Letta: «Il green pass può evitare l’obbligo di vaccinazione. Finisce un incubo per le categorie economiche»

Intervista di Monica Guerzoni a Enrico Letta. Corriere della Sera, 18 settembre 2021

Soddisfatto per l’introduzione del green pass, a suo agio con il «metodo Draghi» e, almeno all’apparenza, non troppo interessato ai sondaggi sul Pd. All’ultimo miglio di una campagna elettorale giocata «comune per comune», Enrico Letta guarda con ottimismo alla sua sfida personale per un seggio di deputato a Siena. E derubrica le amministrative a una «dimensione civica», da cui non dovrà derivare alcuna conseguenza politica.

Perché è così entusiasta del super green pass?
«È la scelta giusta, al momento giusto e col metodo giusto. Nei tanti incontri elettorali con le categorie economiche e i sindacati ho riscontrato solo giudizi positivi. Per le categorie economiche è la fine dell’incubo della non chiarezza. A opporsi è una parte minoritaria, che rispetto, ma il metodo è giusto. Draghi ha fatto molto bene a non precipitare le cose, con un lavoro di convincimento graduale».

Se il prossimo passaggio fosse l’obbligo vaccinale, la maggioranza reggerebbe?
«Le cose vanno fatte un passo dopo l’altro. L’estensione del green pass, se bene attuata, può evitare l’obbligo. Dipenderà tutto dalla serietà degli italiani, dal modo in cui si applicherà il certificato e da come si muoverà il virus nelle prossime settimane».

Franceschini spinge per la capienza dei luoghi della cultura, ma Draghi e Speranza frenano. E lei?
«Sono molto favorevole a una particolare attenzione al comparto della cultura. Ci sono stati appelli molto importanti e dobbiamo prenderli in considerazione seriamente».

Ritiene sicuro riempire il 100% di posti?
«Penso sia possibile grazie al green pass avvicinarsi al 100%. Il vaccino è libertà. Nel mio collegio di Siena—Arezzo, come a Torino, a Bologna, a Roma, ho incontrato tanta gente favorevole. Quando ai commercianti o ai ristoratori dici “se vuoi riempire il locale il green pass è un tuo alleato” la gente si convince».

Con la Lega così spaccata, le è sembrato opportuno lodare Giorgetti? C’è un asse tra lei e il vice di Salvini?
«Non l’ho fatto per esacerbare le divisioni nella Lega. Ho trovato che il ministro dello Sviluppo abbia fatto bene il suo lavoro e detto una cosa saggia e ho ritenuto opportuno dichiararlo. Non sto certo facendo campagna elettorale per Giorgetti, che poche ore fa era a Siena a fare campagna contro di me. Nessuna commistione».

Davvero non soffre il metodo di un premier che ascolta tutti, ma decide quasi da solo?
«Non è così. Draghi non ha fatto questa scelta contro i partiti, perché una larga parte della maggioranza lo ha spinto a farla. Solo un pezzo di un partito si è smarcato. Draghi ha fatto bene e io lo rivendico. Nel governo ci sono forze responsabili, come il Pd».

La Lega salviniana non è una forza responsabile?
«L’unico che ha scartato è stato Salvini, nemmeno seguito dal suo partito. Questa è stata la vera novità».

Dal palco di Bologna lei ha detto due cose di sinistra, cioè che il Pd porterà a casa la legge sulla cittadinanza e il ddl Zan contro l’omotransfobia. Il rafforzamento della Lega «governista» avvicina il traguardo?
«Sono questioni diverse e non le voglio mescolare. Da una parte c’è l’agenda di governo, il dibattito parlamentare è un’altra cosa».

In cima all’agenda Draghi ci sono le riforme del Pnrr.
«Siamo entrati nella fase della responsabilità, dobbiamo remare tutti nella stessa direzione. In giro c’è entusiasmo, voglia di ripartenza. È un’occasione unica».

Cosa vuole dire, in termini di voti, che «dalla pandemia si esce a sinistra»? Pensa che il Pd supererà Lega e FdI?
«Io parlo di un percorso che vale per il prossimo anno, non dei sondaggi di oggi. C’è domanda di solidarietà e coesione sociale, c’è bisogno di tenersi per mano. È quel che è successo anche negli Usa, dove le persone hanno scelto Biden e non Trump».

Lei si tiene alla larga dai referendum, non solo quelli sulla giustizia di Radicali e Lega, ma anche quelli su cannabis ed eutanasia. Che posizione assumerà il Pd?
«Sono iniziative prese da altri. Rifletteremo nelle prossime settimane su quale atteggiamento tenere».

La sua allergia ai referendum non stride con la scelta di allearsi al M5S, che ne è da sempre paladino?
«Un grande partito discute, non prende posizioni in 24 ore, non reagisce con un tweet».

A Roma è avanti la destra con Michetti. Se Gualtieri non ce la fa, lei rischia?
«Mancano solo due settimane, parleranno gli elettori. I sondaggi, che in questo momento sono favorevoli a noi, vanno sempre letti tenendo conto dei tanti elettori ancora indecisi, forse il 40 o il 50%. Io guarderò solamente i risultati, perché la quota di quanti sceglieranno all’ultimo è troppo larga. Alla fine conteranno i voti veri».

Se il Pd non vince sarà un terremoto?
«Stiamo facendo il massimo per un voto che è amministrativo, ha una dimensione civica, per cui non bisogna tirare conseguenze politiche di nessun tipo».

Teme che la minoranza parta all’assalto, chiedendole il congresso per candidare Bonaccini e contestandole l’alleanza con Conte?
«Vedo nel mio partito una unità sostanziale, reale, che ci sta aiutando molto. Continueremo a lavorare con questo spirito perché aiuta il governo, mentre gli altri sono molto divisi».

I chilometri che sta facendo a Siena e dintorni rivelano che è preoccupato?
«Rivelano che sto prendendo seriamente questo impegno e la campagna nazionale. Nel weekend sarò in Calabria e lunedì a Napoli da Manfredi. Andrò anche a Torino, dove Lorusso sta facendo un ottimo lavoro. I nostri candidati sono competitivi dovunque e il centrosinistra è unito».

Non a Roma.
«Tranne che a Roma, siamo uniti ovunque. Abbiamo offerto ai cittadini i migliori candidati e le alleanze più solide».

Per Giorgia Meloni «Draghi non è interessato al Colle». Pensa sia vero?
«Di Quirinale parlerò da gennaio in poi».Letta toscana12

 

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