Signor presidente, su Cucchi aspettiamo ancora la sua risposta

Articolo di Enrico pubblicato su «l’Unità» di sabato 10 aprile 2010

Se dubbi c’erano, la relazione dei medici legali li ha fugati tutti. La morte di Stefano Cucchi ha dei responsabili. Non è stata né accidentale né fortuita. Ora la richiesta di verità è ancora più forte e motivata. A gennaio chiedemmo al presidente del consiglio con una lettera aperta su L’Unità di non lasciare la vicenda all’inerzia della burocrazia e alle prevedibili lungaggini che aiutano l’omertà. Quella lettera non ha avuto seguito: è grave e lo diciamo certo non per una questione di galateo. E non vi è scarso rispetto per gli organi che si stanno occupando della vicenda. Anzi, vogliamo incoraggiarli a perseverare fino a che siano date le risposte che la famiglia Cucchi chiede con compostezza e fiducia nella giustizia. Continuiamo invece a pensare che il capo del governo dovrebbe prendere questa drammatica storia a emblema. Dovrebbe farne un caso nazionale proprio per dare a tutti il segno che in un paese come l’Italia è inconcepibile che succeda quello che è successo a Cucchi. E per far sapere a tutti quelli che possono essere tentati  di avere atteggiamenti simili a quelli che hanno portato alla morte di Cucchi che non ci sono burocrazie omertose in grado di coprire e nascondere. Per questo motivo, che il capo del governo decida o no di mettere l’attenzione sul caso noi non vogliamo desistere. Continueremo come tanti italiani a tenere accesa la luce sul caso Cucchi. Continueremo a sostenere la voglia di giustizia che la famiglia chiede tenacemente. E continueremo a ricordare al presidente del consiglio che questo caso esiste ed esisterà finché la verità non sarà appurata e le colpe riconosciute e sanzionate. Perché solo se ciò accadrà potremo dire di vivere in un paese nel quale le parole civiltà e giustizia hanno davvero un senso pieno.

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