Lavoro, basta con totem ideologici. Ora riforma a tappe dell’articolo 18

Intervista rilasciata a Pierfrancesco De Robertis pubblicata su QN lunedì 5 marzo 2012

Onorevole Enrico Letto, sta per iniziare una settimana decisiva per la trattativa sul lavoro. Come finirà?
“Siamo allo snodo centrale: capire la disponibilità di risorse per la questione ammortizzatori sociali. È una trattativa che si chiude se oltre al ministro del Welfare entra in campo anche il ministro dell’Economia”.

Spendere miliardi per riformare l’articolo 18 ha un senso economico?
“Guardi, bisogna entrare in una logica di sperimentazioni. L’idea che quella dell’articolo 18 possa essere la riforma che modifica da subito tutto mi pare poco realistica”.

Mette le mani avanti?
“No. Dico che servirà pensare a gradualismi, a più tappe, nelle quali si possa mettere insieme un nuovo sistema di ammortizzatori sociali: facciamo una sperimentazione, con un contratto di inserimento triennale per i giovani, e per loro sospendiamo l’articolo 18. Poi, dopo 24 mesi, prevediamo un tagliando e vediamo quanti sono i nuovi assunti. Questa è la classica riforma in cui servono verifiche sul campo”.

Ma è cosi importante per il destino del nostro Paese?
“È diventato un totem, con un profondo carico simbolico”

A volte i simboli sono importanti…
“Me ne rendo conto, anche a livello di mercati, ma adesso va de-ideologizzato”.

I vantaggi per il governo di un accordo-sperimentazione a cui Lei allude?
“Monti farebbe vedere ai mercati finanziari che abbiamo intenzioni serie e che vogliamo risolvere i nostri problemi. Non è poco”.

Quale deve essere il rapporto del Pd con la Cgil?
“Serve l’autonomia della parti: non facciamo la cinghia di trasmissione con la Cgil, come non dobbiamo farla con la Cisl”.

Se governo e parti sociali raggiungessero un accordo, voi Io accettereste?
“Non c’è dubbio, andrebbe preso a scatola chiusa”.

Come giudica la proposta Camusso sulla patrimoniale?
“Credo che su questo tema il governo abbia già discusso a dicembre. Argomento superato”.

Sulla lotta all’evasione che voto dà al governo?
“Bene. Monti ha capito che la questione fondamentale è culturale, pedagogica quasi, e mi pare che in questi due mesi la situazione sia cambiata in meglio”.

Come si uscirà dall’impasse sulle banche?
“Si deve creare una triangolazione governo-Parlamento-banche, da una parte per trovare le modalità per cui le risorse che dalla Bce sono arrivate agli istituti di credito entrino nel circuito economico e dall’altra per non pensare che le banche facciano gratis il loro lavoro”.

Chi deve fare la prima mossa?
“Penso sia il governo”.

Catricalà ha rilanciato la palla al Parlamento.
“Ho trovato la risposta non molto saggia. Il Parlamento farà la sua parte, ma in questa vicenda il governo deve assumere l’iniziativa”.

Passiamo a temi politici. I commenti dei leader del centrosinistra alla vicenda Tav sembrano stracciare definitivamente la foto di Vasto.
“Vasto fa parte del passato”.

Ogni tanto qualcuno la ritira fuori, almeno come tentazione.
“La ritira fuori solo Di Pietro. Vasto non in quanto Vasto ma in quanto espressione di ciò che è accaduto prima del novembre scorso è morto e sepolto. Il tema di fondo è che dopo il governo Monti nulla sarà più come prima”.

E come sarà?
“Non sono un indovino. So solo che nulla sarà più come prima”.

Nel merito della Tav, lei che è stato ministro dell’Industria, che cosa pensa?
“Deve essere una prova di maturità del Paese, nella quale verificare se la democrazia può funzionare o no. Si tratta di un’opera pubblica importante, che avvicina Milano e Torino al cuore dell’Europa, il cui tracciato è stato prima varato da giunte di ogni colore politico, poi cambiato ascoltando le comunità locali. Ora la democrazia deve andare avanti”.

Parliamo della “Grosse Koalition” proposta da Berlusconi. Bersani è apparso deciso nel rifiutarla, e lei?
“Con il suo incredibile comportamento Berlusconi ha commesso un ‘delfinicidio’ contro Alfano e ha dimostrato la sua inaffidabilità. Come si può fare patti con lui che scarica, come se niente fosse, il suo successore? Alfano che tra l’altro difendo, perché con Casini e Bersani ha lavorato bene ed è stato determinante in questi 100 giorni di svolta per l’Italia”.

Ma al netto di quella che definisce la strumentalità interna, l’idea della grosse Koalition le piace?
“Il discorso si ferma qui. E poi abbiamo detto poco fa che tutto sarà diverso da quello che è adesso”.

I partiti stanno lavorando sulla legge elettorale. Riusciranno a portare a casa qualcosa?
“La legge elettorale va assolutamente cambiata, pena il suicidio della politica”.

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