorrebbe nostalgico paladino di un ritorno indietro di 20 anni. E nemmeno di chi nel Pd rifiuta la competizione. Sì, dunque, a primarie vissute come un confronto serio e rispettoso. Senza paura né demonizzazioni. Restituire ai cittadini il proprio destino è la scelta più felice e lungimirante che si potesse fare.

Lettera di Enrico Letta al Corriere Della Sera, pubblicata l’8 settembre 2012

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