Esecutivo paralizzato dal braccio di ferro con il tesoro

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Ettore Colombo, pubblicata sul Messaggero mercoledì 19 ottobre

Enrico Letta, vicesegretario del Pd, ha fama di moderato ma il suo giudizio sul governo è impietoso.

Il premier ammette: sul dl sviluppo non ci sono soldi. E adesso, onorevole Letta?

Il decreto sviluppo senza risorse e senza investimenti è una contraddizione in termini, un nonsense. Siamo alla famosa pratica dell’ammuina della Marina borbonica dei tempi di re Franceschiello. La verità, però, è un’altra.

Quale?

Il  governo non può né vuole fare nulla perché il braccio di ferro in corso tra Berlusconi e Tremonti sulla nomina, bloccata da mesi, del nuovo governatore di Bankitalia, ne ha paralizzato la sua azione e fin quando non si risolve restano solo le chiacchiere. E decreti scatole vuoti come il dl sviluppo. Aggiungo che stiamo per fare l’ennesima brutta figura di dimensioni europee e internazionali. Domenica si riuniscono i vertici dell’Ue e molti Paesi sono già pronti a chiederci conto della mancata nomina del successore di Draghi anche perché la cosa pesa direttamente nei delicati equilibri interni alla Bce di cui proprio Draghi sta per prendere le redini: non saranno teneri.

Torniamo al dl sviluppo.

Il problema di fondo è che le politiche per lo sviluppo non si fanno per decreto. Servono politiche economiche radicalmente diverse da quelle dell’attuale governo. E serve, soprattutto, un altro governo che le attui perché questo non ne è assolutamente in grado. Lo dicono tutti gli attori sociali, dalla Chiesa cattolica a Confindustria.

Ci fa un esempio?

Tre, i principali. Sulle infrastrutture, porti e aeroporti in testa, nodi e connessioni vitali del sistema, servono scelte concrete e precise. Venti milioni di ricchi europei, ormai, non più solo italiani, che vivono nel Nord Italia per via delle non scelte di questo governo vanno a prendere gli aerei altrove, a Parigi, Monaco, Francoforte, disertando gli hub di casa nostra. Idem per i porti: Valencia, Marsiglia e Alessandria stanno soppiantando quelli italiani. Poi c’è la urgente necessità di incentivi per il lavoro dei giovani, e per un lavoro che sia stabile. Infine, c’è bisogno di una misura ad hoc per il Sud per far ripartire il Mezzogiorno attraverso il credito d’imposta.

Tremonti potrebbe rispondervi quello che dice ai frondisti del Pdl: non ci sono i soldi.

Infatti, è necessaria una risposta complessiva sia sul lato del debito che della crescita. Penso, tanto per cominciare, al ricavato della dismissione del patrimonio pubblico e della valorizzazione di quello privato. Inoltre è paradossale che questo governo continui a parlare di decreto sviluppo quando, a maggio, ha già varato un dl sviluppo tra grandi annunci e grandi squilli di trombe, ma ancora non se ne vedono i decreti attuativi.

Morale, governo bocciato su tutta la linea?

Guardi, alla sfiducia dei mercati e della gente normale si somma la sfiducia di tutti gli attori sociali, ultimi in ordine di tempo ma non in ordine di critiche Confindustria, rete Imprese, sindacati. Dell’altro ieri è la sfiducia del mondo cattolico, che chiede un nuovo governo all’altezza delle sfide. Ecco perché ripeto: bisogna, in tempi rapidissimi, dar vita a un governo di responsabilità nazionale.

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