Alzare l’età pensionabile per aiutare i giovani

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Carlo Bertini, pubblicata sulla Stampa, lunedì 24 ottobre.

L’ Europa ci chiede di saltare un’asticella così alta che Berlusconi non è chiaramente in grado di superare e l’unica risposta sarebbe un governo di responsabilità nazionale per far fronte a sfide epocali»: Enrico Letta non ha dubbi su quale sia la soluzione invocata dai nostri partner «dopo la figuraccia fatta da un premier ormai totalmente isolato».

Ma se si andasse a votare, quale sarebbe la vostra ricetta per salvare il paese? Dove andreste a prendere i soldi perla crescita e per abbattere il debito?

Non si può far ripartire la crescita per decreto, soprattutto se gestito da un governo a credibilità zero e da un ministro dell’Economia salito sull’Aventino. Noi metteremmo in campo un intero programma di governo orientato allo sviluppo, con alcuni capitoli precisi: riforma fiscale profonda, che il governo non sta affrontando; scelte nette sulle infrastrutture; un intervento sul debito che non pub che passare attraverso la valorizzazione di patrimoni pubblici e privati; costo del lavoro e precarietà.

La Merkel e Sarkozy chiedono pure interventi sulle pensioni. Se il Cavaliere trovasse la forza per proporli, andreste a vedere le carte?

Non credo che presenterà alcunchè di strutturale perché la Lega non vuole. E siccome loro in Parlamento non portano nulla di nulla, finora non c’è stato alcun confronto, ma è evidente che noi siamo pronti a dire la nostra su ogni cosa. La nostra idea sulle pensioni è chiara ed è stata falsamente dipinta come conservatrice. Tutti noi, Bersani in testa, riteniamo che vadano eliminati i vincoli sul tema dell’età pensionabile per tornare alla logica di flessibilità e volontarietà che era nei principi originari della riforma Dini del ’95. E che poi dal 2002 ad oggi Maroni e Sacconi hanno irrigidito con la logica delle quote. Ciò vuol dire inserire un sistema di incentivi e disincentivi per distinguere tra due categorie: chi fa un lavoro da cui vuole fuggire al più presto; e tutti coloro, cioè la maggioranza, per cui invece andare in pensione è un dramma. Per dare la possibilità a ognuno di scegliere sulla base dei vantaggi e degli svantaggi che si trova ad avere.

Va alzata l’età pensionabile?

Sì bisogna alzarla, come in tutta Europa. E con le risorse ottenute, da investire nel welfare, bisogna risolvere il problema dei giovani, sia in termini di incentivi occupazionali che di pensioni per il loro futuro. Ma la condizione perché si faccia un intervento sulle pensioni è la soluzione definitiva della questione dei vitalizi dei parlamentari. Perché una classe politica che non ha lo stesso sistema dei suoi concittadini, non può oggi toccare le pensioni degli italiani.

Per definitiva cosa intende? Abolire anche le centinaia di vitalizi in essere e non solo dalla prossima legislatura?

Bisogna che si arrivi rapidamente, senza rinvii, ad una logica in cui i parlamentari siano trattati come gli altri lavoratori con un sistema contributivo: prima si fa e meglio è. Ma il tema più complessivo che viene fuori da questo vertice drammatico è un altro: l’Italia è l’alunno discolo messo dietro la lavagna e al quale ciascuno dice con durezza cosa deve fare. Bisogna sapere che l’Italia oggi è il somaro d’Europa ed è chiaro che ci dicono che per fare le cose che servono questo governo non è all’altezza. Per affrontare i nodi di fisco, pensioni, patrimoni e lavoro, serve un governo di responsabilità nazionale che abbia un grande consenso sociale. E questo vertice dice anche a noi dell’opposizione che ci vorranno riforme coraggiose e che non c’è spazio per il conservatorismo.

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