Sì al terzo polo delusi da Idv e Vendola

Intervista rilasciata da Enrico a Teresa Bartoli, pubblicata su «Il Mattino» mercoledì 15 dicembre

Per far cadere Berlusconi servono Fini e Casini, dunque la linea con cambia: il vicesegretario Enrico Letta conferma la strategia del Pd, «esterrefatto» dalle defezioni dipietriste e dal comportamento «autistico» di Vendola. E avverte: «I1 Pd non faccia regali a Berlusconi dividendosi ora. Siamo stati compatti. Continuiamo».

L’opposizione arriva ad un soffio dal rovesciare il governo e non chiede le elezioni che invece vogliono Berlusconi e Bossi. D mondo si è rovesciato?

«Secondo me in questo momento le elezioni non le vuole nemmeno Berlusconi ma solo la Lega, convinta di averne un vantaggio. Detto questo, il nostro non è un atteggiamento “tutto tranne il voto”: piuttosto che continuare con questo governo, meglio anche le elezioni. Ma, per come è messo il Paese, sarebbe molto più utile un governo alla Ciampi».

Ma Berlusconi è in sella e il gioco lo guida lui. «Non è un voto in più o in meno che cambia: noi lo sappiamo bene: Prodi cadde proprio perché un governo non si regge con un cento voti di margine. Berlusconi è nelle stesse condizioni, con la differenza che aveva vinto con un voto di margine».

Ora cambierete strategia? Di certo lo chiederà chi, nel Pd, ha mal digerito la rincorsa all’Ode e al Fli.

«il Pd non faccia regali a Berlusconi dividendosi ora. Abbiamo dimostrato unità e compattezza. Continuiamo».

Sulla stessa linea?

«Penso che il risultato non debba minimamente farci deflettere dalla determinazione di essere alternativi a Berlusconi e, per questa alternativa, di stabilire relazioni con Casini e con Fini. È un punto fermo, emerso anche dalle consultazioni che abbiamo avuto tra di noi in queste ore. Sarebbe un errore clamoroso dire “abbiamo sbagliato a fidarci di. Fini”».

Invece vi verrà rimproverato.

«In democrazia la maggioranza uscita dalle elezioni governa per tutti e cinque gli anni della legislatura. A meno che un pezzo non se ne stacchi. Quindi non c’ erano e non ci sono alternative al rapporto con Fini e Casini».

Anche in vista di alleanze elettorali? O il Pd non dovrà cercare l’intesa con Vendola?

«Sono i comportamenti di questi giorni che dimostrano l’affidabilità delle forze politiche. Quel che è certo è che Fini ha avuto coraggio, che l’UDC ha tenuto una linea assolutamente coerente, uscendo molto bene da questa vicenda, che il Pd ha portato tutti i suoi 206 parlamentari al voto di sfiducia».

Di Pietro no. Dunque è inaffidabile?

«Il passaggio di due dipietristi su 24, in effetti, lascia esterrefatti. Come lascia esterrefatti che in queste ore il presidente della Puglia, invece di occuparsi dei problemi della sua regione o di aiutarci a mandare a casa Berlusconi, non abbia saputo far di meglio che organizzare il lancio della sua candidatura alle primarie, come se le Camere fossero già sciolte. Un atto irrispettoso del presidente della Repubblica; e un atteggiamento assolutamente autistico, di chi non guarda a quel che gli sta succedendo attorno».

Ma Vendola è un possibile alleato o un avversario?

«Certo il Vendola che si comporta così lascia grandi perplessità. Vedremo scelte e comportamenti. C’è tempo: il governo voleva la fiducia anche di un solo voto e l’ha avuta, ha il dovere di andare avanti, non di chiedere le elezioni».

Rapporti difficili a sinistra, un’incognita l’alleanza con Udc e Fli. Rischiate di trovarvi in mezzo al guado?

«L’obiettivo ora è far cadere Berlusconi e per questo l’alleanza non può che essere larga, quindi anche con Fini. Con lui il ragionamento sul dopo si farà, appunto, dopo. Invece il rapporto con l’Udc è strategico. Ma, ripeto, non vedo elezioni già convocate».

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