Vinceremo questa guerra solo riprendendoci la vita

Enrico Letta per La Stampa. 15 novembre 2015

piano france-paris-attacksSiamo in guerra. Tutti, non solo i francesi.

Siamo in guerra noi che crediamo nei valori europei di libertà e tolleranza.

Siamo in guerra contro dei nemici impalpabili ma maledettamente reali. Dei nemici che dobbiamo individuare e definire se non vogliamo vedere altre vite di giovani e meno giovani spezzate barbaramente come è accaduto in queste ore a Parigi.

E questa guerra, per vincerla davvero, dobbiamo combatterla senza mai derogare a quei valori per i quali siamo sotto attacco.

Stravolgere i nostri modelli di vita, comprimere le nostre libertà, soffocare i principi delle nostre democrazie europee vorrebbe dire darla vinta ai terroristi. Venerdì notte il terrore è stato portato in uno stadio, in un concerto, nei ristoranti. I luoghi dello svago e dell’incontro. I luoghi della vita normale, condotta da persone normali. Un terrore diverso e ancor più devastante di quello già terribile della redazione di «Charlie Hebdo».

Nessuno «Stato»  

Il primo errore da non fare è proprio quello di darla vinta a chi vuole distruggerci. Per questo non dobbiamo sbagliare obbiettivo. Cominciamo innanzitutto a smetterla di chiamarli «Stato Islamico». Sono dei terroristi fanatici che usano quel marchio così efficace per fare adepti, reclutare nuove leve e dare una parvenza di scontro di civiltà ad atti che sono invece puramente terroristici e distruttivi. Affrontiamoli quindi per quello che sono e non abbiamo paura ad agire sul loro territorio per distruggere la loro capacità di fare danni. Quante inutili polemiche e quante timidezze rispetto agli attacchi su Isis che proprio l’aviazione della Francia ha condotto nelle settimane scorse.

Così come bisogna rimettere nella giusta prospettiva le polemiche scomposte di queste ore sui rifugiati. Va detto con chiarezza e bisogna esserne convinti: i rifugiati sono dalla nostra stessa parte. I rifugiati sono vittime come lo siamo noi, come lo sono i francesi, come lo sono stati i morti di Parigi, morti di tutti i colori e di tutte le fedi, musulmani e cristiani. Siamo tutti, noi e i rifugiati, obiettivi e vittime dei terroristi. Rifugiati che proprio dai terroristi sono scappati senza che noi occidentali potessimo o volessimo aiutarli a difendersi a casa loro.

L’altro errore di prospettiva ora sarebbe quello di annullare i due grandi eventi positivi che si preparano da qui alla fine dell’anno a Roma e a Parigi; l’apertura del Giubileo a Roma e la Cop 21, la grande conferenza sul clima, a Parigi. La nostra civiltà vince proprio perché simili eventi sono fatti apposta per cambiare in meglio i modi della nostra convivenza. Annullarli vorrebbe dire darla vinta a chi vuole riportarci in un mondo retrogrado di barbarie. Le future generazioni hanno bisogno degli accordi sul clima che dovranno assolutamente realizzarsi tra due settimane a Parigi e il Giubileo rappresenta, a Roma e in tutte le diocesi del mondo, un messaggio positivo di tolleranza e solidarietà.

Infine non sarà con meno Europa che vinceremo questa drammatica sfida. E non è per colpa dell’eccesso di integrazione europea che siamo oggi così minacciosamente sotto attacco.

Sicurezza integrata  

I Paesi europei hanno difeso le loro prerogative nazionali in materia di intelligence, di sicurezza e di difesa. Non hanno voluto rafforzare la dimensione europea in questo campo. E non possiamo certo dire di sentirci più sicuri grazie a questa nazionalizzazione dei sistemi di sicurezza. Come pensare di essere davvero più sicuri senza una reale integrazione dei sistemi di sicurezza preventiva, e come pensare di vincere questa guerra senza una capacità complessiva coordinata a livello europeo di contrastare i fenomeni terroristici? Oggi questa capacità non c’è. I sistemi sono rimasti troppo nazionali, mentre i terroristi usano tutti i più moderni e integrati meccanismi per attaccarci.

Fare finalmente un passo avanti nella capacità congiunta di reazione dei Paesi europei sarà l’altro passo fondamentale per vincere questa sfida così drammatica.

Parigi oggi faticava a ricominciare a vivere. La paura lo sgomento erano giustamente palpabili in ogni quartiere della città. All’inizio della giornata siamo stati in diversi a riaffacciarci per strada, poi con il passare delle ore le strade son diventate deserte di nuovo. Ma sarà con la vita che batteremo la morte. La vita deve riprendere, deve andare avanti, deve vincere. Le scuole, i negozi, le università devono riaprire perché quello che vogliono i terroristi è invece riportarci nelle grotte, obbligarci a rinchiuderci in moderne catacombe.

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