La favola del perfetto democratico

Un Pd perfetto? Sbagliato puntare a questa soluzione; piuttosto tutti devono impegnarsi a un partito con «qualche difetto ma che sia poi in grado di tornare a parlare ai cittadini e assieme ad essi correggere i difetti della società». Questo il messaggio di Enrico, che all’Assemblea nazionale del partito ha letto una poesia di Gianni Rodari, dalla quale ha invitato a prendere insegnamento. Enrico ha criticato i «tanti soloni che stanno attorno al Pd a farci la morale», parole che alla fine ha spiegato si riferivano «a persone come Di Pietro e Santoro». Quanto ai dirigenti e ai militanti del Pd «devono riscoprire la fatica e l’orgoglio di impegnarsi. Saranno questi due elementi che faranno vincere il riformismo». Ad avvalorare il proprio discorso il vicesegretario del Pd ha letto la poesia di Gianni Rodari ‘Il Paese Senza Errori’, da lui ribattezzata «la favola del perfetto democratico».

«C’era una volta un uomo che andava per terra e per mare, in cerca di un Paese Senza Errori.
Cammina e cammina, non faceva che camminare, paesi ne vedeva di tutti i colori, di lunghi, di larghi, di freddi, di caldi, di così così: e se trovava un errore là ne trovava due qui. Scoperto l’errore, ripigliava il fagotto e ripartiva in quattro e quattro otto. C’erano paesi senza acqua, paesi senza vino, paesi senza paesi, perfino, ma il Paese Senza Errori dove stava? Voi direte: Era un brav’uomo. Uno che cercava una bella cosa. Scusate, però, non era meglio se si fermava in un posto qualunque, e di tutti quegli errori ne correggeva un po’?».

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