Troppi emendamenti, Lega e Di Pietro sono irresponsabili

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Mario Ajello, pubblicata su Il Messaggero, domenica 11 dicembre 2011

Onorevole Enrico Letta, 1400 emendamenti alla manovra economica: bene così?

«Nient`affatto. Sono troppi. Questo numero esorbitante dimostra che manca la completa percezione di ciò che ci sta cadendo addosso, ossia della drammatica accelerazione che ha avuto la crisi europea. Voglio dire, a questo proposito, che il vertice di Bruxelles va giudicato positivamente. L`Europa ha ripreso il suo cammino. Per quanto riguarda la condotta italiana, si registra il nostro nuovo protagonismo, che aiuterà la lunga e ineludibile marcia verso gli stati uniti d`Europa. Però, entro Natale, dobbiamo dare due segnali in linea con quanto deciso l`altra notte in quel vertice».

Quali segnali?

«Va subito messo in sicurezza il cambio della Costituzione a proposito del pareggio di bilancio e su questo già siamo un passo avanti perché la Camera lo ha approvato dieci giorni fa. L`altro segnale è quello di approvare la manovra entro Natale. Ma occorre farlo, mantenendo i saldi invariati, con il voto di fiducia e con quei tre cambiamenti ai quali bisogna ridurre i 1400 emendamenti. Ripeto: sono troppi. È finito il tempo delle bandierine in cui ogni partito deve sventolarne centinaia, per dimostrare la propria esistenza».

Quali i tre cambiamenti necessari?

«indicizzazione delle pensioni: salire a 1400 euro. Addolcire lo scalone previdenziale per la classe `52. Aumentare l`esenzione dell`Ici per coloro che sono monoproprietari. Insomma, bisogna che gli italiani più poveri non siano toccati nella loro pensione e nella loro abitazione. Anche perché, comunque, pagheranno con gli aumenti della benzina, dei costi dei servizi pubblici e via dicendo».

Non era meglio evitare la fiducia?

«I tempi sarebbero slittati troppo, a causa della montagna di emendamenti. La Lega e l`Idv hanno deciso di abbandonare qualsiasi forma di responsabilità. Forse è più grave la condotta della Lega, perché questa manovra serve a sanare i danni che anche loro hanno fatto. Non mi stupisce troppo l`atteggiamento dell`Idv. Dà sempre l`idea di un partito che senza un nemico non sa operare. È andato via Berlusconi, e adesso i nemici diventano Monti e il fantomatico inciucio».

È la sindrome dell`incontentabilità italiana, molto diffusa anche nell`opinione pubblica di sinistra?

«È la sindrome dell`alibi da ricercare, per non doversi assumere responsabilità. Potremmo dire che il Pd nasce oggi. Finora c`è stato Berlusconi, come perfetto uomo nero. Da adesso in poi, non avremo più alibi. Dovremo dire i nostri si e i nostri no, solo rispetto alla realtà delle cose».

Gli irresponsabili sono altri?

«Come si fa, per esempio, a dire che non deve salire l`età pensionabile, quando i demografi ci informano che i nostri figli, uno su due, vivranno fino a cento anni? Come si può pensare, davanti a questa prospettiva, di andare in pensione a 60 anni? Bisogna adeguare allo stesso modo anche l`età pensionabile dei parlamentari».

Troppi sacrifici e poco sviluppo nella manovra?

«Io difendo proprio la parte sviluppo. Anzi, la trovo quasi rivoluzionaria rispetto alle politiche degli ultimi anni. C`è una scelta fiscale a favore delle donne e dei giovani, con l`abbattimento dell`Irap: e questo, cioè il problema occupazionale femminile e giovanile, rappresenta il più grave handicap italiano. E ancora: l`Ace è lo strumento per la capitalizzazione delle imprese e rappresenta la strada giusta per dare a queste più forza e competitività. Inoltre, viene cambiato il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Esso potrà garantire fino a 20 miliardi di investimenti per le Pmi. In sostanza, queste tre misure affrontano i tre nodi principali dell`economia italiana».

Ma sono poco percepite queste misure.

«Suggerisco al governo di vendersele di più. Costituiscono una vera e propria svolta».

D`Alema dice che pagano anche i ricchi, Fassina dice che i ricchi pagano troppo poco. Chi ha ragione?

«I cambiamenti su pensioni e lci rendono la manovra equa. Intanto, il governo Monti e i provvedimenti sono valsi duecento punti di spread, il che significa molti miliardi risparmiati».

Sbagliano quelli del Pd che domani saranno in piazza con i sindacati?

«Non voglio alimentare polemiche, in questo momento così delicato. Dico soltanto che è un bene prezioso salvaguardare l`autonomia fra partiti e sindacati. Ciò fa bene a entrambi».

Ma il Pd può reggere davanti a un anno e mezzo di piazze Cgil?

«lo preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno. Ossia la ritrovata unità sindacale. Un altro buon segnale è che Monti ha deciso di incontrare i sindacati. La ripresa del dialogo, e della concertazione, saranno decisivi per le riforme dei prossimi mesi».

Pochi tagli alla politica, però.

«Secondo me, invece, si sono fatti finalmente buoni passi avanti: per quanto riguarda stipendi, vitalizi e Province. Ma c`è altro da fare. Suggerirei d`intervenire per l`eliminazione dei 20.000 consiglieri di amministrazione, con cui vengono governate le società pubbliche. Soltanto a Roma, sono molte centinaia, frutto della più ferrea lottizzazione».

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