È solo un tentativo disperato di inseguire la leadership perduta

Intervista rilasciata da Enrico a Giovanna Casadio, pubblicata su «La Repubblica» di sabato 20 marzo.

«Berlusconi è disperato e scontato». Enrico Letta è in Veneto, roccaforte del centrodestra, a fare campagna elettorale. Per il vice segretario del Pd l’ annuncio del premier di prevedere – dopo le regionali – una riforma per l’elezione diretta del presidente della Repubblica, è un modo «per rispolverare le sue antiche parole d’ rdine e riacquistare la leadership perduta».

Un annuncio che preoccupa il Pd, onorevole Letta?
«Berlusconi estremizza così il suo leit-motiv: “il popolo mi ha scelto e io faccio quel che mi pare”. Non sta nella nostra Costituzione. La Carta dice: la sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Noi combatteremo questa deriva con tutte le nostre forze. Le affermazioni del premier sono anche una maniera per dare fiato a una manifestazione che è un unicum: è il primo governo in Europa che protesta in piazza, i governi devono offrire soluzioni».

Ma Berlusconi vuole farsi eleggere direttamente dal popolo presidente della Repubblica?
«Questo è un tentativo tra il disperato e lo scontato. Disperato perché sposta l’ attenzione. Non può parlare di cose concrete: la scuola che per le famiglie italiane sta diventando un incubo, tale è l’incertezza sul prossimo anno scolastico; non può parlare di lavoro perché il governo ha bocciato l’allungamento della cassa integrazione di sei mesi; il decreto-incentivi è una legge mancia. Inoltre è un tentativo scontato di rilanciare vecchie parole d’ ordine. Basta girare il Veneto per constatare come la scelta di barattare la Regione con la Lega abbia consegnato a questa la leadership culturale del centrodestra. Il suo stesso elettorato moderato è disorientato. Tutto per avere i leghisti dalla sua parte, a difenderlo anche nelle vicende politico-giudiziarie che lo riguardano».

Quel gran parlare di dialogo tra maggioranza e opposizione sulle riforme, senza mai decollare?
«Un annuncio come questo di Berlusconi lo rende ancora più difficile. Le intese che si potrebbero raggiungere in Parlamento sono su tutto, tranne che sul presidenzialismo. I punti su cui il dialogo è possibile sono quelli della famosa “bozza Violante”, ovvero riduzione del numero dei parlamentari, potenziamento dei poteri del premier e fine del bicameralismo».

Che effetto fa al Pd un’ uscita così, a una settimana delle regionali?
«Un buon motivo per spingerci a un rush finale pancia a terra».

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