Basta Forrest Gump.

Intervista rilasciata da Enrico a Denise Pardo pubblicata su l’Espresso venerdì 20 maggio

Aspettavamo un momento come questo da cinque anni, un tempo infinito”. Nella stanza che fu di Beniamino Andreatta all’Arel, proprio dove fu offerta la leadership a Romano Prodi, Enrico Letta, vice segretario Pd, commenta i risultati delle amministrative, Milano in testa, inaspettati, dunque esaltanti.

La lezione di questo voto?
“Dobbiamo fare il grande sforzo, noi in primis, per cambiare la bussola, tarata proprio da Silvio Berlusconi sui punti cardinali della guerra fredda: destra, centro, sinistra, radicali, moderati. E puntare su comportamenti, persone, valori. E sobrietà, soprattutto. Oltre che sul metodo con cui si viene designati, Torino e Milano sono frutto delle primarie. C’è stato il pasticcio di Napoli, è vero, ma lì sono state inquinate”.

A proposito di bussola, nessuna esplosione del Terzo Polo. Lei, sostenitore del centro, che ne dice?
“Il Terzo Polo non ha ancora un profilo definito. In più, il voto trasformato da Berlusconi in un test sulla sua persona ha tolto lo spazio a un’altra posizione. Detto questo, penso come lo pensa Bersani, che si debba trovare un’intesa con Casini. Paradossalmente ora è più fattibile: le elezioni hanno dimostrato che le prospettive di un centro solitario si sono ridimensionate rispetto alle aspettative”.

Eppure persino Romano Prodi ha detto che l’alternativa non parte da lì.
“Ha ragione Prodi. Partiamo da noi stessi. Mettiamo il progetto e l’idea di Italia al centro. Apriamo una grande piazza virtuale e fisica da cui con Bersani, Di Pietro, Vendola e Casini lanciare l’invito a persone non professioniste della politica, come fu ai tempi dell’Ulivo, e come è stato per Giuliano Pisapia. E far partire tre priorità: i giovani da rimettere nel motore del paese, la politica da riformare, i saperi sui quali investire per una crescita basata su imprese solide e di qualità. Sono convinto che si farà un’intesa costituente in vista di una prossima legislatura per un buon governo e per riscrivere le regole di una nuova sobrietà, anche e soprattutto verso i privilegi pubblici. Oggi sappiamo che l’alternativa ci può essere, e che gli italiani la chiedono. Ma questo è un discorso di prospettiva”
E ora, invece?
“Primo, concentrarci sui ballottaggi. E oltre a Milano, ci sono tante altre città da vincere. Secondo, portare uno come Sergio Chiamparino nella cabina di guida del Pd e lanciare subito Nicola Zingaretti alla riconquista di Roma. Terzo, soprattutto non pensare che per il centrosinistra sia fatta. Al Nord sta andando bene. Ma c’è un problema molto profondo al Sud, in Calabria, in Campania dove abbiamo governato e male. Per non parlare della bella confusione in corso in Sicilia. Non dobbiamo né possiamo sbagliare l’analisi”.

Prodi ha anche detto, e lui se ne intende, basta con le alleanze spurie e strane. Casini e Di Pietro, per esempio?
“Stanno già insieme in regioni e città, vedi le Marche. Ma io non sono ossessionato dalle alleanze, anzi basta parlarne. Verranno da sé. Due anni fa, lei avrebbe immaginato che in queste elezioni Fini e Casini avrebbero fatto di tutto, come hanno fatto, per buttare giù Berlusconi? E che non si sarebbero schierati né con Moratti né con Lettieri? La politica è un percorso e parlare ora di future alleanze può sembrare azzardato ma la mia previsione è che si faranno”.

Il Pd ha un bel problema di lotte fratricide ripetute all’infinito.
“Il vero punto di forza è che oggi siamo più uniti. Alla riunione del coordinamento, dopo la sua relazione Bersani ha avuto un applauso caloroso. Tutti hanno detto inutile discutere, chiudiamo qui. Abbiamo imparato. Negli ultimi tempi nei confronti dell’opposizione, il sentimento comune si era trasformato da solidarietà ad atto di accusa. Questo è stato salutare. E forse ci aiuterà a cambiare quell’atteggiamento precisino e sgobbone che abbiamo spesso e che non va bene. La politica non può essere gestita con la logica dell’amministratore di condominio. Dobbiamo essere un po’ meno Forrest Gump. Vorrei che provassimo io in primis, a somigliare di più a Jack Sparrow, pirata dei Caraibi”.

Chi è il vincitore delle elezioni?
“Se il premier è lo sconfitto, il vincitore è Bersani, persona determinata e generosa. In questi anni è stato molto sottovalutato. Ma è riuscito a tenere il rapporto con il Terzo Polo e a ottenere disciplina da Vendola e Di Pietro, due politici molto talentuosi ma spesso indisciplinati. In queste amministrative si è vista la generosità del Pd che si è fatto carico (sospiro) anche di vicende faticose, vedi Napoli, Bologna…”.

Bersani è uno Jack Sparrow?
“Ognuno è quello che è. Intanto, però, facciamogli vedere il film”.

Dietro l’angolo c’è Montezemolo.
“Sono convinto che ci sia spazio e posto per chi non viene dalla politica. Lui il leader?Noi proponiamo Bersani, il nostro segretario. Quel che conta è che l’aria è cambiata perché l’abbiamo cambiata noi. C’è dell’orgoglio oggi, e lo voglio sottolineare. Siamo riusciti a mettere insieme larghezza di coalizione, generosità, buoni candidati, buoni programmi e unità. Forse la chiave è stato il tricolore, la sintonia con il sentimento di patriottismo dell’anniversario dei 150 anni interpretato in modo straordinario da Giorgio Napolitano. E credo che il voto basso della Lega sia anche dovuto non solo a problemi nella maggioranza, ma all’aver toppato il feeling con gli italiani che nella vita di tutti i giorni appendevano la bandiera sul terrazzo di casa”.

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