Norma «Controesodo» per gli under 40 emigrati

Lettera di Enrico Letta e Maurizio Lupi, pubblicata sul «Corriere della Sera» di giovedì 27 maggio.

Winston Churchill diceva che “un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un’ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà”. Pessimisti o ottimisti? La vera sfida della politica, forse, è proprio questa. Soprattutto in un momento in cui i dati economici e gli studi statistici mostrano il persistere della crisi. Si è molto discusso, in questi anni, sulla necessità di non nascondersi la verità, di non coltivare false speranze. Ma essere ottimisti non significa limitarsi a sognare un futuro migliore. Essere ottimisti vuol dire anzitutto avere la ragionevole certezza che, anche nella condizione peggiore, esiste un punto da cui ripartire. Esiste un’opportunità da cogliere.

L’Italia e la sua storia ci insegnano che ciò è possibile. Nel secondo dopoguerra, con il Paese messo in ginocchio dal conflitto mondiale, la nostra società seppe rinascere proprio grazie alla creatività e alla forza di persone che divennero protagonisti del loro destino. Il capitale umano. Questa è stata ed è la nostra forza. Una forza che in tanti ci invidiano anche perché sempre più, oggi, è considerato un elemento fondamentale nel processo di sviluppo delle economie nazionali.

Per questo ciò che è accaduto martedì nell’aula di Montecitorio ha un significato particolare. Una prova di orgoglio e di responsabilità. Maggioranza e opposizione hanno infatti  votato insieme la norma ribattezzata «Controesodo», che incentiva i giovani under 40 emigrati all’estero a tornare in Italia. Un esempio concreto di come la politica non sia scontro e delegittimazione dell’avversario, ma anzitutto risposta ai bisogni concreti dei cittadini e servizio al bene comune. Un esempio di sussidiarietà intesa come la valorizzazione di ciò di bello e vero che esiste nella nostra società. E i giovani sono sicuramente un tassello importante nella costruzione dell’Italia del futuro. Quei giovani che troppo spesso abbandonano il Paese o rimangono in panchina, in attesa di un’opportunità che non arriva mai. Quei potenziali protagonisti di un riscatto nazionale che devono semplicemente essere messi nelle condizioni di dimostrare se e quanto valgono e di servire la propria comunità.

In questi due anni, con gli amici dell’Associazione TrecentoSessanta e dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, ne abbiamo incontrati molti. Il progetto Controesodo e la proposta approvata dalla Camera costituiscono la nostra prima risposta al loro bisogno, al loro desiderio.  È un modo per smentire quanti continuano a ripetere che in questo Paese le cose non possono cambiare. Noi invece diciamo che sì, possono cambiare. Basta saper cogliere le opportunità.

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