Su Ikea Pisa Barroso ingeneroso e disinformato. I veri scandali sono altri

Quella frase di Barroso, «l’Ikea a Pisa ha atteso sei anni, alla fine ha perso la pazienza e si è trasferita altrove», non è andata giù a Enrico Letta, vicesegretario del Partito democratico, pisano doc.

«Quella di Barroso è un’accusa ingenerosa. Prima di lanciarsi in critiche, il presidente della Commissione europea dovrebbe informarsi. L’Ikea a Pisa si farà, l’accordo è stato siglato e tutto è pronto. Non è vero che l’azienda svedese ha dovuto cambiare città per investire in Toscana. Ancora pochi mesi e ci saremo. Certo, questo non vuol dire che non ci siano state lungaggini».

Da pisano che effetto le fa una simile polemica?
«È un brutto messaggio, un’immagine spedita all’Europa che non corrisponde al vero. Sarebbe sgradevole se passasse
il concetto che la costa in Toscana è legata solo al turismo ed è contraria agli investimenti economici. Non siamo solo Torre di Pisa, tanto per capirsi. Anzi, personalmente ho sempre pensato alla Toscana non solo come un museo a cielo aperto».

Barroso ha detto anche che c’è chi ha fatto peggio di Pisa in Germania…
«E io aggiungo alla sua frase che ci sono casi più eclatanti di ritardi e lungaggini anche in Italia. Tutte cose che sono dati oggettivi e che la mia difesa non giustifica. Ma prendete il caso della Salerno-Reggio Calabria, con cantieri fermi da sempre, e dei rigassificatori di Brindisi, anche quelli bloccati da anni. Di quelli che dovremmo dire?».

Monti con il suo decreto può dare una mano a snellire i tempi delle iniziative imprenditoriali?
«Assolutamente sì. Il decreto Semplifica Italia va proprio nella direzione giusta. Ha evitato la moltiplicazione dei livelli decisionali, un sistema che sembra snellire di molto la burocrazia. Ho fiducia in questo decreto, anzi i segnali che arrivano sono proprio incoraggianti».

A cosa si riferisce, in particolare?

«Oggi (ieri, ndr) il vertice europeo di Bruxelles è stato preceduto da una sorta di direttorio con Monti, Merkel e Sarkozy. Era dai tempi della nascita dell’Europa che l’Italia non partecipava direttamente alle decisioni con Germania e Francia. È il segno che l’Italia di Berlusconi era il problema e non veniva considerata, quella attuale è una nazione  capace di trovare soluzioni».

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