Ora un governo credibile per il Paese

Intervista rilasciata da Enrico a Alberto Gentili, pubblicata su Il Messaggero il 17 luglio 2011

Onorevole Letta, la manovra è stata approvata a tempo di record. Adesso?

“Berlusconi si deve dimettere. Punto. Questa è la naturale conseguenza della settimana che abbiamo alle spalle”.

Per il premier è “pura fantasia” l’ipotesi di un governo  tecnico: “Ho i numeri in Parlamento”, dice. Dunque?

“Dunque ci affidiamo al Capo dello Stato che, come ha dimostrato in questi giorni, è in grado con saggezza di indicare la strada. Starà a lui valutare, come dice la Costituzione, se c’è bisogno di un governo con una larga maggioranza in Parlamento che permetta al Paese di recuperare credibilità internazionale e di fermare l’assalto della speculazione finanziaria. Oppure se la strada è quella delle elezioni immediate. Il Pd è pronto a entrambe le evenienze”.

Dal Quirinale però filtra che non ci  sarà alcuna interferenza nella dialettica politica.

“Napolitano ha il compito di indicare il percorso del dopo dimissioni”.

E chi dovrebbe spingere il Premier a lasciare?

“Berlusconi sarà spinta dalla realtà, che lui purtroppo non frequenta spesso. Basta che giri in qualunque piazza o bar del Paese, che legga qualunque giornale internazionale, che ascolti le conversazioni private dei sui parlamentari, per rendersi conto che resta a Palazzo Chigi a dispetto di tutto e tutti. E che il suo restare lì è un danno pesante per l’Italia. I prossimi giorni saranno importanti: lotteremo per ottenere le sue dimissioni”.

Magari con l’aiuto della Lega, venerdì lei ha incontrato Maroni. È una sponda possibile?

“La Lega gioca una partita decisiva, lo si è già visto con il voto di venerdì in giunta sull’onorevole Papa. Voto che apre le porte all’arresto del deputato dl Pdl: una scelta importante, di discontinuità, su un tema delicato come la questione morale. Forse è il segnale che nel Carroccio sta prevalendo la consapevolezza che mentre Berlusconi sa di non avere un futuro in politica e quindi gioca le sue ultime carte, la Lega invece può ancora scegliere se restare legata al Cavaliere e affondare insieme a lui. Oppure puntare su un destino autonomo. Ai leghisti in queste ore abbiamo espresso pubblicamente e privatamente questi concetti”.

Al ministro leghista ha detto: “Quando facciamo un governo Maroni?” Era una battuta o faceva sul serio?

“Era una battuta, anche perché il Pd non potrebbe mai sostenere un governo di larghe intese con Maroni premier”.

E  con Monti com’è andata la sua esplorazione?

“Non spetta a me fare esplorazioni. Il tema è: c’è bisogno di un primo ministro che sia un personaggio terzo tra le parti. Sta al Capo dello Stato valutare qual è il profilo migliore per rassicurare i mercati”.

Nel Pd c’è malumore. Qualcuno dice: “Come spiegheremo ai nostri elettori che abbiamo favorito l’approvazione di una manovra iniqua?” Lei come lo spiega?

“Per il Pd questa settimana è stata fondamentale, abbiamo cominciato a entrare nel centro del gioco politico e quando si sta al centro del campo si hanno opportunità e si corrono grandi rischi”.

Cominciamo dai rischi.

“Beh, il rischio è quello che diceva lei: rischiamo di essere associati a tutte le cose negative di questa manovra. Ma è sbagliato: il governo il decreto lo avrebbe approvato comunque in un mese e noi, con il nostro ostruzionismo, saremmo stati accusati di aiutare la speculazione finanziaria”.

Invece avete aiutato a mettere i ticket.

“Quello è stato un colpo di mano, un’operazione spregiudicata: hanno messo i ticket all’ultimo momento, con malizia e scaltrezza, per caricare anche addosso a noi il costo politico e sociale di questa operazione. Invece la manovra è tutta loro.”

E le opportunità?

“Sono tante. Quella del Pd che, restando al centro del campo da gioco, punta a diventare un Country Party: il partito del Paese. Una forza politica che ha a cuore l’interesse generale, che è poi la ragione per cui nacque il Pd. Senza contare che se la manovra non fosse stata approvata in una settimana sarebbe stata un disastro e non sarebbe stata turata la falla. Ma è l’intera nave che non va, come dimostra l’aumento anche venerdì dello spread tra i nostri titoli e quelli tedeschi: il disastro si sta scaricando sulle future generazioni. Il costo di Berlusconi per il Paese è insostenibile, altri due anni così e arriviamo al default alla greca”.

Intanto arrivano ticket e tagli alle famiglie ma nessuno tocca la casta.

“Già e questa è la beffa. Abbiamo chiesto di colpire le pensioni dei parlamentari, la maggioranza ce l’ha negato per tentare di associarci alla logica di casta e  impunità. Il Pd non coltiva l’antipolitica, crede che la politica non debba essere solo per i ricchi, però dice no ai privilegi che esistono solo in Italia. Quando, tra qualche giorno, si dovrà approvare il bilancio della Camera riusciremo a tagliare i vitalizi degli onorevoli. Marcheremo la più netta separazione possibile: la casta sono loro, non noi”.

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