Quattro mosse a costo zero

Intervista rilasciata da Enrico al Sole 24 Ore, pubblicata sabato 16 aprile

“La prospettiva di ulteriore calo della spesa pubblica per investimenti nei prossimi anni è deprimente. Capisco che la politica del governo è concentrata sulla riduzione del deficit ma questo non basta più, così non si esce dalla crisi”. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, boccia come una “nuova doccia fredda sull’economia” le previsioni sulla spesa in conto capitale in calo dal 3,1% del Pil di quest’anno al 2,6 del 2014: “Io chiedo al governo, quando sarà esaurita la cassa integrazione come si salveranno i posti di lavoro a rischio?”

La risposta data fin qui che gli ammortizzatori saranno garantiti rispettando i vincoli di finanza pubblica.

Mi permetto di insistere, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica è fondamentale ma non basta. Sono d’accordo con quanto scritto ieri da Roberto Perotti nell’editoriale: concentrarsi solo sull’obiettivo dell’avanzo primario quando l’economia non cresce è insufficiente.

Cosa servirebbe di più?

Un decalogo di misure pro crescita a costo zero con un forte effetto moltiplicatore. Nel Defe nel Pnr non li ho trovati.

Arriveranno con i decreti di maggio?

Non credo proprio. La cosiddetta frustata all’economia si consumerà in un consiglio dei ministri di pochi minuti seguito da una conferenza stampa con tante schede. Punto.

Lei che cosa propone?

Indico quattro interventi a costo zero o quasi. Il primo sui porti: diamogli autonomia finanziaria lasciando l’1% dell’Iva prodotta nel sedime portuale e semplifichiamo il quadro regolatorio. Un progetto di cui abbiamo discusso in Arel proprio in questi giorni: l’effetto leva di uno a dieci sull’economia portuale. Il secondo riguarda invece gli aeroporti: i contratti di programma sono fermi. Ne sono stati siglati tre su 47 e questo stallo blocca gli investimenti privati. Terzo punto, le convenzioni autostradali, anche lì un blocco inspiegabile, che ostacola necessari investimenti infrastrutturali.

Il quarto punto?

Riguarda le reti per l’energia. Perchè non procedere allo scorporo di Snam Rete Gas da Eni così  come si è fatto con Terna da Enel? Ne ho già parlato ma rilancio ancora una volta la proposta. I margini sul gas nel mercato italiano sono sempre più ristretti, potrebbe essere il momento giusto per una fusione tra Snam Rete Gas e Terna per creare un grande player delle reti. Un campione nazionale per fare una politica economica di attacco, forse il più grande del settore a livello europeo.

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