“Noi guarderemo la manovra. Se avrà come condizioni l’equità, il fatto che deve pagare chi non ha pagato in passato, se verrà accompagnata a misure per la crescita e alla riduzione dei costi della politica il PD la sosterrà”. Lo ha detto Enrico Letta intervistato a palazzo Montecitorio.
Quella di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione, – aggiunge, poi, Enrico Letta – modificando l’articolo 81, “è una scelta di grande lungimiranza che eviterà problemi ai nostri figli, evitando la formazione di debito pubblico in futuro”.
equità, costi politica e sviluppo, credo siano le priorità fondamentali
da Gloria R. il 29 novembre 2011 alle 17:16
MI piacerebbe che il Pd e anche lei On Letta, riguardo le pensioni, avesse le stesse posizioni dell’On Damiano. La base del partito è tutta con lui.
Se passa l’innalzamento degli anni di contribuzione per accedere alla pensione, come si legge sui giornali (41/43 e più anni )il partito perderò una valanga di voti
da alma il 30 novembre 2011 alle 10:02
Sono per una superpatrimoniale ma in questa fase non mi pare possibili coi veti del Pdl. Ma da qui al 2013 è lunga….
da Stefano Tassinari il 30 novembre 2011 alle 14:28
Poi una volta data la scossa credo che si debba discutere di un Piano B di uscita ordinata dall’Euro se le cose si mettono male. Meglio un’uscita ordinata che scappare a gambe levate. Non è il momento, capisco, ma arriverà il momento.
da Stefano Tassinari il 30 novembre 2011 alle 14:30
onorevole Letta
mi permetto di scriverle due righe in quanto non mi sembra che le indiscrezioni sulla manovra pensionistica coniughino bene la parola equità.
Lei afferma che voterà soltante manovre eque, quindi la manovra sulle pensioni non dovrebbe votarla!! Infatti se le indiscrezioni sulla riforma sono vere, costringeranno un lavoratore che ha quasi raggiunto i 40 anni di contributi ad allungare ulteriormente il tempo della pensione di un anno forse due o tre tenendo conto che già tre anni gli sono stati rubati con le manovre precedenti e forse quando arriverà ai 43 anni gliene saranno rubati altri tre.!! Forse per coniugare la parola equità sarebbe stato opportuno differenziare i lavoratori che raggiungono il diritto fra un mese e quelli che invece hanno diversi anni davanti a loro. Non le sembra? oppure come era nelle prime intenzioni del segretario Bersani dare un bonus a chi vuole rimandare la data del pensionamento ed invece aggiungerei una penalizzazione per quelli che vorranno andare in pensione a 40 anni di contributi versati.
Comunque grazie e buon lavoro.
da mauro il 30 novembre 2011 alle 20:59
La pensione può essere davvero un privilegio per pochi eletti. Dopo l’annuncio dello stop ai vitalizi dei parlamentari solo dalla prossima legislatura, un altro dato ha contribuito ad ampliare la differenza fra i cittadini ‘normali’ e i politici. Stando a quanto rivelato dal Corriere della Sera martedì 29 novembre, «ancora oggi sopravvive una giungla delle aliquote contributive, con i lavoratori dipendenti che pagano il 33% (due terzi a carico dell’azienda) e i deputati e senatori l’8,6%, passando per artigiani e commercianti con il 20-21% e alcune categorie di professionisti con il 10-13% (psicologi, architetti, avvocati). E restano in vigore età di pensionamento più basse della norma (65 anni per la vecchiaia e 60-61 anni per l’anzianità) a favore di alcune categorie, dalle Forze armate ai piloti, dai parlamentari ai conducenti di autobus, metropolitane e treni».
Insomma in teoria tutti siamo uguali, ma in pratica la situazione è ben diversa. Il dossier «privilegi pensionistici» è sul tavolo del presidente del Consiglio, Mario Monti, e del ministro del Lavoro Elsa Fornero, i quali sono chiamati a decidere se e come procedere a riguardo.
REGIONE SICILIA, IN PENSIONE A 45 ANNI. Ma per ora restano queste cifre e queste differenze: per esempio, spiega il Corriere, i dipendenti della Regione Sicilia possono ancora andare in pensione anticipata a 45 anni, basta che abbiano un parente infermo da assistere. Anche in questo caso è la Regione, a statuto speciale, che comanda. Il mezzo milione di pensioni liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d’età costa allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l’anno.
Inoltre restano quelle dei fondi speciali Inps: gli ex fondi Trasporti, Elettrici, Telefonici, Inpdai (dirigenti d’azienda) confluiti nel Fondo lavoratori dipendenti e i fondi Volo, Ferrovie, Clero ed ex Ipost (postelegrafonici).
DIFFERENZE SUI CONTRIBUTI. I privilegi esistono anche nel campo delle aliquote contributive, come sottolineato da Domenico Proietti, segretario confederale della Uil ed esperto di previdenza. La questione riguarda i lavoratori più anziani, che vanno in pensione col sistema di calcolo retributivo che frutta una pensione in rapporto alla retribuzione appunto: una persona che paga il 33% e un’altra che paga il 20% o anche meno, prendono entrambi il 2% della retribuzione per ogni anno di versamento. Il secondo lavoratore, conclude il Corriere, «riceve un regalo rispetto al primo. Ecco perché il ministro del Lavoro vorrebbe uniformare il più possibile le aliquote. E non solo per ragioni di equità ma anche per eliminare gli effetti distorsivi delle aliquote agevolate».
allora perchè monti non unifica tutte le aliquote subito? Sta tagliando le pensioni di chi paga di più!
Non ci siamo. Altrimenti restituisca ai lavoratori il 5% in busta paga e porti tutti al 27% con il 2% di rivalutazione uguale per tutti!? E le pensini siciliane quando le togliamo?!
da sara finzi il 2 dicembre 2011 alle 17:21
Egr. Dott.ri Letta Finocchiaro Franceschini Damiano
Scrivo a Voi in quanto vi ritengo tra le ultime persone SERIE e AFFIDABILI , del nostro parlamento .
Sono un ex lavoratore del settore privato ,SFORTUNATAMENTE sono nato nel maggio 1956 , non potento studiare ho iniziato a lavorare nel lontano 1972.
Nel settembre 2007 l azienda in cui lavoravo per riduzione del personale mi ha messo in mobilità ( lunga perché avevo piu di 50anni) che è finita a fine settembre 2010 , con 38 anni di contributi versati.
Ho cercato INVANO di ricollocarmi nel mondo del lavoro (quale azienda assumerebbe un cinquantacinquenne) .
Ho dato quindi fondo ai risparmi di una vita e sto pagando i CONTRIBUTI VOLONTARI , ed a fine settembre 2012 raggiungerò i fatidici 40 anni di contributi versati.
Se quel che vedo e sento sui vari media , verrà tolta la possibilità di andare in pensione con i 40 anni di contributi, e ci “concederete” la possibilità di ritirarci dai 62/63 anni , con che cosa manterrò la famiglia , e come potrò pagare i miei contributi essendo disoccupato
Spero che legga e non cestini questo mio messaggio e in una sua Cortese e gradita risposta ,
la saluto cordialmente.
Fabio Morandi
da FABIO MORANDI il 4 dicembre 2011 alle 13:31
Il marzo prossimo compio 60 anni.La ditta per cui lavoravo è fallita. Ho avuto l’accortezza di precederla andando in mobilità, la quale mi avrtebbe portato al diritto della pensione con 38 anni di contributi. E’ stata una decisione sofferta perchè in questi anni ho perso il 50% del mio stipendio, ma mi sono detto :-Farò il sacrificio di resistere per questi 3 anni poi mi ritiro in pensione.
Ma ora questa riforma mi penlizza ulteriormente, facendomi pagare 2 punti percentuale per vogni anno che mi separa dal nuovo limite di 42 anni di contributi di anzianità, perdendo così un ulteriore 8% sull’importo della mia pensione, e siccome sarà un’importo superiore al doppio del minimo, perderò anche gli adeguamenti al costo della vita.In termini monetari il tutto si tradurrà in poco più di 2.000 Euro per le casse dello stato, per tutto il resto della vita. Credo che per una categoria come quella dei MOBILITATI sia una cosa estremamente eccessiva, QUANDO ANCORA OGNI ANNO SI EVADE PER 130Miliardi di Euro!!!! AIUTATECI……
da POSANI GIORDANO il 7 dicembre 2011 alle 08:54
però per chi si trova in cassa integrazione o in mobilità la manovra dovrebbe lasciare inalterate le norme sul pensionamento, o almeno credo
da Barbara A. il 15 dicembre 2011 alle 14:18