Letta in ospedale dai feriti. “Il Paese è con Genova”

Il premier Enrico Letta visita i feriti ricoverati a Villa Scassi, GenovaAlessandra Costante e Vincenzo Galliano per Il Secolo XIX

«Questa è una tragedia immane. Sono qui per un gesto di vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti e per portare la solidarietà di tutto il Paese alla città di Genova».
Partito da Roma con un aereo di Stato, Enrico Letta è atterrato al Colombo poco dopo le 19 di ieri. Prima
tappa, una ventina di minuti più tardi, l’ospedale Villa Scassi dove sono ricoverati due dei quattro militari
della Capitaneria feriti nel disastro della “Jolly Nero“: Gabriele Russo, 32 anni, messinese, e Giorgio Meo, 35 anni, originario di Taranto. Il premier – sempre accompagnato dal sindaco Marco Doria e dal presidente della Regione, Claudio Burlando – si è poi trasferito al Galliera per visitare gli altri due feriti: Enea Pecchi, 40 anni, di Pavia e Raffaele Chiarlone, 36 anni, di Cairo Montenotte. «Come state?», ha chiesto Letta a ciascuno di loro. «Sappiate che vi sono vicino, tutti noi vi siamo vicini», ha aggiunto ogni volta, prima di congedarsi da ciascuno dei quattro sopravissuti.

Il presidente del Consiglio ha concluso la visita a Genova, ieri poco dopo le 20, con un sopralluogo – già annunciato sin dalla mattinata – a Molo Giano, teatro dello spaventosa collisione della portacontainer del gruppo Messina con la torre dei piloti. E’ qui che Letta, affiancato dai rappresentanti delle autorità locali, parla di «immane tragedia». Mentre pronuncia queste parole, il capo del governo è visibilmente teso e amareggiato.
«Quando ha visto le macerie, ho letto lo sgomento nel suo sguardo», confessa il presidente dell’Autorità
portuale, Luigi Merlo, che lo ha seguito passo passo, accanto all’ammiraglio Felicio Angrisano, capo
della Capitaneria, nel sopralluogo in porto. Nella “zona rossa”, offlimits per la stampa e protetta da un fitto cordone di carabinieri, Letta è entrato in auto accompagnato dalla scorta.
Lì è rimasto circa un quarto d’ora informandosi, soprattutto, sulle modalità di manovra delle navi in entrata e in uscita dal porto. Il premier è rimasto alcuni minuti ad osservare, muto e attento, il monitor su cui scorrevano le immagini dei sub al lavoro nello specchio acqueo su cui si è accasciata la mastodontica torre come fosse di cartone. Ha osservato, a lungo, in lontananza la “Jolly Nero”, ormeggiata a qualche centinaio di metri di distanza dal “mozzicone” della torre di controllo portuale.

Nessuna domanda sulla dinamica dell’incidente: «Quella – spiega Merlo – la conosceva già molto bene: è da stamattina (ieri mattina, ndr) che ci sentiamo a più riprese al telefono».

Al Villa Scassi il corteo “presidenziale”, composto da quattro auto, arriva alle 19,18 e si ferma proprio davanti all’ingresso del reparto di rianimazione. Letta sale rapidamente, per le scale, al secondo piano della palazzina e si infila, scuro in volto, nel reparto dove si trova Meo. Lo seguono, a ruota, i vertici al gran completo dell’ospedale. Pochi minuti di colloquio. Letta esce e si dirige, a passo svelto, al reparto di ortopedia per salutare Russo. Un quarto d`ora dopo è nuovamente in auto, destinazione Galliera. Qui Letta arriva poco prima delle 20. Rapido “consulto”, in una stanza chiusa, con i medici che hanno in cura Chiarlone e Pecchi. Chiede notizie. In modo asciutto, senza retorica. Ha ascoltato i medici senza battere ciglio, poi sempre in silenzio percorre un corridoio di pochi metri, fino al reparto di degenza breve del pronto soccorso. In piedi, a fianco del letto di Chiarlone, 36 anni, rimasto chiuso in un ascensore precipitato in mare, ascoltato il racconto del sottufficiale di Cairo Montenotte.
Parole che sembrano impressionare molto il premier. «Quando sono riuscito ad aprire l’ascensore pensavo di essere salvo e invece ero in fondo al mare e sulla testa, al buio, toccavo solo lastre di cemento. Il braccio rotto? Non sentivo alcun dolore: volevo solo vivere per mio figlio» è il ricordo di
Chiarlone. Nella stanza, insieme al militare ferito, il premier rimane una manciata di minuti. All’uscita
poche parole di solidarietà e cordoglio: «Sono qui per portare la solidarietà del Paese ai feriti, alle loro famiglie e alle famiglie di tutti». Gesti concreti, però, per il momento il governo non è in grado di prometterne: «Si farà ciò che si potrà – sussurra il presidente del consiglio – questo è il momento di vicinanza alle famiglie».

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