Di Pietro e Berlusconi un male per l’Italia. La crisi è ossigeno per le forze antisistema

 

Intervista rilasciata ad Arturo Celletti, pubblicata su Avvenire domenica 24 giugno 2012

 

“È un momento drammatico,  cupo. La gente sono mesi che fa i conti con tagli, sacrifici, austerità. Fa una fatica pazzesca a resistere, a tenere duro…”.
Enrico Letta fa un passo avanti e riflette, a voce bassa, sugli effetti della crisi economica sulla politica. “La sfiducia cresce, le forze di sistema rischiano di asciugarsi inesorabilmente… Gli elettori si spostano sulle forze estreme, il rischio ingovernabilità cresce”, ripete il numero due del Pd che insiste: “Questo clima pesa anche a livello democratico. Più di un terzo degli elettori si sono parcheggiati su formazioni antisistema. E guai se si continuasse in questa situazione dove non c’è crescita, ma solo austerità, tagli e prospettive cupe.

Come può reagire il Pd?
Con un grande progetto per il Paese. Con un’offerta politica capace di attrarre e convincere: noi, Casini e Vendola. Funzionerebbe. Avrebbe appeal europeo. Avrebbe forza.

E Di Pietro?
Lui e Berlusconi hanno scelto la strada più facile: ricorrendo Grillo fanno male all’Italia. Ho ascoltato con incredulità l’ex premier minacciare l’uscita dall’euro e con sconcerto il leader dell’IdV aggredire il Quirinale. Scelte da bocciare con due parole: anti-istituzionali.

La gente è disperata…
Esatto, disperata e alcune forze politiche provano ad approfittarne. Berlusconi parla alla pancia della gente. E come lui Grillo, la Lega, l’Idv… Lo ammetto sono preoccupato. Se applicassimo il porcellum con i sondaggi di oggi l’attuale maggioranza che in Parlamento ha l’85% non arriverebbe al 50. Sarebbe caos e ingovernabilità.

Questo scenario non crede che pesi sulla credibilità dell’Italia all’estero?
Pesa eccome. Noi abbiamo un disperato bisogno che all’estero comprino il nostro debito, ma chi deve farlo oggi sente Grillo ripetere che non vuole pagare i debiti e Berlusconi che vuole uscire dall’euro…  Lo spread resta così alto  anche perché c’è un tasso di irresponsabilità profonda: è come la  tela di Penelope, Monti cuce e altri disfano. È per questo che dobbiamo guardare avanti e dare garanzie di un governo forte con un programma credibile e ambizioso

Esiste l’ipotesi voto anticipato?
No, noi siamo determinatissimi ad andare fino alla fine: non riuscirci sarebbe un segnale di debolezza pesantissimo per il Paese. E poi  dobbiamo cambiare la legge elettorale. Siamo vicini, molti ragionamenti sono in corso. Ce la possiamo fare: i nostri elettori vogliono scegliere i deputati e se non togliamo le liste bloccate avranno una drammatica crisi di rigetto.

A fine mese c’è il decisivo Consiglio europeo…
Deve dare tre messaggi. Uno: la Grecia si tiene a bordo. Due: c’è bisogno di modulare l’austerità. Tre: serve un grande piano per la crescita e per dare lavoro alla gente. Se queste cose non ci sono non voglio nemmeno immaginare quello che potrà succedere.

Può saltare l’euro?
No, ma il rischio che si divida in due è reale: un euro forte e uno mediterraneo. Sarebbe la fine di tutt.

Il Pd è atteso dalle primarie…
Possono essere una grande opportunità: possiamo occupare la scena e togliere ossigeno all’antipolitica montante. È una competizione senza rete dove il rischio è totale, ma anche il fascino è straordinario. C’è però un grande rischio: scivolare in uno scontro sguaiato in cui non si mettano a fuoco i grandi temi del Paese. Questo sarebbe davvero imperdonabile.

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