Letta: varie personalità adatte. Il ministro è una di queste

Intervista rilasciata da Enrico a Monica Guerzoni, pubblicata sul «Corriere della Sera» di mercoledì 4 agosto

La maggioranza è finita, Berlusconi salga al Quirinale e rassegni le dimissioni. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, apre a un nuovo governo e non esclude che a guidarlo possa essere Giulio Tremonti. Teorizza la rottura con Di Pietro e apre a un’alleanza con Pini e Casini.

Oggi la Camera vota sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. Giornata cruciale?

«L’astensione annunciata da Udc, finiani, Api e Mpa è una novità importante, destinata a cambiare gli equilibri. Rappresenta, per le opposizioni, un’interessante prospettiva di nuove alleanze e sancisce la fine della maggioranza. Se oggi gli astenuti e i favorevoli alla sfiducia saranno più dei contrari, il governo non potrà derubricare il voto a fatto tecnico».

Berlusconi dovrebbe salire al Quirinale?

«Secondo me sì. Si vota sulla fiducia, non su un singolo provvedimento. Un pezzo della maggioranza si è accordato con un pezzo dell’opposizione e dunque non saranno assenze casuali, ma un dato politico sancito da una riunione e da un annuncio. Se la fiducia a Caliendo starà sotto i 315 voti il premier deve capire che la sua maggioranza non c’è più. Il che comporta l’obbligo non giuridico, ma politico, delle dimissioni».

E se Berlusconi non si dimette?

«Il suo sarebbe come il governo di Leone o quello di Rumor, un esecutivo balneare per far passare ferragosto. Tanto più che Berlusconi non è ancora riuscito a nominare né il ministro dello Sviluppo né il presidente della Consob. Un vero scandalo, vista la crisi finanziaria».

Il Pd ha paura del voto e spera in un governo tecnico?

«Che noi abbiamo paura delle urne è una leggenda metropolitana. Sfatiamo un tabù : se vogliamo cambiare la legge elettorale è per evitare pasticci e ridare ai cittadini la possibilità di scegliersi il loro parlamentare».

E chi dovrebbe guidare il nuovo governo? Bersani ha aperto a Tremonti, anche se poi ha chiarito di non aver fatto nomi…

«Quello che ha detto Bersani è il caposaldo della nostra posizione. Ci sono tre questioni che il governo del dopo Berlusconi deve affrontare prima di tornare al voto. Riformare la legge elettorale, gestire la situazione finanziaria con attenzione alle aste dei titoli di Stato di questo autunno e dare una stretta sul fronte corruzione. E non penso a un governo che duri tre anni, ma nemmeno tre mesi».

Con Tremonti premier? Per Casini il Pd non potrebbe sottrarsi e D’Alema non ha chiuso.

«Ci sono varie personalità importanti che potrebbero svolgere il compito e Tremonti è sicuramente tra queste. Il Pd è disposto a sostenere un governo guidato da chi sia in grado di garantire quei tre punti e che non sia Berlusconi. La nostra apertura c’è. Non facciamo nomi, però è evidente che una personalità autorevole in grado di mettere insieme una maggioranza larga ci troverebbe al tavolo della discussione».

Prima però dovete scegliere. O con Di Pietro, o con Fini e Casini.

«Meglio immaginare una prospettiva col terzo polo che continuare a ragionare con Di Pietro, che un giorno sì e uno no critica e delegittima il Pd. Il fatto che critichi Fini, in questo passaggio, è la dimostrazione che sta con Berlusconi. Di Pietro ha il terrore di perdere la sua ragione di vita».

Esclude primarie tra Bersani e Vendola per la premiership?

«Non le escludo e Bersani è il nostro leader. Però un’alleanza tra noi, Di Pietro e Vendola è una prospettiva suicida di un Pd schiacciato a sinistra e non in grado di costruire un’alternativa credibile».

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