Siamo tutti parigini, tra clima e migranti tocca a noi cambiare

sennaIntervista di Carlo Tecce a Enrico Letta per il Fatto Quotidiano del 5 giugno 2016
Dopo un solenne e forse liberatorio arrivederci al Parlamento, Enrico Letta s’è trasferito a Parigi, dove dirige la scuola d’affari internazionali di Sciences Po.
Il maltempo s’abbatte sulla Capitale francese, si ribella ai politici che proprio a Parigi hanno spergiurato di salvare il mondo dall’inquinamento?
Il parallelo è immediato e in tempi di comunicazione globale l’impatto è impressionante. Parigi, la capitale mondiale del grande accordo sul clima, rischia di andare sott’acqua per fenomeni climatici inediti e imprevisti. Direi proprio che la Natura ci dice che è servito chi pensa che i temi del “climate change” siano solo elucubrazioni di pochi esaltati. Dopo l’inverno più mite del secolo, di colpo segue la primavera più fredda e piovosa. Esperti e scienziati potranno fare mille approfondimenti e tanti distinguo, ma il messaggio è  potente. La Natura a Parigi dice di non fermarsi agli aspetti mediatici della Conferenza sul Clima, la Cop21. La vita dei nostri figli dipenderà da queste scelte. E non è retorica.
Ambiente, sicurezza, immigrazione: le istituzioni internazionali – inclusa l’Europa – hanno fallito?
I problemi diventano globali e ognuno di loro è accelerato e reso più potente dai processi di digitalizzazione. Il digitale non è un settore come gli altri, parallelo agli altri. È un acceleratore che rivoluziona permanentemente tutti i settori. Prendiamo le migrazioni. Le comunicazioni digitali rendono possibili in pochi giorni cambi di rotte per decine di migliaia di persone, cambi che un tempo avvenivano in anni. La rotta balcanica, apertasi in un mese e subito chiusa dall’accordo con la Turchia. La rotta mediterranea che si riapre di conseguenza in un paio di settimane. È impossibile affrontare questi fenomeni con la vecchia e stantia idea di una inefficace sovranità nazionale al centro di tutto, oppure con istituzioni internazionali prive di poteri e lente nelle decisioni. Qualcuno pensa davvero che i governi nazionali da soli possano affrontare efficacemente quelle sfide globali?  Mi piacerebbe sapere Orban, Le Pen e Salvini cosa rispondono. O si rivoluziona il sistema multilaterale, gli si conferisce efficienza e si creano efficaci meccanismi di controllo oppure saremo sopraffatti dai grandi temi globali, dall’ambiente, alle migrazioni, alle disuguaglianze.
I sindacati francesi non sanno conquistare tessere, ma sanno alzare barricate sulla riforma del mercato del lavoro.
Il conflitto è profondo e i disagi reali. Il governo è determinato ad andare avanti. Per il sindacato più di sinistra, la Cgt, questa vicenda pare l’ultima occasione per riacquisire una centralità perduta. Facile prevedere una  lunga conflittualità.
Anche in Francia per fare riforme di destra occorrono politici di sinistra ?
In realtà dire che Valls o Macron sono classici politici di sinistra mi pare una forzatura. La verità è che anche in Francia si sta rimescolando tutto. Il vero scontro è sull’asse people/establishment come nel resto del mondo occidentale, Usa in testa.
Hollande è impopolare. È scattata l’ora per i socialisti di trovare un candidato per il prossimo anno?
Sarebbe una rivoluzione se Hollande non si ripresentasse. Sarebbe la prima volta. Il sistema francese è costruito per consolidare il presidente eletto e dargli la possibilità di  fare due mandati. Ma nelle nostre democrazie moderne i cicli sono ormai molto più rapidi. Credo che molto dipenda in Francia dall’economia da un lato e dall’esito delle primarie dei Republicains dall’altro, perché una vittoria di Sarkozy aiuterebbe Hollande.
Europei di calcio e paura del terrorismo, cos’è cambiato in questi mesi?
Parigi ha dimostrato una resilienza impressionante. La sfida terroristica è stata di violenza inedita. La città ha reagito con compostezza e flessibilità e oggi, su fronti ben diversi, reagisce ai disagi del clima e degli scioperi. Gli Europei saranno la prova del nove. Anche perché sullo sfondo c’è la doppia sfida per Parigi, candidata alle Olimpiadi del 2024 (avversaria di Roma) e a ospitare l’Expo del 2025.
Unione europea devastata se dovesse prevalere il Brexit?
Chi vuole l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue ha lo sguardo rivolto all’indietro. Pensa che con l’isolamento il Regno Unito tornerebbe all’età dell’oro del secolo scorso. Cina, India, Corea, Messico, Brasile, Indonesia sono i Paesi che in termini di peso individuale sostituiscono, accanto a Usa e Giappone, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l’Italia nell’ipotetico G8 del mondo del 2030. Brexit sarebbe un danno irreversibile per la Gran Bretagna e per l’Ue. Sarebbe un danno per l’Italia. Tutti, noi e loro, diventeremmo meno influenti. Solo assieme si può competere con i giganti asiatici.

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