Roma e Madrid, stop ai litigi. Fronte unico contro la crisi

Articolo di Enrico Letta e Narcís Serra (*) pubblicato su la Repubblica lunedì 16 aprile 2012

Qui la versione spagnola pubblicata su El Pais

Lo spread fa litigare Spagna e Italia. E porta in tensione le relazioni tra due paesi che invece possono, insieme, dare un contributo determinante per l’uscita dell’Eurozona dalla crisi dei debiti sovrani. Chi, infatti, pensava che gli ultimi cinque mesi avessero risolto definitivamente i problemi europei deve ricredersi. Non è così. In questo periodo la Bce guidata da Mario Draghi ha svolto un ruolo fondamentale, così come le elezioni spagnole e il nuovo governo italiano sono stati avvenimenti importanti. Questi fattori sono stati senz’altro più rilevanti nel raffreddare gli spread di quanto abbiano inciso le decisioni delle istituzioni comunitarie negli ultimi vertici. Stanno facendo molto e altro possono sicuramente fare Roma e Madrid, ma le soluzioni decisive non possono che essere europee.

E finora è proprio a quel livello – fatta eccezione per l’efficace e tempestiva immissione di liquidità da parte della Bce – che son mancate le risposte. Il faticoso compromesso sulla dotazione finanziaria di EFSF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e ESM (Meccanismo di Stabilità Europea) è stato alla fine giudicato come il classico bicchiere mezzo vuoto e la lettera sulla crescita firmata da dodici primi ministri è finora rimasta lettera morta. Si può, dunque, dire che Francoforte, Roma e Madrid, con le loro diverse azioni in questi mesi, abbiano consentito all’Ue di prendere tempo. Ma questo tempo non è stato utilizzato a Bruxelles e a Berlino per muovere passi davvero decisivi. E il riacutizzarsi della crisi rischia di riportare Spagna e Italia nello scomodo ruolo di capri espiatori.

Per questo l’ultima cosa che oggi i due grandi paesi mediterranei devono fare è dividersi. Per questo scivolare nel balletto delle accuse reciproche e del rimpallo delle responsabilità non fa altro che rafforzare gli argomenti di quanti prematuramente gridano al fallimento dell’Euro e fanno leva sulle tentazioni intergovernative per congelare, o far abortire, il processo di integrazione comunitaria. Al contrario, tanto per Madrid quanto per Roma, come hanno congiuntamente ribadito Monti e Rajoy per chiudere le polemiche di questi giorni, lavorare a soluzioni condivise per il rafforzamento dell’Europa e la sua stabilità macroeconomica costituisce, oggi più che mai, un motivo di interesse nazionale.

A Berlino, e anche a Bruxelles, è esattamente questo il messaggio che dobbiamo trasmettere: non c’è più spazio per le soluzioni dilatorie e i compromessi al ribasso. Occorre una Commissione investita di pieni poteri per rispondere alle sfide senza precedenti che le economie e le società degli Stati membri hanno dinanzi. Occorre un nuovo modello di sovranità in grado di dare a scelte così incisive sulla vita dei popoli europei legittimazione democratica e autorevolezza nella comunità internazionale. Dopo l’unificazione monetaria degli anni Novanta e quella di bilancio degli ultimi mesi ora è il tempo dell’unità politica. Non raggiungere questo traguardo significherebbe sacrificare il più ambizioso progetto del Novecento sull’altare degli egoismi nazionali, del caos, della crisi. Con conseguenze imprevedibili per la generazione attuale e per quelle a venire.

Crediamo che Spagna e Italia condividano pienamente questa posizione. Per questo, ora più che mai, è necessario che i nostri paesi uniscano gli sforzi in Europa per arrivare al passo decisivo dell’integrazione politica, fiscale ed economica: unica soluzione efficace per le sfide di una crisi che oggi fa soffrire Italia, Spagna ed Europa.

(*) presidenti del Foro di dialogo Italia-Spagna

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