Quanto ci costi, Brancher

Articolo di Enrico, pubblicato su «Europa» di venerdì 2 luglio.

Ma non sarebbe meglio se Brancher, semplicemente, si dimettesse? Possibile che non si rendano conto che la linearità è alla lunga sempre la scelta migliore? Che hanno fatto un errore da matita rossa? Se non lo correggono finisce peggio, molto peggio.

L’impressione infatti, a partire dalla vicenda del consiglio dei ministri “storico” che avrebbe “dato il via” al federalismo mercoledì scorso è che i costi delle non-dimissioni di Brancher stiano montando.

E nessuno è in grado di prevedere dove finiscano. Infatti le regioni tutte, del nord e del sud, di centrodestra e di centrosinistra stanno mettendo l’esecutivo in mora. Mentre le imprese e i lavoratori stanno cominciando a fare i conti con lo smantellamento del ministero dello sviluppo economico, mentre l’Italia di Berlusconi e Tremonti tocca record mai raggiunti di pressione fiscale, il governo si disinteressa di tutto ciò e rimette in cima all’agenda delle sue priorità il ddl sulle intercettazioni, il lodo Alfano costituzionale e la difesa a testuggine di Aldo Brancher. C’è una logica in tutto questo? No, almeno per qualunque italiano che vive la vita normale.

E d’altronde i sondaggi cominciano a registrare questi segnali.

Il colmo è dato dal destino del povero federalismo. Prima usato per far nascere un ministero il cui unico scopo era far scappare il neotitolare dal processo in cui è coinvolto. Poi utilizzato al rovescio per coprire maldestramente col popolo leghista in subbuglio la truffa istituzionale appena compiuta in nome dello stesso federalismo. Cosa ha prodotto «lo storico consiglio dei ministri che ha dato il via al federalismo»? Una relazione metodologica che rinvia per l’ennesima volta le cifre. L’unica cifra certa è quella che nella commissione per l’attuazione del federalismo è stata fornita in risposta alle richieste del Pd: non c’è più un euro nel fondo unico regionale con la sua dotazione di 4.8 miliardi di euro con cui si sarebbe dovuto pagare il federalismo. E tutta questa fretta pasticciata giusto per suturare la ferita del ministro del federalismo, nominato apposta per fare questa riforma ma che nel giorno «storico» viene tenuto nascosto per vergogna.

Ma sono tanti i prezzi di questa vicenda. Il primo è che il milione di euro in più di costo del neoministero fa crollare la credibilità di qualunque altro taglio presente nella manovra. E l’ultimo in ordine di tempo riguarda proprio il federalismo. Quello vero, quello solidale e partecipato. Quello al quale noi teniamo. Quello che il governo sta affossando per difendere Aldo Brancher.

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