Per il lavoro possiamo e dobbiamo fare molto di più

Enrico Letta con Herman Van RompuyIl presidente del consiglio, Enrico Letta, ha risposto alla lettera con la quale il presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha annunciato che la lotta alla disoccupazione, specie quella giovanile, sarà al centro del prossimo vertice europeo di giugno.

Carissimo Herman,

desidero ringraziarti per aver accolto la mia proposta di porre al centro dell’agenda del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno prossimi il tema della disoccupazione giovanile.

La lotta alla disoccupazione giovanile rappresenta la sfida prioritaria, per l’Italia e per l’Europa. In Italia oltre 2,2 milioni di giovani si trovano senza lavoro o senza lavoro e fuori da percorsi formativi. I dati delle recenti previsioni economiche della Commissione dimostrano che il problema della disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli allarmanti praticamente in tutti gli Stati membri. Senza misure straordinarie e mirate non sarà possibile invertire questo trend, aumentando il rischio che la disoccupazione giovanile diventi strutturale.

Certo, il ritorno ad una crescita capace di generare occupazione giovanile di qualità e sostenibile nel tempo è legato alla capacità dei sistemi nazionali di mantenere finanze pubbliche sane e di adottare riforme strutturali. Ma molto dipende anche dalla cornice offerta dalle politiche dell’Unione. Se le istituzioni europee non si dimostrano capaci di intervenire per risolvere il problema della disoccupazione, finiranno per alimentare sentimenti di frustrazione e risentimento, terreno ideale per la crescita di movimenti populisti ed anti-europeisti.

In passato, la Commissione europea ha presentato un pacchetto per l’occupazione giovanile, e si è raggiunto un accordo in seno al Consiglio sull’attuazione della Garanzia europea per i giovani. E’ stato avviato un esercizio per la riprogrammazione dei Fondi strutturali, che sta dando risultati positivi. Il Consiglio europeo di febbraio 2013 ha deciso la costituzione di una Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, dotata di 6 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Il Consiglio europeo del marzo scorso ha infine indicato una serie di priorità di azione, sottolineando come “affrontare la disoccupazione è la sfida sociale più importante che ci troviamo davanti”.

Si tratta di passi avanti importanti, ma non sufficienti. Vi sono diversi fronti su cui dobbiamo e possiamo fare di più.

Bisogna stimolare la creazione di un vero mercato del lavoro europeo, rimuovendo le barriere che ancora impediscono la fluidità della libera circolazione dei lavoratori, anche mediante nuove iniziative legislative da parte della Commissione, rafforzare il sistema EURES e migliorare il coordinamento tra i servizi pubblici per l’impiego nazionali. E’ necessario investire in uno statuto europeo dell’apprendistato, sulla base di un quadro comune di qualità.

Dobbiamo inoltre mobilitare tutte le fonti di finanziamento possibili a livello europeo e in particolare accelerare le fasi preparatorie della nuova Iniziativa per l’occupazione giovanile in modo da poter procedere con l’erogazione dei primi finanziamenti già all’inizio del 2014. Infatti, se abbiamo la possibilità di concentrare i 6 miliardi di euro nella primissima fase del nuovo ciclo di bilancio, potremo valutare sulla base dei risultati raggiunti se e come aumentare la dotazione finanziaria.

E’ necessario inoltre usare tutto il potenziale del Fondo Sociale Europeo. Il Consiglio europeo dovrebbe dare indicazioni affinché il Fondo possa incentivare la creazione di nuova occupazione per i giovani, anche finanziando tagli agli oneri fiscali e contributivi per le nuove assunzioni. L’elevato carico fiscale e contributivo che grava sul lavoro è, infatti, uno dei fattori che più frenano la creazione di nuova occupazione e la competitività, come ricordato dal Consiglio europeo del 14 e 15 marzo scorso.

E’ importante inoltre ricordare il ruolo delle PMI nella creazione di lavoro. Occorre rafforzare i finanziamenti della BEI per le PMI che creano occupazione giovanile, anche esaminando forme di maggior coordinamento con i fondi strutturali dell’Unione.

Dati i limiti del bilancio dell’Unione, ulteriori risorse dovranno venire dai bilanci nazionali. E’ necessario allora riflettere su come ampliare gli spazi disponibili per le finanze pubbliche nazionali, sfruttando le possibilità offerte dal Patto di Stabilità e di crescita. Ad esempio, facendo seguito alle conclusioni del Consiglio europeo di marzo 2013, è necessario riconoscere per gli Stati che si trovano nella parte preventiva del Patto la possibilità di beneficiare di reali margini di flessibilità per investimenti volti alla promozione dell’occupazione. Questi interventi devono, ovviamente, essere parte di un quadro complessivo di riforme nel contesto del semestre europeo.

Mi auguro di poter approfondire insieme questi temi in occasione del nostro incontro a Roma il prossimo 31 maggio.

Enrico Letta

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