L’Europa e la fine del matrimonio tra Germania e Italia

Intervento di Enrico Letta pubblicato sul Corriere della Sera del 18 agosto 2017

de gasperi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non sarà che alle origini degli attuali squilibri europei vi è anche la fine, ormai evidente, del rapporto privilegiato, intenso e positivo, che legava Italia e Germania? Al cuore della Lectio degasperiana che sono chiamato oggi a tenere a Pieve Tesino nell’annuale celebrazione dell’anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi vi è proprio questa domanda. Quella relazione speciale è iniziata con De Gasperi e Adenauer. E l’Europa è stato l’orizzonte nel quale si è sviluppata. È stata una relazione proficua per l’Italia e per la Germania ma è stata fondamentale soprattutto per l’Europa. Grazie alla tensione europeista genuinamente federalista dei due Paesi si sono superati molti ostacoli che, negli anni, sovranismi e difficoltà nazionali han posto allo sviluppo dell’integrazione comunitaria. Ed è stato soprattutto un rapporto a due non esclusivo ma al costante servizio del comune disegno europeo. I due Paesi hanno a lungo lavorato politicamente insieme grazie soprattutto al rapporto speciale tra la Dc e la Cdu. Un rapporto che ha vissuto gli ultimi due momenti chiave negli anni 90. Il primo quando l’Italia e la Dc, dopo qualche dubbio iniziale di Andreotti — la famosa frase «amo tanto la Germania che ne preferisco due» — dettero con tempismo un appoggio politico decisivo alla scelta «accelerata» della riunificazione tedesca voluta da Kohl, a differenza di quanto fecero altri leader dc europei, come l’allora primo ministro olandese Lubbers. Il secondo quando Kohl, sulla base anche di un intenso rapporto di fiducia con Prodi e Ciampi, dette il via libera all’ingresso dell’Italia nell’Euro fin dalla prima fase, sulla base dell’assunto che non sarebbe potuta nascere la moneta comune europea senza l’Italia.

Oggi si deve avere l’onestà intellettuale e storica di constatare che quel rapporto politico così positivo e intenso non c’è più. Con la fine della Dc è venuto meno il rapporto politico privilegiato con la Cdu, che non è stato sostituito da nessun altro legame altrettanto proficuo. In secondo luogo la Germania, assumendo un ruolo sempre più dominante in Europa, ha finito per sottovalutare l’utilità di rapporti bilaterali, intensi e non solo formali, a partire da quello, storico, con la Francia. Eppure i tedeschi dovrebbero essere i primi a comprendere che l’Unione Europea in quanto tale non può prosperare con un unico Paese in posizione dominante. Qualche settimane fa una ricerca condotta da Chatham House ha chiarito, cifre alla mano, la differenza di percezione, nel continente, tra i popoli da una parte e le élite dall’altra, sul ruolo della Germania predominante in Europa. Negativo per i primi e positivo per le seconde. E per poter esser veramente utile all’Europa la Germania ha bisogno di relazioni bilaterali intense e genuine. Quella con l’Italia era utile per tutti, a partire dalla Germania stessa, e sarebbe utile ancor più oggi, come dimostra la vicenda delle migrazioni. Sia per la Germania che per l’Italia il tema è ed è stato dominante ed entrambi ci siamo sentiti isolati in Europa, i tedeschi nel 2015 di fronte all’afflusso di un milione di rifugiati siriani, noi oggi con i nuovi flussi dalla Libia. Far fronte comune per imporre al resto d’Europa un cambio di passo sul tema sarebbe un obbiettivo fondamentale.

Invece in Germania sembra essersi allentato da tempo l’interesse per un investimento di relazione politica sull’Italia e nel nostro mondo politico si è allo stesso tempo ormai sviluppato un discorso anti tedesco che in forme diverse vede protagonisti tutti i leader delle più grandi forze politiche italiane attuali. Alcune encomiabili iniziative per riannodare il dialogo esistono a livello culturale ed economico. I Presidenti della Repubblica, Napolitano prima e Mattarella ora, hanno con i loro omologhi Gauck e Steinmeier intessuto una relazione importante e lo stesso lavoro dei due attuali governi in carica è senz’altro positivo, ma sembrano essere tutte spinte contro corrente. E la corrente è chiaramente quella che porta politici tedeschi in cerca di voti ad ammiccare al caos strutturale italiano e politici italiani ad additare l’egemonia tedesca come causa dei nostri problemi per lo stesso obiettivo populista di un facile consenso basato sulla costruzione di un nemico esterno. La verità è che le vicende europee non andranno a soluzione spingendo l’Italia verso il caos politico o la Germania verso l’isolamento autosufficiente.

L’Europa ha semmai bisogno di riequilibrare la sua costruzione, troppo centrata su una dimensione monetaria priva di sufficienti basi economiche e politiche. Perché questo riequilibrio avvenga, la Germania deve uscire dal suo arroccamento sulle riforme europee per far sì che l’Euro diventi davvero sinonimo di crescita per tutti. E la recente pessima decisione della Corte Costituzionale tedesca contro la Bce dimostra quanto questo sia difficile. Per smuovere i tedeschi molto possono fare Italia e Francia se dimostreranno di saper gestire i loro conti pubblici con serietà, riducendo i rispettivi elevati tassi di debito pubblico. Questo, all’apparenza semplice, scambio tra i principali Paesi dell’area dell’Euro appare il cuore di tutto. Da tempo Mario Draghi insiste proprio su questa linea che altro non è che un moderno rilancio in Europa della coppia di storici valori comunitari della solidarietà e della responsabilità che solo uniti e in equilibrio possono funzionare. Come fecero De Gasperi e Adenauer all’inizio della storia comunitaria. Come bisognerebbe che accadesse oggi.

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