Un governo abbandonato da tutti

Articolo di Enrico, pubblicato su Europa martedì 2 agosto 2011.

Al governo è stata espressa la terza sfiducia di seguito. Quella delle parti sociali. Netta e senza appello, come mai era accaduto prima. Clamorosa soprattutto per le pregresse divisioni degli stessi firmatari del Patto economico-sociale reso noto qualche giorno fa. Prima di questo schiaffo il governo aveva ricevuto a maggio e a giugno la prima sfiducia, quella degli elettori con i due turni delle amministrative e il referendum. Anch’essa chiara proprio perché oggetto di una richiesta stessa di fiducia da parte di Berlusconi.  A luglio è arrivata la seconda sfiducia. Quella dei mercati finanziari; in tutta Europa certo attraversati da tensioni, ma con la Borsa italiana, con il record dello spread nei confronti dei titoli tedeschi appena raggiunto, sempre e invariabilmente con i risultati di gran lunga peggiori. Oggi è arrivata, a completare e suggellare il quadro, la sfiducia espressa dalle parti sociali. Esse incontreranno giovedì il governo e le opposizioni. E già in questa scelta di riequilibrio sta la fine del rapporto speciale che ha legato Berlusconi e i mondi economico-sociali in questi anni. Mai si era assistito ad una così corale ed esplicita richiesta di discontinuità. Giovedì capiremo meglio i contenuti e le conseguenze di questo gesto.

Ma per ora è chiaro che ogni giorno che passa con questo governo in carica è un giorno tolto al futuro dell’Italia e alla sua capacità di riprendersi e reagire alla crisi profonda nella quale essa si è avvitata. È noto che un governo per lavorare e fare il suo dovere deve avere quattro solidi rapporti di fiducia. Con l’elettorato, con le parti sociali, con i mercati finanziari e con il parlamento. Berlusconi si presenta domani alle camere a mani vuote e soprattutto avendo perso tutte queste relazioni fiduciarie. E anche l’unica che formalmente gli rimane, la fiducia del parlamento, è talmente esile dal punto di vista numerico che gli consente solo di sopravvivere, non di vivere.È ancora più evidente, dopo il gesto delle parti sociali, che la sua uscita da palazzo Chigi è sostenuta da tutti coloro – elettori, parti sociali, mercati finanziari – che dovrebbero dare forza e ossigeno alla ripartenza dell’Italia. Agosto o non agosto l’Italia deve voltar pagina.

Starà alle opposizioni essere all’altezza della sfida che hanno davanti. È necessario, in linea con lo “spirito del tempo” creato e interpretato dal presidente Napolitano, essere uniti e guardare all’interesse del paese prima che alla propria piccola mattonella. È necessario mettere in campo scelte radicali di riforme per l’Italia, che forse oggi ha davanti l’ultima chance.

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