Dopo Monti cambierà tutto. Idv e Lega se ne rendano conto

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Massimo Giardina, pubblicata su Tempi martedì 31 gennaio 2012

Onorevole Enrico Letta (Pd), con il governo Monti gli equilibri politici sono cambiati. Nel Parlamento i liberal-democratici, pur mantenendo le loro identità, sono uniti nel sostegno all’esecutivo. Da questa situazione presente, come vede il futuro per le elezioni del 2013?
Dopo il Governo Monti nulla sarà più come prima. Per ora stiamo assistendo ad una forte discontinuità in tutti i campi; basti pensare che insieme al Pdl abbiamo votato una mozione sulla giustizia, cosa che fino a qualche mese fa sarebbe stata impensabile. Un altro argomento su cui Pd e Pdl stanno ragionando insieme riguarda la riforma elettorale e i regolamenti parlamentari. Insomma, siamo in una fase rivoluzionaria che può essere paragonata al periodo 1992-1994. Non a caso in quella legislatura cambiarono completamente gli equilibri e nulla fu più come prima. La situazione odierna è simile e siamo di fronte a una cesura i cui esiti sono imprevedibili. L’unica cosa prevedibile è che le cose cambieranno.

Si rileva una forte coesione tra le forze di centro: una situazione che la trova a suo agio?
La coesione è emersa di fronte alla linea che il Presidente della Repubblica ha messo in campo nel 2011 a partire dai 150 anni dell’unità d’Italia e da un clima d’emergenza che ha portato alla nascita del Governo Monti. Questa coesione non nasconde e non copre le differenze che ci sono fra gli schieramenti. Le differenze sono ovvie e evidenti: Pd e Pdl rimangono partiti con progetti politici alternativi fra di loro, ma in questa fase la necessità di lavorare per l’emergenza è forte. Dobbiamo dare più anima politica a questa maggioranza, più coesione, perché le cose da fare per salvare l’Italia e fare le riforme sono necessarie.

Mantenendo le proprie identità partitiche, sarà possibile vedere nelle prossime elezioni le forze di centro riunite in un’unica coalizione con un premier outsider? Magari proveniente dall’attuale esecutivo?
La situazione ideale è che il lavoro del governo sia un lavoro che in questo anno e mezzo faccia uscire l’Italia dalla crisi. Nello stesso tempo occorre porre a compimento la riforma elettorale e modificare i regolamenti parlamentari. Così facendo si darà la possibilità alle forze politiche di andare al voto con una situazione diversa, che dia ai cittadini la possibilità di eleggere il proprio rappresentante e consenta di scegliere due progetti politici guidati da due leader diversi con caratteristiche differenti rispetto al passato. Entrambi i progetti politici per vincere dovranno spostarsi verso il centro senza vezzeggiare le ali estreme come è accaduto fino ad oggi. Questa è la via maestra.

Quindi, come vede la possibilità di far riemergere il patto di Vasto tra Pd, Idv e Sel?
Il tema di fondo è che la Lega e l’Idv in Parlamento non hanno votato l’ultima fiducia al governo. Non è un problema nostro, ma riguarda il loro atteggiamento. Le attuali opposizioni devono decidere cosa vogliono fare nel presente, perché l’idea di tessere alleanze che prescindano dai comportamenti di questo anno e mezzo non è praticabile: per il Pdl con la Lega e per il Pd con l’Idv.

Ma Sel di Vendola non è rappresentato alla Camera e al Senato.

È diverso perché il partito di Vendola non è in Parlamento. Diciamo che la situazione in questo caso è più fluida.

Settimana scorsa Pier Luigi Bersani ha manifestato delle aperture sulla riforma della giustizia. Quali sono le priorità?
La questione chiave è velocizzare il processo civile. La seconda priorità è la questione carceri, in particolare su due temi: il sovraffollamento e lavoro per i detenuti. L’intergruppo per la sussidiarietà (ne abbiamo parlato qualche giorno fa anche nel carcere di Padova insieme al pidiellino Maurizio Lupi) ha messo in campo una proposta di legge per cercare di combattere la sindrome della recidività attraverso la rieducazione nel lavoro.

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