Fuori dalla realtà. Faccia la manovra o si dimetta

Intervista rilasciata da Enrico a Roberto Brunelli, pubblicata su l’Unità giovedì 23 giugno

Onorevole Letta, che ne pensa del discorso di Berlusconi?

«Penso che sia stato lo specchio del suo crepuscolo. In altre occasioni il premier era riuscito a tirar fuori il guizzo, a rilanciare la sua leadership. Ora ha dato l’immagine plastica del proprio declino. Le sue parole hanno un unico obiettivo: quello di sopravvivere, di galleggiare. E che questa sia la cifra della seduta di oggi è una notizia molto triste per gli italiani».

Dunque lo scollamento dalla realtà che esce dalle parole del premier non è intenzionale? Non è più la sua «favola», portata alle estreme conseguenze?

«È il tentativo, appunto, di perseguire un’agenda di sopravvivenza che però è drammaticamente lontana da quella degli italiani. Questa contiene altri temi: la precarietà, la totale marginalizzazione dei giovani, il tema dei saperi in un’Italia che ha visto umiliato il mondo della scuola, dell’università, della cultura, il tema di come dare alle imprese semplificazione e di come dare agli italiani una giustizia civile che funzioni, il tema di come risolvere i tempi dei pagamenti. Si tratta di sei questioni-chiave per far ripartire la crescita, questioni che finora non hanno avuto risposta. Berlusconi ha riproposto un repertorio vecchio, stanco, ripetitivo. Un’immagine che si completa con l’aggrappamento a Bossi: due stelle declinanti che si appoggiano a vicenda per evitare di andare a casa».

Ma quanto può durare l’esecutivo Berlusconi-Bossi-Scilipoti? Dicono di avere i numeri, a cominciare dai 317 sì della fiducia di ieri, ma politicamente sono numeri di burro…

«È importante spiegare la differenza tra il raggiungere con la fiducia 317 sì, ottenuti una sola volta in un orario predefinito e per una votazione che dura un’ora e mezza, un lasso di tempo nel quale sai che devi andare a votare, lo sai da giorni prima ed il numero viene raggiunto con tutti i ministri presenti… ma nell’attività normale in parlamento la maggioranza non c’è, come si è visto con il voto sui ministeri al nord. Insomma, se si andasse a votazioni continue, non reggerebbero. Le cose che Berlusconi ha promesso oggi non sarà in grado di farle: la riforma della Costituzione, quella del fisco… Come tutte le cose che fa, i suoi numeri non hanno riscontro con la realtà».

Numeri che servono al governo per passare restate, forse…

«Un governo Leone, mi verrebbe da dire, non fosse che questo stesso governo domani va a Bruxelles per confermare l’impegno sottoscritto con l’Europa di fare un manovra da 40 miliardi di euro per tre anni. I mercati hanno messo nel mirino l’Italia e questa manovra. Ergo: la manovra non è aggirabile, il governa dica come ha intenzione di farla, altrimenti si dimetta. Ma il premier ha mancato di dire quali siano i contenuti dell’operazione, ossia 40 miliardi di tagli. La mancanza di questi contenuti è pericolosa. La speculazione non ci mette niente a colpirci di fronte ai un paese che prende gli impegni e non li mantiene. Il discorso di oggi invece di avvicinarci a Berlino rischia di portarci ad Atene».

Anche Bossi ha qualche problema con la realtà La sua base non sembra contenta di seguire Berlusconi all’infinito…

«È l’egoismo di due leader che non si rendono conto che sono d’intralcio al paese e anche ai loro stessi partiti. I quali, però, essendo stati costruiti secondo un meccanismo proprietario, non hanno la forza, come avviene in tutte le democrazie moderne, di sostituire i propri leader quando hanno fatto il loro tempo, per cui rischiano di finire insieme a loro».

L’unico a non essersi accorto delle amministrative e del referendum pare essere stato il premier. Però si tratta di risultati che impongono nuove sfide al Pd…

Il Pd oggi ha tre sfide davanti, di cui cominceremo a discutere nella la direzione nazionale di venerdì (domani per chi legge, ndr). Primo, il partito: dobbiamo prendere atto che alle amministrative abbiamo vinto laddove il partito ha funzionato, e abbiamo perso dove non ha funzionato, come a Napoli e in Calabria. Secondo, il progetto per l’Italia: a giorni arriverà in tutte le feste e in tutti i circoli la sintesi dei documenti approvati nelle tre assemblee nazionali dell’ultimo anno. È a partire da quello é dalla discussione che faremo che si definirà il profilo del progetto. Terzo, la coalizione: dobbiamo costruire attorno al Pd una coalizione con Idv, Sel e Udc, che sia una coalizione tra partiti profondamente aperta al protagonismo della società. Certo, non si sentiva il bisogno di un intervento come quello di Di Pietro ieri in aula, scomposto e incomprensibile, che ha dato un sostegno inspiegabile al premier. Purtroppo sono comportamenti che rompono quel clima unitario che è la condizione principale per battere Berlusconi…».

Dicevamo del referendum…

«Appunto: dobbiamo trovare la ricetta giusta, come successe nel 96 con Prodi, per costruire le modalità perché la società participi alla rincorsa per la vittoria elettorale. È un tema molto importante: il referendum e il caso Pisapia dimostrano che obiettivi impossibili si raggiungono soltanto con il protagonismo della società: i partiti non bastano».

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