Articolo di Daniele Bellasio e Enrico Brivio, pubblicato su Il Sole 24 Ore, martedì 1 novembre
A torto o a ragione i mercati hanno dimostrato ieri di avere tuttora forti perplessità sull’efficacia delle misure italiane per il risanamento dei conti pubblici e il rilancio della crescita. E di certo sta in primo luogo alla politica italiana dare risposte chiare e incisive per fugare i residui dubbi, con la forza dei fatti.
L’Italia sta pagando però anche un caro prezzo per l’incapacità europea di indicare soluzioni definitive alla crisi dei debiti sovrani. I leader europei, nella loro continua ricerca di una soluzione tranquillizzante per i mercati, sembrano Achille alla perenne rincorsa della tartaruga, nel celeberrimo paradosso di Zenone: in luglio, come la settimana scorsa, sembrano avere quasi raggiunto l’obiettivo, nel giorno dell’annuncio di un roboante accordo che inietta entusiasmo agli spread e alle Borse. Ma poi basta qualche giorno – il tempo di andare a studiare i dettagli di un’intesa che rimane per certi aspetti fumosa – per rendersi conto che il rettile si è già spinto un po’ più in là e la fiducia dei mercati è di nuovo sfuggita.
Non è bastato stabilire perdite del 50% per i creditori della Grecia, una ricapitalizzazione delle banche stimata in oltre 100 miliardi e un fondo salva-Stati potenziato fino ad avere una potenza di fuoco di oltre 1.000 miliardi ma in qualche misura ancora indeterminato. Il nuovo Efsf dovrà in parte agire come un assicuratore, e si dovrà in parte appoggiare a un veicolo speciale (Spv) a cui dovrebbero partecipare (ma per quale entità e in quali forme?) Fmi, fondi sovrani e investitori privati.
Di fronte a questo estenuante lavoro di taglia e cuci dei 27 leader europei, che costringe l’Unione a presentarsi all’esame del G-20 di Cannes di giovedì e venerdì con soluzioni ancora non del tutto soddisfacenti, appare chiara l’esigenza di un cambio di marcia. Per questo, Il Sole 24 Ore ha cercato di identificare pochi punti qualificanti che potrebbero permettere all’Europa di fare un vero salto di qualità, disinnescare la crisi del debito sovrano e presentarsi ai partner a testa alta. Certo, ci sarebbero da superare le opposizioni nazionali a devolvere più poteri a Bruxelles e ad abbattere gli steccati che ancora delimitano il mercato comunitario del credito. Restano poi da neutralizzare anche le resistenze tedesche agli eurobond – siano finalizzati a progetti per infrastrutture o che si tratti di emissioni generiche – e a un ampliamento del ruolo della Bce, permettendo all’istituto di Francoforte di agire in modo più efficace per garantire la stabilità economico-finanziaria e favorire la crescita.
Questi cinque punti sembrano nevralgici per uscire dal tunnel della crisi. Muoversi speditamente verso un vero Governo dell’economia, decidendo in fretta se scegliere la strada di un supercommissario europeo, appena intrapresa dall’Esecutivo Ue di José Manuel Barroso, o di un ministro delle Finanze europeo, proposta dal presidente uscente della Bce, Jean-Claude Trichet. Uno strumento efficace per sostenere la crescita, convogliando risorse verso infrastrutture che possono stimolare la competitività, è quello degli Euro project bond, ovvero obbligazioni comuni finalizzate al finanziamento di grandi progetti. Per dissipare i dubbi del mercato appaiono poi preziosi gli Euro union bond, altre obbligazioni che consentirebbero ai Paesi più in difficoltà di rifinanziare a costi più bassi parte del debito, godendo delle garanzie dell’Unione europea e dei partner più virtuosi.
Infine, abbattere i vincoli sul mercato unico del credito che impediscono alle banche di rifinanziarsi nei Paesi dove sarebbe più conveniente. Barriere che permangono, e vengono difese dalle autorità di supervisione nazionali, ma che hanno l’effetto di ostacolare la circolazione dei capitali e il decollo di una vera concorrenza a livello comunitario. Sono cinque orientamenti che potrebbero aiutare l’Europa, che ha avuto l’ambizione di dotarsi di una moneta ma non di un Governo, a uscire dall’età dell’incompiutezza. E a darsi un volto maturo e ben definito, con benefici per tutti.
Gentile On. Letta,
Nello scenario drammatico in cui l’Italia si trova in questi mesi, diventa sempre più urgente mettere in atto misure efficaci per contrastare la speculazione internazionale e la sfiducia nel sistema Italia. Una proposta potrebbe essere la seguente dettagliata per punti:
1) Introdurre una serie di incentivi fiscali ai consumi a fronte fattura con detrazione d’imposta al 25% invece di una generica riduzione delle aliquote sui redditi per favorire i settori strategici dell’industria italiana (piccole auto, moto, elettrodomestici, mobili, calzature, abbigliamento, ecc.) In tal modo gli Italiani dovrebbe spendere per un importo 4 volte superiore rilanciando l’economia e obbligando la parte venditrice a fatturare e dichiarare al fisco.
2) Chiedere un prestito da 100 mld a tassi moderati al FMI, alla Banca Mondiale, alla BEI o ad una nazione interessata per 5 anni (USA, Cina, Germania, FED)
3) Privatizzare le aziende di stato emettendo obbligazioni convertibili in modo da incassare 100 mld e allo stesso tempo incassare i dividendi dalle stesse.
4) Creare fondi immobiliari, città per città, contenti beni immobili della forze armate e di enti pubblici e quotarli in borsa.
5) Concludere un accordo di scudo fiscale per i 130 mld ancora nelle banche svizzere ad un’aliquota al 27%. Incasso 35 mld.
6) Vendita di un terzo dell’oro della Banca d’Italia per un incasso di 35 mld.
7) Taglio delle spese militari: annullamento del programma F35 (1,6 mld all’anno), delle missioni all’estero (1,5 mld) e riduzione degli effettivi da 190.000 a 110.000 uomini. Risparmio totale 8 mld all’anno.
In tal modo lo Stato Italiano non dovrebbe più presentarsi fino alla fine 2012 ai mercati per collocare titoli di stato con conseguente risparmio in interessi di circa 18 mld oltre agli 8 di riduzione spese militari all’anno.
Antonio Piccolo
da Antonio Piccolo il 23 novembre 2011 alle 20:45
Buongiorno; sono uno dei tanti esodati-salvaguardati- nonsopiùcosasono, che ad oggi vive con l’angoscia di conoscere il proprio destino e di conseguenza quello di tutta la famiglia. Ad oggi, malgrado tutti i vostri proclami e le notizie dei vari organi d’informazione, rivolgendomi agli enti preposti non riesco ad ottenere un minimo di certezza riguardo il mio futuro che nel marzo 2010 avevo pianificato in base alle regole dello stato vigenti in quel periodo, accettando di uscire a novembre 2010 in mobilità con obiettivo pensione nel luglio 2013 prima e febbraio 2014 poi (adesso ditemelo voi.
Vi chiedo la gentilezza di smetterla di giocare con la ns. vita dandoci la certezza nel ns. futuro qualunque esso pensiate dobbiamo meritarci per aver creduto nelle regole di questo stato. Dite una volta per tutte e chiaramente “DOVETE MORIRE!” ma ditelo per favore; non aspettate oltre!
Grazie per l’attenzione che vorrà porre a questo mio appello.
da Massimo Ducati il 9 luglio 2012 alle 07:36
va bene criticare e essere inc***ati, sugli esodati si deve trovare una soluzione per forza, però almeno il Pd la questione l’aveva sollevata già dall’inizio, è stato il governo che ha fatto un po’ di confusione
da Michela R. il 11 luglio 2012 alle 13:10