Governo bloccato. Tradito l’appello del Colle

Intervista rilasciata da Enrico a Diodato Pirone, pubblicata sul Messaggero, sabato 27 agosto.

«Il governo non ha capito la lezione e sta tornando rapidamente alle vecchie abitudini: vertici inconcludenti, mediazioni fra correnti e correntine, la ricerca della mitica quadra di Bossi, il tutto condito da piccole chicche come l’annuncio dell’ennesima dieta di Berlusconi. Proprio non si rendono conto della minaccia di un settembre che continuerà ad essere rovente sul fronte dei conti». Rilancia l’allarme il vice segretario del Pd Enrico Letta, non a caso in vista della settimana decisiva per il varo della manovra.

Onorevole Letta, non le sembra di peccare di eccessivo pessimismo?

Il fatto è che le manovre varate a Luglio e Agosto sono nate vecchie.

Ovvero?

Il loro obiettivo è il pareggio di bilancio ma collegato soprattutto a uno dei due parametri fondamentali di Maastricht, quello del deficit

E perché sarebbero manovre vecchie?

ora i mercati si stanno focalizzando sull’altro parametro: il debito. Oggi il vero nemico è lo stock di debito. E quello italiano è fra i più alti al mondo.

Resta il fatto che i mercati sembrano essersi calmati.

Occhio al fuoco sotto la cenere. Ce la siamo cavata finora perché durante l’estate i mercati sono meno liquidi, perché abilmente i tecnici del Tesoro hanno rinviato alcune aste chiedendo meno denaro agli operatori e per il maxi-aiuto della Bce. Ora però rischiamo di affrontare a mani nude i possibili attacchi di settembre.

Beh, il governo sta per approvare la manovra bis.

Già, ma lo sta facendo nel peggiore dei modi.

Per la confusione sulle modifiche?

Vedo una incredibile diluizione dei tempi di approvazione e soprattutto la riduzione del dibattito ai giochetti interni: una maggioranza in disfacimento cerca un equilibrio che non può trovare magari attraverso la ghigliottina della fiducia. Non era questo quello che ha ipotizzato il Presidente della Repubblica, quando ha chiesto una discussione concreta sui contenuti e la più ampia convergenza possibile.

Napolitano ha criticato anche l’Opposizione.

Abbiamo presentato proposte dettagliate per dimostrare volontà di partecipazione. Non vogliamo star lì, tranquilli, a dire i nostri no perché sappiamo c’è bisogno anche dei nostri sì.

Questo ci porta al primo punto: come affronteremo eventuali nuovi assalti a settembre?

Questo governo non è quello giusto. Se il debito dovesse diventare il primo punto dell’agenda andrebbe concordato con Bruxelles un piano per aggredirlo e ridurlo in tempi relativamente rapidi».

Come?

Le ipotesi in campo sono molte: dismissioni di patrimonio pubblico; compartecipazione dei cittadini, interventi sui patrimoni privati. Non ha senso entrare nel merito in questa sede. Mi interessa ricordare l’importanza del tema ricordando che circa la metà del debito italiano è in mano a operatori stranieri.

Intanto però a sinistra si discute molto dello sciopero generale indetto dalla CGIL…

Rispetto l’autonomia delle parti sociali sia quando scioperano che quando raggiungono un accordo. Ritengo naturale la partecipazione dei militanti del PD alle manifestazioni sindacali. Tuttavia non nascondo che la tempistica dello sciopero mi lascia molto perplesso. Il PD si sta battendo per far cambiare binario alla manovra. Si sarebbe potuto aspettare l’esito di questo tentativo e comunque, come dice Bersani, l’unità del partito non sarà messa in discussione da questa vicenda.

La violenza della crisi sembra aver preso la maggioranza in contropiede. E il PD?

Noi abbiamo davanti due scenari: possiamo comportarci come ha fatto in Grecia l’opposizione di centro-destra di Nuova democrazia che non collabora con un governo affidabile come quello socialista senza per questo salire nei sondaggi. L’altra strada è quella di diventare il Country Party, il partito del Paese. È una strada difficile perché l’Italia è un Paese diviso e divisivo. Tuttavia la nostra parte cerchiamo di farla. Ad esempio nella nostra articolata manovra presentata da Bersani c’è una proposta seria per tagliare i costi della politica eliminando gran parte del nostro personale politic.

Ultima domanda: la vicenda Penati riapre la questione morale nel PD?

È evidente che la lettura sui giornali delle motivazioni dei giudici è scioccante.

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