Letta: «Noi europeisti contro i sovranisti»

ac_trump_eu_comp1Intervista a Enrico Letta di Roberta D’Angelo per Avvenire del 31 gennaio 2017

Per l’Europa «si è aperta una sfida esistenziale ». Le mosse di Trump stanno rivoluzionando la politica occidentale e mondiale. «Dobbiamo prepararci a un lungo inverno politico. Ma ex malo bonum », dice non senza preoccupazione l’ex premier Enrico Letta, da due anni a Parigi, dove dirige la Scuola di Affari internazionali dell’Istituto di studi politici della capitale francese (Institut d’études politiques de Paris-Sciences Po). Oggi «siamo di fronte a due nuove polarità, che superano le antiche categorie di destra e di sinistra e sono chiusura ‘sovranista’ e apertura ‘integrazionista’ ». L’Europa deve iniziare a giocare le sue carte.

Trump ha detto di aver preso le sue misure «per non fare la fine dell’Europa».
Trovo insultante tutto questo, perché una parte di questa crisi riporta alla guerra in Iraq. La causa della crisi è figlia degli errori dell’ultimo presidente repubblicano, il predecessore politico diretto di Trump. Il grosso quantitativo di rifugiati vengono da Iraq, Afghanistan e Siria, dal corno d’Africa, dal Sudan. Ma la gran parte sono frutto delle guerre di Bush, che geograficamente erano più vicine all’Europa. Noi ne abbiamo pagato le conseguenze. Ci si trova in una situazione in cui noi paghiamo il conto, anche politico e – oltre tutto – Trump si scarica da ogni responsabilità. Siamo oltre la post-verità. E la verità va ristabilita.

Cosa intende per conto politico?
Una parte di queste conseguenze è alla base dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Si è verificato quanto aveva detto Giovanni Paolo II, quando tentava di scongiurare la guerra, perché, spiegava, alla fine avremmo visto solo disastri. E la guerra all’Iraq ci ha portato un disastro nel Mediterraneo, la Brexit, l’emergenza profughi…

Trump risponde ai disastri con i muri. L’Ue non è che abbia accolto con slancio i profughi…
L’Europa ultimamente ha fatto qualche passo avanti nell’accoglienza, anche se è poco rispetto a quello che dovrebbe fare. Ma qui il problema è complessivo. Ci sono due minacce per l’Europa: Trump e Brexit, che infatti si sono incontrati e riconosciuti. Il loro nemico è l’Europa, perché hanno un approccio “sovranista”, in cui la frontiera diventa la cosa più importante, mentre la logica dell’Europa è di apertura e integrazione.

E allora qual è il ruolo europeo?
Per l’Ue è l’occasione di diventare adulta. L’Europa si è potuta permettere politicamente di restare adolescente, perché contava sullo “Zio Sam”, l’ombrello americano. Oggi, dopo 70 anni di pacifico dopoguerra, tutto è cambiato all’improvviso. L’Europa deve alzarsi in piedi ma deve reagire perché è chiaro che oggi Trump è una minaccia per la coesione europea. Lo si capisce dal rapporto con la Gran Bretagna e da come si sta muovendo.

Anche la May sembra imbarazzata dall’“editto” di Trump.
Il Regno Unito è la prima vittima di questa vicenda. Theresa May è andata sconsideratamente al primo incontro con Trump e si è ritrovata con questa decisione che non può piacere alla Gran Bretagna, che ha al suo interno una componente musulmana molto forte, che nasce dal Commonwealth, tanto che il sindaco di Londra è musulmano. Che sia una Gran Bretagna dei laburisti o dei conservatori, il principio è contrario alla sua storia.

Trump ha scelto i suoi interlocutori.
Sono interlocutori non tradizionali degli Stati Uniti. Un messaggio inquietante per l’Europa, sostituita come interlocutore privilegiato.

E gli interlocutori europei oggi chi sono?
È importante che l’Europa si apra, che il rapporto con il Canada si rafforzi, che si rafforzino i rapporti con la Cina e con il continente asiatico. E che non ci si chiuda nel protezionismo commerciale, che è una trappola per l’economia europea: rischiamo un altro 1929.

In questo clima il terrorismo è più forte? L’attentato in Canada è una coincidenza?
È troppo presto per dirlo. Quello che è certo che le ragioni dell’odio stanno trionfando. Siamo in una spirale di violenza e l’odio genera odio. Colpisce il plastico legame tra l’atteggiamento di sfida aperta preso dal primo ministro del Canada. Difficile capire se ci sono relazioni, ma è certo che quanto sta accadendo negli Usa è un po’ una svolta e aveva torto chi pensava che le parole di Trump in campagna elettorale fossero solo per prendere voti, che lui sarebbe stato un nuovo Reagan. I fatti sono anche peggio delle parole.

Ma negli Usa i procuratori generali e i diplomatici lo stanno isolando.
Il problema è che negli Stati Uniti il presidente ha una sua forza che dura 4 anni, è un sistema iper-presidenziale. E poi lui ha il Congresso dalla sua.

Insomma, bisogna dare una risposta altrettanto forte?
Un’Unione Europea forte politicamente deve gestire le emergenze dei migranti e della sicurezza. Un’Europa più politica deve costituire un Fbi europeo. Serve una gestione più efficace e strutturata dell’emergenza emigrazione, la difesa comune alle frontiere. La difesa comune va sviluppata, perché con l’America di Trump la collaborazione sarà molto diversa. Fortuna che oggi l’Onu ha una grande leadership. L’Ue ha più responsabilità, ma per questo deve avere più coraggio politico e più forza politica.

Continuare a chiedere sacrifici economici è fuori luogo?
Oggi la storia ci dimostra che il centro sta passando dall’economia alla politica. Finora hanno dominato economia e finanza. E non è un caso che la Germania sia cresciuta così tanto politicamente, perché economicamente dava le carte. La scelta della Brexit è di identità politica. Gli slogan delle due battaglie inglese e americana si incentrano sulla voglia di riprendere il controllo. Anche l’Europa ora deve giocare politicamente. E le elezioni francesi e tedesche saranno determinanti. La partita è tra sovranisti della destra contro gli europeisti.

In Italia il partito di governo è spaccato. E i populisti crescono.
Non entro nelle vicende del Pd. Ho ascoltato l’intervento molto efficace di Gentiloni. Sarà attorno all’asse tra Italia, Francia, Germania e Spagna che si giocherà il posizionamento dell’Europa. L’Italia è fondamentale. Penso che il nostro Paese abbia tutte le risorse per fare questo. La dimensione globale europea sarà molto più importante. Bisogna capire che su questo ci si giocherà tutto.

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