Monti usi l’ ‘arma finale’, diritto di veto se il vertice non va

“Siamo qui per dare forza al presidente Monti in vista di giovedì. Potremmo fare di più. Dico a Frattini, facciamo uno sforzo presentando una mozione comune; non si capisce perché non si debba fare, noi ce l’abbiamo messa tutta”: lo ha detto Enrico Letta, nel dibattito alla Camera sulle mozioni di appoggio al governo in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno (leggi l’intervento completo).

“L’Italia non ha mai usato l’arma finale, quella del veto, del dire di no a decisioni che non piacciono”. Enrico Letta ricorda che nel dna del nostro Paese di fronte ai momenti difficili in Europa “siamo sempre stati convinti che l’Italia dovesse lavorare per mediare, ma ora temo e credo che siamo a un bivio cruciale” e allora, è il messaggio con il quale il vicesegretario Pd chiude il suo intervento nel dibattito alla Camera sulle mozioni, “non esiti, signor Presidente, se del caso, a usare questa arma finale”.

“Se non daremo ai cittadini europei segnali che c’è luce in fondo al tunnel, non esiti – ribadisce – a usarla e se lo farà non sarà da solo. Altri la seguiranno e, forse, anche i tedeschi capiranno”. Letta sottolinea che quella davanti all’Europa è “una crisi politica”, rivendica “il successo dell’euro” che “in 12 anni di vita ha creato 14 milioni e mezzo di posti di lavoro, mentre nello stesso periodo sono stati 8 negli Usa e 12 anni hanno dimostrato che l’Euro è stato un elemento di successo, non solo finanziario”.

Letta attacca Berlusconi ribadendo che “qualcuno ha detto, irresponsabilmente, che dovremmo uscire dall’Euro e lo è ancora di più perché questo arriva dal presidente del Consiglio che ci ha portato sino a qui”.

L’esponente Pd batte sul tema della crisi politica, prima ancora che finanziaria di un’Europa che “non riesce a decidere. Pensate se gli Usa dovessero decidere con le nostre stesse regole: vertici, annunci, aspettative, difficoltà a attuare le decisioni finalmente prese”.

“Noi non teniamo l’asticella alta apposta perché l’atleta Monti non riesca a saltarla”, assicura Letta che invita a tenere il punto anche sul fatto che “il vertice dica con forza che la Grecia deve restare nell’Euro”. Anche perché, è la nuova stoccata all’ex inquilino di Palazzo Chigi, “le scorrettezze sono cominciate nel 2003 con Francia e Germania che cominciarono a sforare con l’aiuto, interessato, dell’Italia”.

Il vicesegretario Pd, nel dibattito in Aula, avverte più volte del rischio di “scelte populiste” e sottolinea che “l’85% del Parlamento la sostiene ma insieme – dice ancora riferendosi a Monti, a sua volta nell’emiciclo di Montecitorio – questa percentuale rischia nei sondaggi di non arrivare al 50% “.

“Siamo – avverte – le prime classi dirigenti dal dopoguerra che non possono discutere su cosa dare ma dove e come togliere”. Per questo, torna a dire che “è fondamentale dare segnali che possano calmare i mercati”.

“Mai come in questo momento – prosegue – viene alla memoria una delle immagini che, per tante generazioni di europei, è stata forse l’immagine principale, ossia quella di due vecchi Presidenti, Mitterrand e Kohl, mano nella mano nel cimitero di Verdun. In quella frase ‘Mai più guerre tra di noi’ sta tutta l’idea forte dell’Europa che abbiamo costruito fino ad oggi. Ma oggi, signor Presidente, sappiamo anche che quel ‘Mai più guerre tra di noi’ non basta più, come non basta più quell’immagine di Verdun. Oggi c’è bisogno di dire con chiarezza – e di assumersi gli impegni – quali sono gli interessi e le scelte utili per il presente e per il futuro che abbiamo intenzione di fare, tutti insieme, per la nostra Europa”.

“Vogliamo – aggiunge – che il vertice Ue con forza dica che la Grecia deve rimanere nell’euro a tutti i costi” e che bisogna “dare certezze, dare fiducia, e dare lavoro con obiettivi chiari, che bisogna far partire gli eurobond. Cosa sarebbe stato di noi senza l’euro e l’Europa – ricorda -, economicamente è stato un successo, ma la crisi c’è ed è tutta politica” perché l’Europa è “un’area politica che non riesce a gestire la crisi del 2% della sua economia, perché la Grecia questo vale, dimostriamo di non saper gestire in modo serio questa crisi perché l’Europa non sa e non può decidere le sue regole. Ci sono stati 26 vertici europei, ogni volta un annuncio, ogni volta delusioni e difficoltà ad applicare le decisioni prese”.

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