Appello pro Pdl? Non direi

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Bertini, pubblicata su «La Stampa» di martedì 26 marzo.

«Non leggo nelle parole di Bagnasco un appello a votare per Berlusconi, anche perché il numero due del Pdl si chiama Fini e la trasversalità su molte questioni etiche esiste nel centrodestra come nel centrosinistra». Enrico Letta, vicesegretario e cattolico del Pd, non ci sta a finire sul banco degli imputati e preferisce piuttosto mettere l’accento sul «tema del degrado della politica sollevato da Bagnasco con frasi che lasciano poco spazio a interpretazioni benevole verso chi governa».

Vi aspettavate una discesa in campo così netta dei vescovi a cinque giorni dal voto?
«I vescovi svolgono la loro missione e lo fanno nel modo giusto, secondo l’obiettivo della Cei di essere parte del dibattito politico del paese. Penso sia naturale che il presidente della Cei parli in questi termini, fermo restando che esiste un’autonomia oggettiva della politica che sappiamo essere rispettata dai vescovi».

Questo appello della Cei compromette la vittoria che state inseguendo nel Lazio con la Bonino?
«In questa campagna elettorale non c’è una parola fuori posto della Bonino che possa essere letta come scandalosa rispetto a obiettivi di valorizzazione della vita e del ruolo di una regione che sia vicina a chi soffre e ai più deboli. Certo sapevamo fin dall’inizio che la partita nel Lazio era complessa, ma la campagna di Emma ha fugato molti di questi timori».

Pensate sia possibile che una candidata come lei possa vincere nella regione dove risiede il Papa?
«Non solo penso che possa vincere, ma anche che potrà dialogare, e bene, con le istituzioni religiose. Ma voglio aggiungere che ho trovato molto forte il richiamo, che non vorrei passasse in secondo piano, sul degrado della vita pubblica italiana. Un tema sul quale ci deve essere il massimo di considerazione dell’utilità del ruolo che la Cei svolge nel paese».

Quindi non ritiene che la Cei abbia dato la sveglia agli elettori cattolici ancora indecisi, proprio mentre tutti i sondaggisti prevedono una forte astensione alle urne?
«Mi sembra proprio di no, basta vedere le parole di Fini che è il co-fondatore del Pdl ed ha posizioni molto simili a quelle della Bonino su molti temi. Quindi i commentatori politici o gli esponenti del Pdl non facciano ragionamenti sulla Bonino senza aver prima registrato che il numero due del centrodestra in queste ore ha voluto ribadire le sue posizioni sulle questioni etiche come ha sempre fatto in questi anni, ad esempio sul nodo dell’eutanasia».

In questi mesi avete sottovalutato il disagio dei cattolici segnalato dalle fuoriuscite di Rutelli, Carra o Binetti?
«Costruire un partito in cui tutti i cattolici si sentano a casa loro, per molti di noi è la missione principale e io mi sento sulle spalle parte di questa responsabilità. Ma mi permetto di indicare un dato molto semplice: il Pd ha preso il 26% alle europee avendo dentro le sue fila Rutelli, Carra e Binetti. I sondaggi oggi ci accreditano vicini al 30% dopo l’uscita di questi personaggi. Ciò mi fa pensare che forse il Pd di Bersani riesce a fare l’amalgama e a prendere i voti di una tradizione di sinistra ma anche cattolico-liberale e democratica. E comunque il tema è un altro: noi vinceremo perché l’elettorato moderato non può digerire che la leadership del centrodestra è stata ormai assunta dalla Lega. E questo lo si vedrà in una sfida cruciale del nord come il Piemonte».

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