Rilanciare un’Europa a due velocità

Il 25 maggio La Stampa in edicola contiene uno speciale “Brexit” con diversi interventi, tra cui quello di Enrico Letta, con l’analisi già pubblicata sul Guardian il 15 maggio.

L’esito delle recenti elezioni britanniche è destinato a rivoluzionare l’Europa. Il risultato cambierà l’agenda dell’Ue e il volto del continente nel futuro. Sarà un percorso difficile e carico di rischi, che dovrà essere gestito con cura e visione. Ma il premio, se riusciremo a farcela, sarà una nuova Europa. Un’Unione più giusta e “utile”, in grado di rispondere meglio alle sfide internazionali più complesse e di tutelare gli interessi nazionali di tutti gli Stati membri, Regno Unito compreso. Per evitare l’opzione-Brexit è questo il momento di rilanciare l’Europa a due velocità.

Col referendum per i cittadini britannici ci sarà una scelta secca: dentro o fuori l’Unione. Bruxelles non può stare a guardare. Al contrario, deve cogliere l’occasione per cambiare passo e aspirazioni. Per paradosso, il referendum può trasformare il rischio di una possibile uscita britannica nell’opportunità di una vera rinascita europea.

Di sicuro, se il Regno Unito abbandonerà l’Ue, la nostra storia cambierà irrimediabilmente. E l’impatto di questo cambiamento sarà negativo per tutti: per il futuro dell’Unione nel suo complesso e anche per quello britannico. L’Europa potrebbe perdere un partner fondamentale, decisivo in molti ambiti: dal mercato unico alla politica estera e di difesa, per citare i due più rilevanti. L’eventuale Brexit, inoltre, dopo la grande crisi, sarebbe prevedibilmente giudicata da analisti e investitori come l’inizio del declino del cammino europeo. La prova di un clamoroso fallimento politico. Oltretutto, si tratterebbe della defezione del Paese più performante di un’area, quella europea, che complessivamente fatica a riprendersi dalla recessione e non riesce a rilanciarsi. A nessuno potrebbe venire in mente di immaginare un’Unione più competitiva senza uno dei suoi membri più dinamici e dall’economia più avanzata.

Il referendum, per di più, non sarà decisivo in quanto tale, nel momento della consultazione. Funzionerà come spada di Damocle per un biennio circa, da oggi al 2017, condizionando l’intero percorso di avvicinamento al voto. E ciò proprio nella fase in cui l’azione efficace svolta dalla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi offre all’Ue l’Unione l’opportunità della ripresa economica. Per queste ragioni, l’Europa non può permettersi ulteriori negoziati inconcludenti o l’ennesimo rinvio nelle decisioni chiave. C’è il rischio di una nuova crisi politica e istituzionale prima ancora che economica. Brexit potrebbe infatti creare uno scenario di caos, instabilità sistemica sui mercati globali, smarrimento culturale e politico. Le conseguenze sarebbero pesanti per tutti, a maggior ragione per un Occidente già indebolito dalla crisi e dal dinamismo delle economie emergenti.

È vero che saranno i cittadini britannici, nel legittimo esercizio della propria sovranità, a decidere. È altrettanto vero, però, che la loro decisione potrà cambiare il destino di tutti noi, dell’Europa e non solo. È quindi legittimo che le leadership europee impieghino le loro migliori risorse ideali e diplomatiche per contribuire a sventare il rischio-Brexit. Sul tema si tratta sull’asse Londra-Bruxelles.Tuttavia, piuttosto che concentrarsi su singoli e limitati capitoli di discussione, è più utile, a mio parere, proporre un radicale cambio di orizzonte. Dobbiamo scommettere su un’opzione più ambiziosa. Come ha detto il giornalista Ben Smith a proposito di Barack Obama, “when in trouble, go big”.

Per l’Europa è il momento di puntare in alto, di insistere sempre di più sull’Europa a due velocità. Sul binario meno veloce, l’Unione attuale a 28 Paesi, senza ulteriori processi di integrazione, per favorire una piena e convinta permanenza al suo interno della Gran Bretagna. Sull’altro, l’Europa dei 19 della “zona euro”. Quest’ultima dovrebbe, al contrario, accelerare il percorso di integrazione, allargandolo ad altri ambiti di policy. La tempesta perfetta che si è abbattuta sull’euro e le straordinarie difficoltà incontrate dall’Unione per tornare alla stabilità hanno lasciato una lezione importante: accanto all’Unione Monetaria, i Paesi che hanno la stessa moneta, per funzionare, debbano avere anche forme più avanzate di Unione Economica. Penso, ad esempio, a un bilancio comune o un’unica politica fiscale.

L’Europa a due velocità può essere una “win-win solution”. È conveniente per il Regno Unito che in questo modo potrebbe rimanere legato all’Ue, senza i vincoli di un’agenda di tipo federale, ma beneficiando dei numerosi vantaggi che gli derivano dalla permanenza nel mercato unico, oltreché dall’appartenenza a un progetto politico indispensabile per contare in un mondo sempre più multipolare e frammentato. Ed è conveniente per i Paesi della zona Euro che finalmente potrebbero rendere più solida la propria moneta e più moderna, competitiva e stabile la propria unione.

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