Regionali non siano referendum su Berlusconi

«È una vicenda complicata ma l’hanno creata tutta i dirigenti del Pdl. Adesso si ponga fine alla questione dei ricorsi che non interessano gli italiani, che la sera, a casa, parlano invece di scuola e di lavoro, dei temi dello stato sociale del welfare». Lo ha dichiarato Enrico nel corso di un’intervista concessa a Corradino Mineo per Rai Notizie 24. «Questa la nostra proposta – ha spiegato – : noi smettiamo di adire le vie legali, e facciano lo stesso anche loro. Facciamo invece tre settimane di campagna elettorale sui temi che interessano agli italiani, facendoli riappacificare le gente con la politica. Non come il Berlusconi di ieri che attacca in questo modo e ci riporta alla logica di un referendum sulla sua persona. Invito il presidente del Consiglio in primis – ha continuato riprendendo il tema delle liste bloccate – a leggersi la prima pagina de “Il Giornale” di proprietà di suo fratello e che svela tutte le vicende interne al Pdl che hanno portato al quel pasticcio. Berlusconi – osserva Enrico – sta tentando di alzare il tono di questa vicenda per far sì che non si parli di cose concrete. Ricordiamo che è il momento in cui scade la cassa integrazione per tanti italiani, che in queste settimane stanno decidendo a quale scuola mandare i propri figli mentre sono sempre meno le risorse per gli istituti scolastici». Alla domanda di Mineo se l’opposizione fosse al corrente del decreto interpretativo “salva liste” prima della sua adozione, il vicesegretario del Pd ha risposto: «Berlusconi afferma che sapevamo del decreto. Un decreto legittimo ma politicamente sbagliato, e le sentenze successive ci hanno dato ragione, della cui esistenza il presidente del Consiglio ha informato l’opposizione pochi minuti prima. E l’opposizione – ha sottolineato Enrico – non ha fatto alcuno strepito: noi non siamo d’accordo e contestiamo il fatto che un giocatore indossi la casacca dell’arbitro mentre la partita è in corso. Noi, invece, abbiamo fiducia negli organi competenti». Quanto alle imminenti elezioni, «stiamo cercando di costruire l’alternativa e se a marzo si vota per le regionali – ha dichiarato – noi guardiamo al 2013. Il nostro capo – risponde a una punzecchiatura di Mineo – non è Di Pietro e saranno gli elettori a dirlo». Osservando che ci sono «molte differenze tra noi e l’Idv», Enrico ha poi domandato «d’altronde il numero uno e il numero due del Pdl dicono le stesse cose? E poi ce la vengono a raccontare a noi? Noi non abbiamo condiviso per niente le posizioni di Di Pietro sull’operato del presidente della Repubblica – ha concluso – che difendiamo».

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