Troppe differenze, la maggioranza sta per esplodere

Intervista di Enrico rilasciata a Roberta Giani, pubblicata su «Il Piccolo» di martedì 22 giugno 2010

Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Gianfranco Fini e l’intero centrodestra siedono su una «santa barbara»: quella delle «aspettative di palingenesi» che, nel segno del federalismo (e non solo), hanno creato e alimentato. Adesso, però, corrono il rischio di «saltare in aria»: la nomina di Aldo Brancher, il  “pratone” di Pontida in ebollizione, la rivolta di Roberto Formigoni, l’altolà finiano alla ”Padania” sono segnali forti. Enrico Letta, il vicesegretario nazionale del Pd da sempre attentissimo al Nord, non si stupisce. Nemmeno un po’: «Le contraddizioni stanno esplodendo». Ma non si accontenta. Semmai, suona la carica: «Il Pd, adesso, deve incalzare il governo. E costruire una contro-manovra che salvi il federalismo».

Vicesegretario Letta, che sta succedendo al Nord? Si sta aprendo una crepa nel centrodestra?

In questi anni il centrodestra ha creato aspettative fallaci e abnormi di palingenesi. La crisi economica e finanziaria le ha coperte. Ma adesso queste aspettative si rivelano per quelle che sono e diventano la vera bomba della santa barbara di maggioranza.

Bomba destinata a esplodere?

Mi sembra di sì. Le contraddizioni stanno emergendo con forza: la nomina di Brancher ne è la riprova. Il premier lo indica, ma Bossi lo delegittima.

Come se lo spiega Brancher ministro?

Sinceramente, è incomprensibile. Innanzitutto perché, mentre si taglia ovunque, si crea un nuovo ministro che costerà un milione di euro agli italiani.

E poi?

È incomprensibile perché l’unico motivo plausibile sembrava quello di una nomina fatta per placare Bossi. Ma Bossi si è detto contrario e quindi il premier deve fornire una spiegazione.

Brancher, a giugno, va a processo. La sua promozione a ministro si può spiegare con lo scudo del legittimo impedimento?

Come dice Andreotti, a pensar male si fa peccato ma alle volte ci si azzecca. E Bossi stesso autorizza a pensar male. Comunque, la cosa ancor più grave è un’altra.

Quale?

L’unica nomina che andava fatta subito – perché attraversiamo una fase delicata di crisi industriali profonde e siamo alla vigilia del referendum su Pomigliano – non è stata fatta: quella del successore di Claudio Scajola. E così Berlusconi continua a essere il titolare del ministero che controlla e assegna le frequenze televisive. Una cosa che va oltre ogni immaginazione e crea disdoro ulteriore al Paese.

Il “popolo” di Pontida invocava la secessione e Bossi difendeva la via pacifica. Che succede? Il Senatur è in difficoltà a casa sua?

Ha acceso la miccia e adesso deve fare i conti con gli effetti provocati dalle sue stesse dichiarazioni: una situazione molto, molto complicata da gestire.

Formigoni, accusando la manovra tremontiana di “uccidere” il federalismo fiscale, non aiuta…

Non aiuta la manovra che il governo ha messo in campo e che fa fare un passo indietro fortissimo alla logica federalista perché taglia in periferia anziché al centro. E, in tal senso, le affermazioni di Formigoni sono molto significative.

Le Regioni non hanno sacche di sprechi da ridurre?

Ma la manovra taglia le spese delle Regioni – a parte quelle per la sanità e gli stipendi – del 18 per cento. Una percentuale impressionante. E queste spese sono aiuti alle imprese, servizi sociali, agricoltura…

Bossi, intanto, chiede il decentramento dei ministeri. È d’accordo?

Dieci anni fa, quando guidavo l’Industria, aprii una succursale del ministero a Milano. E quindi non ci vedo nulla di male se la ratio è puramente funzionale. Non ci sto se è politica: spostare ministeri a Torino o Venezia, per essere chiari, non ha alcun senso.

Tornando alla manovra, ci sono tredici volumi di emendamenti. Che si aspetta?

Temo che questo profluvio di emendamenti della maggioranza sia stato creato apposta per fornire l’alibi per la fiducia.

C’è anche l’emendamento targato Pdl che inserisce il condono edilizio.

Purtroppo, me l’aspettavo. Ma chiedo pubblicamente al ministro dell’Economia di essere coerente e far ritirare l’emendamento: Tremonti ha sempre garantito che non ci sarebbe stato alcun condono.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invita ad approvare subito la manovra. Teme ancora accelerazioni sulle intercettazioni?

Spero proprio di no. Quelle del presidente Napolitano sono parole molto sagge.

Cosa deve fare il Pd per “approfittare” delle contraddizioni altrui?

Dev’essere lineare e coerente sui contenuti: deve spiegare che vuole il federalismo, mentre la manovra l’abbatte, incalzando il governo. Il Pd, in altri termini, deve costruire una contro-manovra che salvi il federalismo.

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