Per l’Italia tante opportunità nel Sudest asiatico

Articolo di Enrico Letta e Valerio De Molli per Il Sole 24 Ore, 1 giugno 2017

asean tehaOggi il processo di integrazione che si sta realizzando con i Paesi Asean sta aprendo opportunità uniche. Questi Paesi, nel loro complesso, rappresentano la sesta economia più grande a livello mondiale e si prevede che diventeranno la quarta economia più grande entro il 2050. Sono il secondo più grande attrattore di Ide*, il terzo più grande bacino di popolazione e la quarta più grande regione esportatrice nel mondo. Le opportunità di scambio, partnership e investimenti produttivi per i player italiani non sono solo legate alle eccellenze tradizionali italiane, ma anche alle produzioni tecnologiche e innovative, in cui il nostro Paese è leader nel mondo. Per conseguire queste opportunità, tuttavia, la condivisione di esperienze e la conoscenza reciproca sono fondamentali. Questo è l’obiettivo del primo High level dialogue on Asean Italy economic relations, organizzato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con l’Associazione Italia-Asean – che si è tenuto il 15 e 16 maggio scorso a Giacarta: alimentare i rapporti tra i Paesi Asean e l’Italia, consentendo di sfruttare al meglio le reciproche possibilità di cooperazione.

Il progetto è stato realizzato con il coinvolgimento attivo del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, del ministero dello Sviluppo economico, dell’Ita e di Confindustria. È stato l’occasione per festeggiare il 50° anniversario della nascita dell’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico, fondata nel 1967.

Vi è un grande spazio nei prossimi anni perché si sviluppi una relazione privilegiata tra l’Unione europea e l’Asean. Tutto spinge in questa direzione. Entrambi questi mondi sono costituiti dall’incontro tra minoranze che si rispettano vicendevolmente e che vogliono cooperare. L’integrazione è la parola chiave sia per l’Unione europea che per l’Asean. Così come lo sviluppo basato sulla continua ricerca della sostenibilità. Accanto a sviluppo e sostenibilità l’altra parola che ricorre sempre nella filosofia dei due progetti di integrazione è la pace. Proprio questo concetto, fin dall’inizio centrale sia nella storia dell’integrazione europea che in quella dei Paesi del Sudest asiatico tra di loro, ha fatto da volano per i processi di allargamento che nei decenni hanno portato l’Europa dai sei fondatori ai 27/28 membri attuali e l’Asean da cinque ai dieci attuali. Infatti è ormai quasi scontato dire che la pace sia stato il più grande successo di settant’anni di integrazione europea cosi come rappresenta, a cinquant’anni esatti dalla fondazione dell’Asean un risultato fondamentale in un’area del mondo, l’Asia, in cui nazionalismi, tensioni e i conflitti sono ancora all’ordine del giorno. È una ottima sintesi quella che usa Kishore Mahbubani, Dean della prestigiosa Lee Kwan Yew School della National University of Singapore, nel titolo del suo ultimo libro, quando definisce il miracolo dell’Asean essere «catalizzatore di pace».

Grazie alle loro caratteristiche tipiche i Paesi dell’Asean, per dimensioni e modelli economici, rappresentano un naturale interlocutore per l’Europa intera ma soprattutto per l’Italia all’interno dell’Unione europea. Per questo il successo della prima edizione del High level dialogue di Jakarta deve spingere a raddoppiare gli sforzi per far crescere in Italia la conoscenza dell’Asean e dei suoi accordi interni di libero scambio. Una grande opportunità per il nostro Paese, i suoi distretti industriali e la sua naturale vocazione all’export. Una grande occasione per la naturale vocazione globale dell’Italia.

 

*IDE sta per Investimento Diretto Estero

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