L’offensiva di Berlusconi può far saltare il governo

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Maria Zegarelli, pubblicata su l’Unità venerdì 9 marzo 2012

Siamo in una fase di pre-crisi della maggioranza, determinata dal pericoloso rientro in campo di Silvio Berlusconi». È allarmato Enrico Letta di fronte alle ultime frenetiche ore di guerriglia interna e esterna in corso nel Pdl. Messi da parte i toni moderati che spesso lo contraddistinguono, il vicesegretario Pd avverte la terza gamba della «maggioranza-non maggioranza»: meglio smetterla con i giochini, dice, altrimenti salta tutto.

Letta, una parte del Pdl è partita all’assalto del governo. Chiedono la sfiducia individuale al ministro Riccardi. Prove tecniche di spallata?

«Questa vicenda si presta a diverse interpretazioni: la prima è che lo spread è tornato sotto i 300 punti e quindi c’è chi pensa che si possa tornare a fare giochetti…».

Per dirla con Monti: è risalito lo spread tra i partiti?

«Diciamo che è calato il livello di responsabilità e risale l’idea che si possano rimettere in campo le solite logiche».

E torniamo alle interpretazioni. La seconda lettura?

«C’è un confronto interno al Pdl dovuto sostanzialmente al terremoto del ritorno di Berlusconi in campo. Ci vuole sempre molto rispetto quando si entra nei guai interni degli altri partiti, ma oggettivamente il rientro di Berlusconi nella scena politica è un elemento di grande preoccupazione. Inoltre, mi sembra sia iniziata la campagna elettorale, mancano 58 giorni, e il clima è già cambiato».

C’è il tentativo della scalata al Colle dietro il rientro di Berlusconi?

«Purtroppo temo di sì e il suo rientro in campo è la mina che può far saltare tutto, che sta terremotando il suo stesso partito e gli equilibri che si erano creati. È chiaro a tutti che “ABC” è possibile”BBC” no?».

Sta dicendo che Bersani-Berlusconi-Casini è uno schema improponibile?

«Il governo Monti è nato su presupposti precisi, l’equilibrio si regge su Alfano, Bersani e Casini. C’è bisogno quanto prima di un chiarimento, perché è necessario capire se il patto di novembre è rimasto tale oppure no».

Ma Nitto Palma è uomo vicino ad Alfano. Secondo alcuni dietro la raccolta di firme per la sfiducia a Riccardi ci sarebbe lo zampino dell’ex ministro.

«Mi stupirebbe molto. Credo che il Pdl scatenando questa offensiva nei confronti di un ministro come Riccardi – autorevole e rispettato, uno dei fiori all’occhiello di questo governo – compia un errore gravissimo. Ritirino quella mozione. Cosa avremmo dovuto fare noi? Una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Polillo per la vicenda sui precari della scuola? Non credo sia questo il metodo per andare avanti».

Ma Alfano, che voi ritenete un interlocutore affidabile, l’altro giorno ha disertato il vertice convocato da Monti.

«Davanti ad una vicenda come questa si deve subito mettere mano agli idranti, non possiamo sottovalutare quello che sta succedendo in queste ore. Il livello di fibrillazione è da pre-crisi, penso che l’unica soluzione sia un rapido vertice a quattro per rinnovare il patto politico».

E secondo lei il Pdl accetta di rinnovare il patto se questo implica toccare i nervi scoperti di Berlusconi, Rai e giustizia?

«Non credo ci sia altra strada. Non è necessario entrare nel merito dei provvedimenti che si dovranno adottare in seguito, quello che è fondamentale è rinsaldare le basi su cui poggia questo governo. Monti dovrebbe convocare un vertice con un’agenda globale degli interventi e ognuno in quella sede dovrebbe dire come la pensa».

Non crede che un chiarimento interno serva anche a voi del Pd? Con quale posizione ci arrivate, per esempio, alla riforma del lavoro?

«Noi siamo un partito che discute, a volte la discussione si scalda di più su alcuni argomenti, ma sul tema del lavoro credo che ci sia una convergenza di gran lunga maggiore di quello che sembra. Sono convinto che quando il governo arriverà a un’intesa con le parti sociali anche il Pd avrà una sua posizione chiara e unitaria. Il nostro partito sta dimostrando di essere più solido di tutti gli altri soggetti in campo: siamo impegnati nel sostegno all’azione di governo e contestualmente lavoriamo al nostro progetto in vista del 2013».

Come pensate di poter continuare il confronto e la mediazione con un Pdl che su Giustizia e informazione chiude le porte? Ci saranno conseguenze anche sulle riforme della Costituzione e della legge elettorale?

«Penso che sia fondamentale il vertice con Monti anche per trovarel’accordo su questo punto perché c’è il rischio che un eccesso di ambizione, nell’arrivare a una riforma costituzionale troppo ampia, sia fuori contesto rispetto alla fase che viviamo. Sarebbe meglio trovare un accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari e la legge elettorale, rinviando tutto il resto alla prossima legislatura altrimenti si rischia di non cambiare neanche la legge elettorale».

Ma anche la legge elettorale è una bella prova…

«L’ipotesi su cui stiamo lavorando, quella che io chiamo un Mattarellum modificato, dove il rapporto tra maggioritario e proporzionale non è 75 a 25, ma 50 a 50, può essere un buon punto di ricaduta. Partiamo da qui».?

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