Voglio un PD più sexy

Intervista rilasciata da Enrico a Marco Damilano, pubblicato su «L’Espresso» in edicola venerdì 30 aprile.

Un progetto. Proposte concrete da avanzare. Per ‘non rischiare di dividerci tra chi tifa Fini e chi Berlusconi’. Parla il vicesegretario. Colloquio con Enrico Letta.

«Dobbiamo diventare più sexy». Enrico Letta, il vice-segretario del Pd, ammette che il Pd non è abbastanza attraente in questo dibattito politico monopolizzato dagli scontri interni alla maggioranza: Berlusconi, Fini, Bossi. Ma nega che il patto offerto da Bersani al presidente della Camera sia una mossa dettata dalla preoccupazione di elezioni anticipate: «Non siamo così disperati da puntare su Fini».

Siete pronti a un voto anticipato? Finora avete dato l’impressione di esserne terrorizzati…
«È un’impressione sbagliata. Non tocca a noi decidere sulle elezioni. Certo, noi siamo convinti che in questi due anni il governo non sia stato all’altezza, non saremo noi a tenere in piedi la legislatura. In caso di elezioni siamo pronti».

Siete pronti anche a un governo tecnico per fare la riforma elettorale? Il patto repubblicano con Fini di cui ha parlato Bersani?
«Sono scenari improbabili. Il patto di cui ha parlato Bersani va al di là del contrasto di questi giorni. Per noi è il segno dell’attenzione con cui seguiamo lo strappo di Fini che conferma la nostra analisi: a Berlusconi manca la cultura delle istituzioni ed è incompatibile con alleati che lo incalzano. Una volta ha rotto con Bossi, poi con Follini e con Casini, ora con Fini. Non tollera alleati, solo dipendenti. Ma è difficile prevedere se questa rottura porterà a un voto anticipato. Per rompere una legislatura serve una forte determinazione, perché agli elettori arriva il senso del fallimento di un governo. Chi rompe la maggioranza in genere perde le elezioni: Berlusconi nel 1996, noi nel 2008».

Nello stesso giorno Bersani dice che sulle riforme non si discute con il Pdl e Violante afferma il contrario. Sembrate il Pci della prima Repubblica, costretto a tifare per la Dc di De Mita o il Psi di Craxi perché fuori dalla partita…

«È il rischio più grave che dobbiamo evitare. Non siamo così disperati da limitarci a sperare in Fini. Noi abbiamo l’obbligo di non sbagliare il passaggio chiave: stabilire chi siamo, il nostro progetto. Berlusconi è Berlusconi, Fini è Fini, ma per noi è tempo di affrontare la questione più importante. Siamo nati tre anni fa e non abbiamo ancora un Dna, una storia, un linguaggio democratico. Ci sono ancora le storie precedenti che non reggono più».

Lei è sempre stato un teorico della politica delle alleanze: non servono per vincere?
«Al contrario, la questione delle alleanze è centrale e lo strappo di Fini ne è la dimostrazione. Dobbiamo far convivere su un progetto positivo le tre opposizioni parlamentari, il Pd, Idv e l’Udc. Abbiamo tre anni di tempo, ci riusciremo. Ma adesso per noi l’urgenza principale è il progetto del Pd. A partire da quello che è successo negli ultimi due anni: Berlusconi ha perturbato la politica e la società italiana più che in tutto il periodo precedente. Ha messo in campo il suo corpo, il divorzio dalla moglie e il divorzio da Fini, è tutto in diretta, tutto live, con l’evocazione del carisma, del rapporto diretto tra il leader e il popolo. Nulla sarà più come prima. Saranno possibili in futuro guide non carismatiche? Temo di no».

E voi del Pd come vi attrezzate ai tempi nuovi?
«Dobbiamo darci un profilo più attrattivo, in grado di catturare l’attenzione oltre che di sviluppare un ragionamento. Posso dirlo? Dobbiamo diventare più sexy».

Il Pd non lo è abbastanza?
«Siamo ancora legati ai vecchi corpi intermedi. E invece dobbiamo parlare in modo diretto, presentare problemi e soluzioni. Prendiamo due questioni. In Italia ragazze e ragazzi escono di casa e fanno i figli dopo i trent’anni, fuori dalla media europea. Noi proporremo un progetto chiamato Fisco 24, per costruire un sistema di incentivi fiscali e aiutare i giovani a emanciparsi, abbassare l’età da 31 a 24 anni per uscire di casa e fare figli. Un messaggio chiaro: la politica investe su chi rischia».

E il secondo tema?
«La trasparenza, l’etica pubblica, i costi della politica. Anche qui, cose concrete: le pensioni dei parlamentari, da agganciare a versamenti opzionali e non più automatiche come oggi a carico del contribuente. Gli assistenti parlamentari: oggi l’assegno viene mediamente intascato dai deputati e senatori, servono regole europee che vietino i pagamenti in nero e consentano di formare nuove professionalità politiche».

Basterà a rendere il Pd più sexy?
«È solo l’inizio. Il nostro progetto Italia 2011 è in dieci parole: ricerca, giustizia, e così via. Chiederemo il coinvolgimento dei circoli e della Rete».

E se il 2011 fosse l’anno delle elezioni?
«Ripeto: saremo pronti».

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