Impossibile collaborare

Articolo di Enrico, pubblicato su Europa mercoledì 29 giugno

Quando Berlusconi scese in campo nel 1994 fece sognare gli italiani promettendo loro di portare in Italia l’America. Oggi alla conclusione della sua parabola il motto è “non finiamo come la Grecia”.
In questa discesa c’è la sovrapposizione tra i destini del paese e quelli dell’uomo che ne ha caratterizzato la politica nella maggioranza di questi diciassette anni. Ed è la manovra che domani il consiglio dei ministri affronterà il paradigma di questa discesa così repentina.
La manovra riprende in tutto la politica seguita in questi tre anni dal governo, caratterizzata da tagli lineari che hanno tenuto a bada il deficit ma non hanno migliorato la qualità della nostra spesa pubblica.
L’hanno resa anzi più improduttiva, peggiorando quindi non solo la condizione sociale del paese, ma aggravando anche pesantemente le performance di crescita dell’Italia. L’ultimo dato previsionale abbassa sotto l’1 per cento le prospettive di crescita del paese. E siamo all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento del cosiddetto decreto legge sullo Sviluppo. Partito con grandi pronunciamenti enfatici la settimana precedente al voto amministrativo e arrivato mestamente e senza le luci della ribalta al traguardo, monco di parti significative,senza che nessuno scommetta un euro sulle capacità di questo provvedimento di trascinare l’asfittico tasso di crescita del paese.
L’Italia si trova oggi all’angolo. Il governo che gli italiani hanno rifiutato con il referendum e le ultime amministrative porta a casa il risultato di un triennio in cui l’Italia raggiunge il ventiseiesimo posto su ventisette nella classifica europea della crescita. Eppure la crisi l’hanno avuta tutti e ventisette.
E questo stesso governo è costretto ad accettare l’esito di un negoziato con Bruxelles e con i mercati che obbligherà il paese ad una pesante manovra pluriennale di rientro dal debito. Il fatto poi che le misure più pesanti siano spostate al 2013 e al 2014 rende ancora più inaccettabile la linea del governo. È lo stesso metodo col quale nell’altra legislatura risolsero la questione delle pensioni con lo “scalone Maroni” scaricato sulla legislatura successiva.
Come si fa a chiedere collaborazione alle opposizioni come ha fatto ritualmente Berlusconi domenica e poi fare scelte furbesche così meschine come quelle di scaricare sulla prossima legislatura gli oneri più pesanti? La situazione di instabilità dell’economia europea è tale che l’Italia non può permettersi di smarcarsi dagli obiettivi europei. I rischi sarebbero impensabili.
Ma non si può continuare così. Saremmo periodicamente chiamati a coprire i buchi di bilancio di un sistema in cui l’assenza di prospettive di crescita rende impossibile un equilibrio futuro positivo. La nostra richiesta di voltar pagina non è solo un dovere per chi sta all’opposizione.
A questo punto è un dovere per il paese.

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