Il Pdl frana, novembre decisivo per far cadere il governo

Intervista rilasciata da Enrico Letta ad Arturo Celletti, pubblicata su “Avvenire”, domenica 30 ottobre

“Il PDL sta franando. La linea Maginot di Arcore non regge più. Lo smottamento in atto, questa volta, non si ferma. È il momento di affondare il colpo e di creare le condizioni per un governo di responsabilità nazionale. Possiamo farcela e in venti mesi si può impostare un grande lavoro per il futuro”. Enrico Letta, il numero due del PD, a Barcellona per un convegno internazionale, avverte Berlusconi e forse anche chi, tra i democratici, comincia a guardare con qualche interesse l’ipotesi di un voto anticipato: “Novembre è il mese per sferrare l’attacco e mettere ko governo e maggioranza. E una cosa deve essere chiara: il PD non ha piani B”

Berlusconi, però, ha appena presentato un piano all’UE

Ho letto la lettera, ho riflettuto sulle misure. Per realizzare quel piano avrebbero bisogno di un’intera legislatura e di una maggioranza solida in Parlamento. Non hanno questa forza e questa prospettiva e continuano con gli annunci. Bisogna smetterla. Siamo arrivati alla crescita zero. Questo Paese è disperato. E poi…

E poi cosa?

Ho visto il premier esultare per la promozione europea e il rendimento dei titoli a 10 anni superare la soglia psicologica del 6%. Così il governo scarica sul futuro incapacità di decidere e di dare soluzioni. Così l’Italia torna agli anni 80.

Ha letto il piano lavoro del ministro Sacconi?

Mettere l’accento sul tema dei licenziamenti è profondamente sbagliato; oggi il tema è solo uno: facilitare l’occupazione dei giovani. E poi la partita vera non si gioca con le ricette di Sacconi. Il tema è un altro: una profonda riforma del fisco.

Tremonti però si vede poco…

Esatto, e proprio il fatto che al tavolo manchi platealmente il ministro delle Finanze rende ogni scelta del governo in carica non credibile.

Per realizzare la riforma del fisco servono soldi…

Le do un dato: il 10& dei proprietari immobiliari detiene il 47% della ricchezza patrimoniale del Paese. Bisogna riflettere e muoversi mettendo a punto una patrimoniale. C’è la necessità di chiedere un contributo a chi ha di più per venire incontro a chi ha di meno.

Lo farà il centro-sinistra se dovesse vincere?

Noi abbiamo due priorità. Uno: subito una riforma fiscale che aiuti a investire e a creare lavoro. Due: bisogna spostare dai 30 anni attuali ai 25 la media di uscita dei giovani italiani da casa.

È l’obiettivo di un futuro governo di legislatura?

Esattamente. È l’obiettivo di un governo di progressisti-moderati capaci di confrontarsi con tre soggetti: i sindacati tutti, le imprese grandi e piccole e i soggetti economici che hanno dato vita all’esperienza di Todi.

Ora però potrebbe toccare a un esecutivo di responsabilità?

Sì ma sarebbe un governo politico, con volontà politica e guidato da una grande personalità, capace di confrontarsi alla pari con i grandi leader europei. Sarà lui a trattare con Bruxelles in maniera efficace e a reimpostare un programma di riforme vero.

Sarà una guerra: Berlusconi e Bossi chiederanno il voto…

Napolitano ha tenuto il timone con incredibile capacità. Riuscirà a tradurre in azione la volontà del Paese di uscire dalla guerra civile per affrontare e risolvere i problemi che ci spingono a fondo.

Prima parlava di Riforma fiscale…

Già, riforma fiscale e riforma del costo del lavoro sono i grandi obiettivi che dobbiamo darci. È ora di creare le condizioni perché si capovolga lo schema attuale dove l’Italia è il paradiso dei ricchi possidenti con capitale finanziario che hanno enormi vantaggi fiscali. Ed è l’incubo di chi vuole creare occupazione e sviluppo perché si trova un carico fiscale addosso che non ha eguali in Europa. Il Papa aveva capito tutto nella Caritas in Veritate: la ricchezza deve essere generata dal lavoro, non può crearsi attraverso la ricchezza.